L’impatto del coronavirus

Iata: a rischio 25 milioni di posti a causa del crollo traffico aereo

Stima basata sull’ipotesi che le restrizioni ai viaggi durino tre mesi. Impatto anche sui settori viaggi, turismo, alberghi

di Gianni Dragoni

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(REUTERS)

Stima basata sull’ipotesi che le restrizioni ai viaggi durino tre mesi. Impatto anche sui settori viaggi, turismo, alberghi


3' di lettura

Sono a rischio 25 milioni di posti di lavoro nel mondo a causa del crollo del traffico aereo provocato dal Coronavirus. La perdita di posti non riguarda solo le compagnie, ma anche le attività che dipendono dal trasporto aereo, in particolare viaggi, turismo, alberghi. La stima è della Iata, l’associazione mondiale del trasporto aereo che ogni settimana diffonde da Ginevra una sorta di bollettino di guerra con le «vittime» della pandemia.

Crollo del traffico del 70%
La stima del rischio di perdita di 25 milioni di posti di lavoro è basata sull’ipotesi che ci siano «severe restrizioni ai viaggi per tre mesi». «Siamo di fronte a una situazione mai vista prima. Siamo alla terza settimana di crollo del traffico aereo globale», ha detto Alexandre de Juniac, direttore generale Iata. Il secondo trimestre di quest’anno, appena cominciato, è quello che vedrà il crollo maggiore del traffico, è previsto -70% dei voli a livello mondiale nel punto peggiore. «L’Europa è la regione più colpita con un crollo del 90% dei voli».

Perdite per 39 miliardi di dollari
Le compagnie di tutto il mondo, secondo le stime Iata, in questo trimestre bruceranno 61 miliardi di dollari di cassa e avranno una perdita netta aggregata di 39 miliardi di dollari. Una voragine sufficiente ad assorbire quella che era la stima dei profitti per l’intero 2020, fatta in dicembre, prima dell’esplosione della pandemia, pari a 29,3 miliardi di dollari. Quest’anno il settore chiuderà in rosso.

L’aviazione crea 65,5 milioni di posti con l’indotto
La Iata dice che l’aviazione commerciale dà lavoro a 2,7 milioni di persone in tutto il mondo. Questi sono gli occupati diretti. Ma i posti di lavoro che dipendono dal trasporto aereo, secondo la Iata, sono molti di più, 65,5 milioni in tutto il mondo. «Ogni posto di lavoro diretto ne crea altri 24 in tutta l’economia», ha osservato il capo economista dell’associazione dei vettori, Brian Pearce. Pertanto secondo queste stime sarebbero a rischio il 38% dei posti che dipendono dal trasporto aereo.

In Europa 5,6 milioni di posti a rischio
A livello regionale, la Iata divide così il rischio di scomparsa di posti di lavoro: 11,2 milioni nell’Asia-Pacifico; 5,6 milioni in Europa; 2,9 milioni in America Latina; 2 milioni in Nord America; 2 milioni in Africa; 900mila nel Medio Oriente. Non è stato invece fornito un dato preciso sui posti che potrebbero saltare nelle compagnie. La Iata ha affermato che un terzo dei dipendenti delle compagnie è stato licenziato o ha perso il lavoro.

Rischio di fallimenti
«Se prosegue l’attuale situazione di carenza di liquidità e non ci saranno aiuti pubblici molte compagnie falliranno o saranno assorbite da altre», ha detto de Juniac. La Iata ha già stimato una diminuzione dei ricavi di 252 miliardi di dollari per tutto quest’anno rispetto al 2019 (-44%). Solo in Europa è previsto un calo dei ricavi di 76 miliardi di dollari.

Le compagnie hanno bisogno di 200 miliardi di aiuti
«Apprezziamo gli impegni che i governi hanno assunto per sostenere l’aviazione, ma bisogna fare di più», ha sottolineato il d.g. della Iata. «Abbiamo bisogno di soldi con urgenza. Molte compagnie hanno cominciato quest’anno con solo due mesi di liquidità e, a causa del crollo dei ricavi, il tempo sta per scadere. Servono 200 miliardi di dollari di aiuti, sono possibili in varie forme: iniezioni dirette di denaro, prestiti agevolati, garanzie sui prestiti, agevolazioni fiscali. Ma qualsiasi cosa si voglia fare va fatto adesso».

Si vola solo in Cina e Stati Uniti
De Juniac ha detto che «il traffico aereo internazionale è praticamente scomparso. Ci sono solo i voli di rimpatrio che sono una specie di servizio pubblico fatto dalle compagnie per il proprio paese. C’è ancora una certa attività nel mercato interno degli Stati Uniti e nel mercato domestico in Cina. I voli internazionali in Cina sono solo quelli di compagnie cinesi autorizzate dal loro governo. La ripresa in Cina è molto lenta, i voli cancellati sono il 55% del totale, il coefficiente di occupazione dei posti sugli aerei è circa il 50%».

Per approfondire:
Aerei, Iata chiede aiuti pubblici per le compagnie per 200 miliardi
Bilancio, debito, aiuti di Stato: come cambia l'Europa al tempo del virus

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