Credito cooperativo

Iccrea ridisegna il business: più servizi e fondi a Pmi e famiglie

di Laura Serafini


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4' di lettura

Più credito tagliato sulla misura della piccola impresa del territorio e della famiglia, ma anche un approccio più attento alle esigenze del cliente per fornire nuovi servizi, a partire dal risparmio gestito fino a una maggiore gamma delle coperture assicurative. Iccrea, primo gruppo del credito operativo italiano per dimensioni (quarto gruppo bancario in Italia) avvia in questi giorni il processo per riscrivere il piano industriale, un percorso condiviso con le 140 Bcc aderenti e che sarà completato entro l’inizio del prossimo anno. L’obiettivo, voluto da nuovo direttore generale nominato nel giugno scorso, Mauro Pastore, sostenuto dal nuovo board eletto dall’assemblea, è quello di dare vita a un documento di programmazione più aderente alle potenzialità e ai numeri del gruppo e più vicino al territorio. Un approccio differente rispetto a quello impostato nel piano presentato dalla precedente gestione appena un mese dopo che il gruppo del credito cooperativo era diventato operativo. Ora che la nuova capogruppo Iccrea è nel pieno dei suoi poteri - con un modello bancario che nasce per la prima volta in Italia e in Europa - intende esprimere un indirizzo diverso. «Siamo convinti che le economie dei territori abbiano bisogno di una banca che riesca a individuare valori veri che ci sono principalmente in piccole imprese e famiglie, perché per le grandi imprese esistono già istituzioni bancarie tradizionali capaci di servirle - osserva Pastore -. Le piccole banche del territorio sono in grado di svolgere questo ruolo, anche se oggi con le regole che impongono stringenti requisiti patrimoniali, la competizione, la sfida online che arriva del Fintech e dai Big Tech, esse hanno bisogno di essere inserite in una rete più forte per restare sul mercato in condizioni efficienti. Il gruppo è in grado di fornire il supporto sia dal punto patrimoniale, che del know how, degli strumenti più innovativi e dell’analisi dei dati. In questo modo il credito può tornare a essere un fattore sano in grado di sostenere l’economia».

La scelta per guidare il gruppo è caduta su Pastore in virtù della sua lunga esperienza alla guida della Bcc di Roma, la più grande del credito cooperativo nazionale. Al vertice del gruppo bancario romano (oggi presente in 4 regioni, 400 mila clienti e 30 mila soci) è arrivato come vice direttore generale nel 2004, per poi diventare direttore generale nel 2010. La Bcc di Roma è considerata un modello di successo. Il sistema ha voluto scegliere un manager proveniente dal quel mondo proprio perché lo conosce bene. «Se si pensa soltanto a un modello di banca che deve garantire solo redditività e dividendi agli azionisti, allora potrebbe andare bene una figura professionale diversa e modelli di business diversi. Essere soltanto profittevole, però, non vuol dire garantire lo sviluppo e la salvaguardia del territorio» chiosa Pastore.

Le sfide che aspettano il banchiere romano sono molteplici: l’interlocutore da convincere è rappresentato dalla Banca centrale europea. Alla vigilanza europea dovrà essere presentato un nuovo modello di business che non replichi pedissequamente nei numeri le percentuali proposte dalle banche che devono remunerare gli azionisti. «Spesso di parla del credito cooperativo come un segmento del comparto bancario rimasto inefficiente - osserva il banchiere -. È vero che ci sono margini per migliorare e un ruolo importante potrà averlo il gruppo centralizzando una serie di funzioni che sono in sovrapposizione nelle varie Bcc. Ma è anche vero che il cost income (rapporto costi operativi e margine di intermediazione, ndr) del nostro gruppo, pari al 73% contro una media del settore del 65%, è dovuto alla presenza di molte filiali e a un modello labour intensive proprio per essere vicini al territorio».

Valore che la nuova gestione di Iccrea vuole salvaguardare. «Una banca deve fare utili per garantire nuovi impieghi, coprire i rischi e le necessità patrimoniali, per ampliare le attività - spiega Pastore -. Ma se uno guarda al modello della banca spa, che deve remunerare gli azionisti, vede che rispetto a un Roe (return on equity, rapporto tra reddito netto annuo e mezzi propri, ndr) del 10% medio, circa il 5-6% annuo viene distribuito ai soci sotto forma di dividendi. Il credito cooperativo non ha questa necessità: noi dobbiamo fare utili in una misura tale da assicurare la crescita del patrimonio per presidiare i rischi, non per remunerare gli azionisti. Per questo motivo ritengo che sarebbe un buon risultato poter arrivare a indicare nel piano industriale un Roe che parta dal 3% nel 2020 per arrivare al 2023 (il piano potrebbe essere quadriennale) al 4,5 per cento».

Il segreto del successo di Pastore, classe 1965, nella sua esperienza alla Bcc di Roma è stata la capacità di capire questo mondo senza lasciarsi coinvolgere dalle dinamiche eventualmente negative legate alla vicinanza sul territorio. «Il credito cooperativo funziona se è sano e se le scelte sono fatte nell’interesse della banca - chiosa - anche se l’esperienza mi ha insegnato che si può vincere in due. Non è detto che capire l’esigenza del cliente significhi necessariamente fare il danno della banca».

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