il finanziere amico di trump

Icahn, vendute le azioni sull’acciaio per 31 milioni di dollari prima dell’annuncio dei dazi

di Riccardo Barlaam

Reuters

3' di lettura

Un uomo che ha vissuto da dentro, da protagonista, la storia degli ultimi 60 anni di Wall Street e delle principali società americane. Il suo successo , il suo modo di fare senza scrupoli, nell'ombra, affamato di affari come un cacciatore della sua preda, ha ispirato il personaggio di Gordon Gekko, da cui è stato tratto il celebre film hollywoodiano nel 1987 sulla “dura vita” del corporate raider, dal 27esimo piano di un grattacielo con vista su Central Park. Anche adesso, nonostante abbia passato da un pezzo la soglia degli ottant'anni, non ha perso il “vizio”.

L'ultimo business del cacciatore Carl C. Icahn, classe 1936, è avvenuto grazie alla storia dei dazi sull’acciaio e l’alluminio annunciati qualche settimane fa, inaspettatamente dal suo amico Donald Trump a suon di tweet: «Le nostre industrie di acciaio e alluminio sono state decimate da decenni di scambi ingiusti e cattive politiche. Non abbiamo paura di scatenare una guerra commerciale».

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La maxi vendita di azioni sull'acciaio
Il 12 febbraio scorso, un lunedì, Ichan ha venduto un milione di azioni della Manitowoc Company, “leader a livello globale nella produzione di gru e sistemi di sollevamento”, come si legge sul sito dell'azienda. Una società fortemente dipendente dalle forniture di acciaio. Un milione di azioni Manitowoc, secondo la quotazione di quel giorno, equivalgono a un controvalore di 31,3 milioni di dollari. La vendita è avvenuta pochi giorni prima dell'annuncio da parte della Casa Bianca dell'intenzione di introdurre dazi sulle importazioni di acciaio. Come risulta dai documenti che Ichan ha dovuto presentare il 26 febbraio alla Sec, in ragione del grande volume di titoli scambiati e in ragione del fatto che deteneva oltre il 5% del capitale della società, percentuale per cui è previsto un obbligo di comunicazione.

Sostenitore della prima ora
Il finanziere miliardario ha sostenuto sin da subito la discesa in campo del suo amico e alleato Donald Trump. In tempi non sospetti. Quando pochi, anche tra i repubblicani, ci credevano. Così, una volta vinte le elezioni, è stato nominato Consigliere speciale del presidente per le questioni economiche. Incarico che Ichan ha conservato fino all'agosto dello scorso anno. Quando si dimise da un giorno all'altro, in seguito a un'inchiesta del “New Yorker” che evidenziava tutti i potenziali conflitti di interesse dello “special adviser” pappa e ciccia con il presidente. E di come utilizzava le informazioni in suo possesso per difendere i suoi investimenti.

Consigliere speciale
Non dovrebbe essere più così. Formalmente Ichan si è dimesso da consigliere e lavora per la sua fondazione dal grattacielo vista Central Park. Ma continua ad essere molto vicino a Trump. Tanto che qualcuno ipotizza addirittura che possa avere lui stesso suggerito la levata degli scudi protezionistica partita nelle scorse settimane dalla Casa Bianca. Difficile dire se sia davvero così. Lui dice a chi lo intervista che è contro le regole per chi fa affari e contro i dazi. Tuttavia è quantomeno strana la coincidenza della maxi vendita di azioni. Le date parlano.

L'annuncio dei dazi e il crollo dei titoli
Il 16 febbraio, un venerdì, ultima seduta settimanale per Wall Street, quattro giorni dopo la maxi vendita di titoli di Ichan della Manitowoc, il segretario al Commercio Wilbur Ross diffonde il Rapporto sul commercio nel quale viene annunciata l'intenzione da parte dell'amministrazione di introdurre dei dazi del 25% sulle importazioni di acciaio e del 10% sull'import di alluminio. L'annuncio scuote i mercati. I titoli delle società legate a queste materie prime sono quelli che soffrono di più. Le azioni Manitowoc crollano: perdono in poche ore oltre il 6% del loro valore. Reuters attribuisce lo scivolone al fatto che l'azienda è «tra i maggiori utilizzatori di acciaio».

Finanziere preveggente
Durante la giornata i titoli perdono un ulteriore 6% e vengono scambiati a 26 dollari. Ichan, pochi giorni prima ha venduto a 34 dollari. E prima di allora, sempre dai tabulati della Sec, risulta che Ichan non aveva mai venduto alcuna azione Manitowoc da oltre tre anni: l'ultima operazione su quel titolo da parte del finanziere era stata effettuata il 17 gennaio del 2015. Né il portavoce di Ichan e né tantomeno la Casa Bianca hanno voluto rispondere a una richiesta di commento da parte dei media , su questa operazione del finanziere capace di prevedere il futuro.

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