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I visti per il Regno Unito innescano la fuga di capitali da Hong Kong

Londra conferma la “finestra” per i cittadini dell’ex colonia con passaporto “overseas”ante 1997, e gli asset finanziari sono primi a partire

di Rita Fatiguso

2' di lettura

Londra non demorde e, nonostante le minacce di ritorsioni da parte di Pechino, ha aperto il canale preferenziale per chi ha un passaporto di Hong Kong “overseas” rilasciato dall’ex colonia prima del 1997 e voglia trasferirsi nel Regno Unito per vivere e lavorare, con la possibilità dopo cinque anni di acquisire la cittadinanza britannica. Dal 23 febbraio parte anche la procedura online. La mossa di Londra trascina con sè almeno 36 miliardi di dollari di perdite per l’hub finanziario.

Il grande trasloco

Si calcola che almeno 3 milioni abbiano diritto a usufruire di una possibilità che, per il momento, sembra difficile da realizzare massicciamente; il virus sta colpendo Hong Kong e la Gran Bretagna e i voli tra i due Paesi sono interrotti. I potenziali utilizzatori potrebbero essere in realtà 300mila. In molti, inoltre, a causa delle tensioni sul fronte dei rapporti con Pechino aspettano la procedura online piuttosto che mettersi in coda agli uffici delle autorità consolari.

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Ma chi davvero ha preso la decisione di lasciare Hong Kong ha già venduto casa, beni e trasferito asset finanziari in un flusso di capitali quantificato almeno in 36 miliardi di dollari. Viste anche le prospettive incerte della Gran Bretagna ha messo al riparo ciò che aveva a Hong Kong, in vista del trasloco.

Quanto alla possibilità di rientrare a Hong Kong, va detto che i passaporti overseas sono validi solo all’estero e per i Paesi che lo riconoscono, chi emigra potrà comunque rientrare nell’ex colonia con la semplice carta di identità.

La precisazione va fatta perchè Pechino ha dichiarato di non riconoscere i passaporti rilasciati prima dell’handover, ma aveva chiesto alla Gran Bretagna di non garantire questa via di fuga ai cittadini di Hong Kong. Richiesta disattesa.

Gennaio in calo per l’economia di Pechino

Su altri fronti per Pechino il mese di febbraio non si apre sotto i migliori auspici.

Non inizia sotto i migliori auspici il 2021 dell’economia cinese. Dall'inizio del 2021, con il rimbalzo dell'epidemia in Hebei, Heilongjiang, Jilin e in altre province, l'espansione dell'industria manifatturiera ha continuato a rallentare.

L'indice Caixin China Manufacturing Purchasing Managers Index (PMI) di gennaio ha registrato 51,5, 1,5 punti percentuali inferiore a quello di dicembre del 2020.

Il PMI è diminuito per due mesi consecutivi ed è stato il più basso da luglio 2020.

Il rimbalzo dell'epidemia ha causato un calo del PMI manifatturiero molto più che stagionale, lo slancio della ripresa economica si è indebolito e così il nuovo indice degli ordini di esportazione dell'industria manifatturiera cinese.

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