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I vini francesi sono davvero più buoni dei nostri?

Franciacorta, Trento Doc e Alta Langa sono spumanti migliori di molti champagne, ad esempio

di Cristiana Lauro

3' di lettura

Di questi tempi, il racconto e la valorizzazione dei prodotti italiani è sempre più di vitale importanza. La nostra capacità di riconoscerne qualità, varietà e pregevoli differenze dovrebbe indurci a consumare e difendere – non a parole ma nei fatti – il made in Italy.
Oggi più che mai occorre proteggere il nostro patrimonio enogastronomico interno (che per assurdo è il più stimato a livello internazionale), anteponendolo a scelte modaiole un po' eccentriche, derivate da manie esterofile dilaganti poco sensate e, oltretutto, convenienti in misura modesta.

Per quale ragione sempre più spesso nelle nostre carte dei vini – principalmente quelle dei consumi alla mescita e nei wine bar – si dà più rilevanza alle etichette francesi che a quelle italiane? Perché molti locali, soprattutto a Milano, propongono più Champagne che spumanti Metodo Classico? Grossomodo la zona della Franciacorta dista da Milano quanto la Champagne da Parigi, quindi potrebbe essere considerata la nostra Champagne ma così non è. Non viene percepita come tale. Di fatto continua a crescere la proposta di piccoli produttori di Champagne, a prezzi abbastanza contenuti, quando in diverse zone come l'Alta Langa, il Trento Doc, la Franciacorta, appunto (solo per fare alcuni esempi) si trovano spumanti Metodo Classico di tutto rispetto. Anzi, spesso a parità di prezzo sono molto più buoni.Un discorso analogo vale per i bianchi e i rossi di Borgogna “a buon mercato”, oramai importati un po' ovunque in Italia, soprattutto se provenienti da piccoli produttori raccontati con la storiella che “quello è cugino di quell'altro molto più noto”.

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E quando un vino italiano viene proposto in carta sopra i cinquanta euro, il pensiero di molti si riduce al concetto approssimativo che su quella fascia tanto valga bere francese.Ecco, si tratta di un ragionamento sbagliato: perché per bere grandi bottiglie di Borgogna, quelle buone per davvero – che sono una piccola produzione – bisogna essere pronti a una spesa importante. Insomma, in molti pensano superficialmente che i vini francesi siano migliori dei nostri ma non è sempre vero.Occorre informazione e, chi informa, dovrebbe assumersi alcune responsabilità prima di celebrare etichette che in molti casi nell'ultimo anno hanno rialzato i listini con percentuali superiori al 20%, rincari che su quelle italiane nessuno è disposto ad accettare.

Aggiungo una verità un po' scomoda: i grandi vini francesi possono permetterseli in pochi e non sempre valgono il prezzo al quale vengono proposti. I vari Bordeaux, Borgogna o Champagne e soprattutto i Grand Cru sono ad uso e consumo di un'élite, non di certo alla portata di tutti. A dire il vero, in generale, le grandi bottiglie sono sempre più destinate al consumo per pochi. In Francia e soprattutto a Parigi, i vini di fascia bassa finiscono nelle mescite dei “Bar à Vin”, mica sulle carte dei vini del vasto numero di ristoranti stellati che la guida Michelin riconosce nel suo territorio di origine! Evidentemente non sono ritenuti all'altezza.

In generale oggi se si vogliono acquistare all'asporto vini internazionali spendendo meno di venti euro, si rischia la standardizzazione del nuovo mondo. Oppure, come dicevo prima, prodotti dimenticabili – perché onestamente troppo semplici – se si guarda alla Francia. In Italia, al contrario, si possono bere ottime bottiglie che hanno uno schema di valore incredibile e non soltanto nelle zone blasonate.

In conclusione, resta comunque una nota amara: il vino buono sta dimostrando di essere sempre più elitario, destinato a poche persone che non è nemmeno detto siano in grado di capirlo.

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