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I vincoli collettivi della memoria personale

Il suo romanzo più famoso, “Gli anni” (2008), ha vinto numerosi riconoscimenti, compreso il Premio Strega europeo 2016

di Marco Onnembo

(Ipp)

3' di lettura

La scrittrice transalpina Annie Ernaux era tra i favoriti per la vittoria finale, ma non tanto quanto il suo connazionale Michel Houellebecq o Salman Rushdie. Ernaux, 82 anni, è stata premiata - come recita la motivazione dell'Accademia svedese - “per il coraggio e l'acutezza clinica con cui scopre le radici, gli allontanamenti e i vincoli collettivi della memoria personale“. L’autrice non ha mai nascosto di fare un uso “politico” della letteratura, affinché sia un atto capace di aprire “gli occhi alla disuguaglianza sociale” usando il linguaggio come un “coltello” per squarciare i veli dell'immaginazione.

Un ambiente proletario

Nata a Yvetot, una piccola città della Normandia, in Francia, il 1° settembre 1940, era figlia di due genitori negozianti.

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E' cresciuta, dunque, in un ambiente proletario che aspirava a diventare borghese. E questo avrà grande influenza sul suo modo di scrivere. Al suo attivo ha oltre 30 opere nelle quali ha sempre cercato di indagato in modo coerente – e da prospettive sempre originali – una vita segnata da forti disparità di genere, lingua e classe.

Per esempio, nell'opera “L'occupation” del 2002, la vincitrice ha analizzato la mitologia sociale dell'amore romantico. Sulla base di appunti in un diario, in cui racconta l'abbandono da parte dell'amante, confessa e attacca un'immagine di sé costruita su stereotipi e la scrittura diventa così un'arma affilata per sezionare la verità. I suoi testi sono pregni di temi forti, quali la disparità di genere, di lingue e di classe sociale.

Stile classico

Nonostante il suo stile classico, Ernaux si dichiara “etnologa di se stessa” piuttosto che una scrittrice di narrativa. La sua prima opera “Gli armadi vuoti” del 1974 fa parte di una trilogia di romanzi autobiografici che comprende anche “Ce qu’ils disent ou rien” 1977 e “La donna gelata” del 1981. Tra i temi affrontati in queste tre opere, rispettivamente, l’aborto, la solitudine e la monotonia del matrimonio incarnando lo stereotipo della casalinga perfetta negli anni sessanta nella sua terza opera.

“Gli anni”

Nei lavori successivi si allontana dal genere autobiografico alternando diversi stili, dalla prosa narrativa alla diaristica passando per l’etnografica. Il suo romanzo più famoso, “Gli anni” (2008), ha vinto numerosi riconoscimenti, compreso il Premio Strega europeo 2016.

Alla sua opera è ispirato il film “Gli anni” di Sara Fgaier. Come ogni anno, erano tanti i favoriti alla vittoria del Premio Nobel per la Letteratura 2022. Se è vero che a parlare è la storia di un autore o un’autrice e l’impatto culturale che ha globalmente o in un’area specifica è normale che da anni circolino sempre gli stessi nomi, con qualche nuovo ingresso che cerca di farsi spazio. Quest’anno, per esempio, il nome di Michel Houellebecq si era fatto ancora più spazio giungendo addirittura in testa alla classifica di alcuni scommettitori, così come era salito in alto il nome di Salman Rushdie, lo scrittore aggredito lo scorso agosto mentre teneva una conferenza a New York e su cui pende una fatwa. Tra i nomi più accreditati per la vittoria finale c’erano anche quello della poetessa e saggista Anne Carson, a cui possiamo aggiungere tranquillamente quelli dello scrittore kenyota Ngugi wa Thiong’o, del giapponese Haruki Murakami, del poeta siriano Adonis, o dello scrittore francese di origine cecoslovacca Milan Kundera e gli americani Thomas Pynchon e Don De Lillo.

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