ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’indagine Fpa

IcityRank, Firenze si conferma la città più digitale d’Italia e cresce il divario al Sud

Nell’indagine di Fpa sui centri urbani più digitali svetta chi già negli anni passati ha ottenuto i migliori risultati. Primeggiano le grandi città del Nord, ma con alcune eccezioni

di Michela Finizio

(Adobe Stock)

4' di lettura

Continua la trasformazione digitale delle città italiane: Firenze, Milano e Bologna, che già negli anni passati avevano ottenuto i migliori risultati, si confermano in testa alla classifica di ICity Rank 2021 sui Comuni più digitali d’Italia, seguiti da Roma Capitale, Modena, Bergamo, Torino, Trento, Cagliari e Parma. Ai primi posti, quindi, il Nord e le grandi città, ma con alcune eccezioni.

Le grandi città in testa

L’esperienza della pandemia nel 2020 ha spinto la trasformazione digitale delle città italiane in modo generalizzato, ma sono le amministrazioni che già negli anni passati avevano avviato radicali processi di innovazione a mostrare oggi i risultati migliori. Nel 2021 Firenze si conferma per il secondo anno consecutivo il capoluogo più digitale d’Italia, potendo vantare risultati di eccellenza soprattutto nel campo degli open data, del wifi, di Iot e tecnologie di rete e delle app municipali, dove ottiene il massimo dei voti. Milano è seconda con un punteggio di 878, evidenziando punti di forza in particolare negli open data, nei servizi online, e nell’indice di “apertura”. Bologna è terza con 854 punti, grazie soprattutto ai risultati nei social e nell’Iot e tecnologie di rete. Alle spalle, troviamo comunque un gruppo di città con valori molto vicini alle prime tre: i capoluoghi metropolitani Roma Capitale e Torino affiancati da città intermedie come Modena e Bergamo, sempre più protagoniste di processi di innovazione a 360 gradi.

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LE CLASSIFICHE

L’Icity rank 2021 e le otto mappe della digitalizzazione dei Comuni Italiani in base al quale è calcolato

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L’indagine sulla digitalizzazione delle città italiane, che ogni anno viene utilizzata anche come parametro della Qualità della vita del Sole 24 Ore, viene elaborata sempre da Fpa, società del gruppo Digital360. La ricerca valuta il posizionamento dei comuni capoluogo nell’indice di trasformazione digitale, ottenuto dalla media aritmetica di otto indici settoriali: disponibilità online dei servizi pubblici, disponibilità di app di pubblica utilità, integrazione delle piattaforme digitali, utilizzo dei social media, rilascio degli open data, trasparenza, implementazione di reti wifi pubbliche e diffusione di tecnologie di rete), frutto della sintesi di 36 indicatori basati su 130 variabili e circa 14.000 dati elementari quasi interamente frutto di rilevazioni di Fpa realizzate nell’anno in corso.

L’innovazione di sistema

Subito dopo le prime dieci città, troviamo in graduatoria una serie di comuni - Reggio Emilia, Palermo, Venezia, Pisa, Genova, Rimini, Brescia, Cremona, Prato, Bari, Bolzano e Verona - che si distinguono per il fatto di avere ottenuto buoni risultati e posizionamenti in tutti gli indici settoriali oggetto della ricerca. È questa «innovazione di sistema» l’elemento che identifica le “città digitali”, come sottolinea Gianni Dominici, direttore generale di Fpa: «Le prime 22 città della classifica sono le “città digitali”, quelle che utilizzano in modo diffuso, organico e continuativo le nuove tecnologie nelle attività amministrative, nell’erogazione dei servizi, nella raccolta ed elaborazione dati, nell’informazione, nella comunicazione e nella partecipazione. Sono città che possono diventare “piattaforma”, creando le condizioni per lo sviluppo economico e sociale dei loro territori grazie al digitale. Nel gruppo più avanzato si trovano soprattutto grandi città del Nord, ma non mancano eccezioni di piccole dimensioni, come Pisa o Cremona, e alcune città del Sud, come Cagliari, Palermo o Bari, che dimostrano come un uso sapiente del digitale possa modificare le tradizionali geografie dell'innovazione».

Le città in evoluzione

Dopo le prime 22 città, troviamo una fascia intermedia in cui si colloca la maggioranza dei capoluoghi italiani, città che alternano posizionamenti alti o bassi a seconda dei settori: qui troviamo Pavia (23° posto), Siena (24°), Piacenza (25°), Napoli (26°), Lecce (27°), Vicenza (28°), Padova (29°), Ravenna (30°) e via via circa 60 città “in evoluzione” nel percorso di trasformazione digitale, che è plausibile possano migliorare le performance con relativa facilità. In coda, invece, una ventina di capoluoghi in ritardo in quasi tutti gli indicatori: chiudono la classifica Caltanissetta (88° posto), Potenza (89°), Fermo e Teramo (90°), Chieti (93°), Catanzaro (94°), Crotone e Benevento (95°), Cosenza e Rieti (97°), Trapani (99°), Caserta (100°), Nuoro (101°), Foggia (102°), Agrigento (103°), Avellino (104°), Carbonia (105°), Isernia (106°) e la maglia nera Enna al 107°.

Dopo la spinta del Covid arriva l’assestamento

Dopo l’accelerazione digitale conseguente alla pandemia, il 2021 è stato un anno di assestamento, ma segnato da fenomeni importanti come la diffusione dell’App Io e Spid o l'attivazione dei servizi di Anagrafe pubblica. Questa situazione ha portato a una polarizzazione: da una parte città che hanno continuato a sviluppare i processi di innovazione, dall'altra città che hanno rallentato. Da un lato, le “città digitali”, che si collocano quasi sempre nella parte elevata delle graduatorie degli 8 indici di ICity Rank e mai nella parte più bassa; dall'altro lato, una ventina di comuni quasi sempre nella parte più bassa delle classifiche.

Il ritardo del Sud

I capoluoghi meridionali evidenziano un ritardo nella trasformazione digitale, collocandosi con più frequenza nella fascia bassa delle graduatorie. Confrontando il punteggio medio delle città del Mezzogiorno con quello nazionale si vede uno scarto complessivo di circa il 25%, che supera il 40% in ambiti come gli open data e le reti di wifi pubblico. Ma qualcosa si muove anche al Sud: oltre a Cagliari al 9° posto, troviamo Palermo al 12°, con il massimo dei voti nell'ambito degli Open Data, al pari di Milano e Pisa, e in ottima posizione nelle classifiche settoriali che riguardano apertura e servizi online. E al 20° nella classifica generale, c'è Bari, che eccelle soprattutto nell'apertura e nei servizi online. Da segnalare anche il recupero di Napoli, 26°posto, che scala 11 posizioni grazie al massimo dei voti nelle app municipali e il buon piazzamento nei social, e di Messina, che passa dall'89°posto del 2020 al 62°attuale, salendo di quasi 30 posizioni.

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