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I violini dell’Inter e le nozze con i fichi secchi del Milan

Il post derby ci regala due squadre in direzione opposta. Pe l'Inter di Antonio Conte, in testa a punteggio pieno, ormai è tutto un concerto di violini. Per il Milan di Giampaolo, invece tira aria di tempesta

di Dario Ceccarelli


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2' di lettura

Mai dire mai con gli ultrà. Ritornano sempre, come quelle piante infestanti che le tagli da una parte ma ricrescono dall'altra. Allo Stadium, in Juventus-Verona, per la prima volta senza i capi ultrà, finiti in galera per l'inchiesta “Last Banner”, sabato era filato tutto liscio. Con gli steward finalmente nelle curve a mantenere l'ordine. Un po' meno al derby Milan-Inter dove, sempre in curva, di steward non se n'è visto uno. Ma siamo tanto sicuri che la situazione delle curve a San Siro sia migliore che a Torino?

Ma il peggio è avvenuto a Firenze dove la partita con l'Atalanta è stata fermata per diversi minuti dall'arbitro Orsato a casa dei cori razzisti contro Dalbert.

«In Italia la situazione è grave, e non migliora», ha detto senza mezzi termini il presidente della Fifa Gianni Infantino. Sentirselo dire, dall'esterno, fa ancora più male. Perché noi siamo così abituati ai teppisti nello stadio, e alle loro prepotenze, che ormai non ci stupiamo più di nulla. Dicono che fanno coreografia, colore. Bene continuano a divertirci.

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Per stare su cose più amene, il post derby ci regala due squadre in direzione opposta. Pe l'Inter di Antonio Conte, in testa a punteggio pieno, ormai è tutto un concerto di violini. Sirene suadenti parlano già di una squadra in volo verso futuri trionfi. Perfino le liti interne (come quella tra Lukaku e Brozovic) vengono inquadrate come un segnale di sana vitalità. Calma e gesso, dicevano i saggi. Per il Milan di Giampaolo, invece tira aria di tempesta con facce da funerale, come quella del tecnico, già messo in discussione dopo quattro partite. Al Milan ormai è la regola. Si pretendono schemi rivoluzionari, divertimento e cotillon ma la qualità complessiva è scarsa. Nozze coi fichi secchi. E Giampaolo, con tutto il rispetto, non è Guardiola. E nemmeno Ancelotti, oggi il miglior allenatore su piazza. Il suo Napoli prima strapazza il Liverpool e poi si beve come acqua fresca il Lecce (4-1)cambiando ben otto giocatori. Tanto di cappello ad Ancelotti. Che in più non se la tira. Ma dove lo si trova un altro allenatore così?

Chiudiamo con la Ferrari. Ancora sugli scudi. Questa volta a Singapore fa una brillante doppietta che lascia il segno. Solo che Il principino Leclerc, dopo i due successi consecutivi, deve lasciare il gradino più alto a Sebastian Vettel, resuscitato dopo il fiasco di Monza. Il monegasco l'ha presa male perchè la strategia del muretto al pit stop ha favorito il tedesco. Forse un poi di umiltà, al Principino, gli farebbe bene.

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