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Ictus, dieci consigli per superare i disordini del linguaggio

In occasione della Giornata mondiale contro l'Ictus cerebrale che si celebra il prossimo 29 ottobre, l'Associazione per la lotta all'ictus cerebrale - Alice onlus Italia - ha promosso un decalogo per aiutare i caregiver e i familiari ad affrontare alcuni dei principali problemi quotidiani di comunicazione

di Ernesto Diffidenti


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3' di lettura

Si chiama afasia ed è un disturbo del linguaggio causato da lesioni in particolari aree della corteccia cerebrale sede della funzione del linguaggio. Tra le conseguenze dell’ictus è quella maggiormente disabilitante con un forte impatto sulle attività della vita quotidiana, sull’autonomia e sulle relazioni.

Alcune persone afasiche hanno difficoltà quando devono esprimersi verbalmente altre, invece, manifestano difficoltà nella comprensione. In occasione della Giornata mondiale contro l’Ictus cerebrale che si celebra il prossimo 29 ottobre, l’Associazione per la lotta all’ictus cerebrale - Alice onlus Italia - ha promosso un decalogo per aiutare i caregiver e i familiari ad affrontare alcuni dei principali problemi quotidiani di comunicazione. Per la persona con afasia, infatti, può essere difficile riuscire a seguire discorsi veloci, trovare le parole adatte da dire o comprendere frasi molto lunghe e complesse.

«Chi si trova a vivere con una persona afasica – spiega Nicoletta Reale, presidente di Alice Italia Onlus - deve, innanzitutto, capire che convivere con un disturbo così grave può determinare cambiamenti di umore anche importanti e repentini e, quindi, sarebbe opportuno avere un atteggiamento rassicurante e positivo».

La difficoltà di linguaggio non va interpretata come “rifiuto di parlare”: la persona afasica comunica come e quando può. Ecco dunque i consigli per aiutare i caregiver e i familiari ad affrontare alcuni dei principali problemi quotidiani di comunicazione: non parlare alla persona afasica come se ci si stesse rivolgendo ad un bambino, parlare uno per volta, non parlare a voce più alta del normale e velocemente, utilizzare frasi brevi, concedere tutto il tempo necessario per la risposta, rispettare i tentativi senza cercare di anticipare o indovinare le parole, non pretendere che ogni parola sia corretta, avere un atteggiamento attento e disponibile per incoraggiare la comunicazione, essere sicuri che la persona afasica abbia capito il messaggio che gli si vuole trasmettere, fare domande dirette, come ad esempio “vuoi uscire?” in modo che si possa rispondere solo con un sì o no o con un cenno della testa.

Anche il tema scelto quest’anno dalla World Stroke Organization (Organizzazione mondiale dell’Ictus cerebrale) per celebrare la Giornata mondiale - “Up Again After Stroke” (Una vita dopo l’ictus è possibile) – vuole incoraggiare le persone colpite e i loro familiari ad affrontare la delicata fase del post ictus senza demoralizzarsi. «Alice Italia onlus ha promosso il Coro degli afasici in diverse città – aggiunge Reale – quali ad esempio Trieste, Genova, Fossano, Ravenna, Firenze, L’Aquila per coloro che, avendo già realizzato un percorso riabilitativo, vogliono affrontare e migliorare i disagi emotivi collegati alla propria esperienza di isolamento e depressione. Partecipare al Coro comporta non solo benefici di natura psicologica, ma evidenzia anche una specifica valenza terapeutica. Le persone afasiche, infatti, hanno difficoltà a parlare ma riescono quasi tutte ugualmente a cantare: questo è possibile perché musica e linguaggio verbale non si trovano nello stesso emisfero cerebrale».

L’ictus cerebrale colpisce ogni anno nel mondo circa 15 milioni di persone e rappresenta la terza causa di morte, la prima di invalidità e la seconda di demenza; nel nostro Paese sono circa 150mila mentre i soggetti colpiti e sopravvissuti all’evento, con esiti più o meno invalidanti, sono oggi circa 1 milione. Fondamentale per la prevenzione è la adeguata consapevolezza da parte dei cittadini dei fattori di rischio che da soli o, ancora di più, in combinazione tra di loro aumentano la possibilità di incorrere in un ictus: ipertensione arteriosa, obesità, diabete, fumo, sedentarietà ed alcune anomalie cardiache e vascolari. Le nuove terapie della fase acuta (trombolisi e trombectomia meccanica) possono evitare del tutto o migliorare spesso in modo sorprendente questi esiti, ma la loro applicazione rimane a tutt’oggi molto limitata per una scarsa consapevolezza dei sintomi da parte della popolazione, dal conseguente ritardo con cui chiama il 112, dall’ulteriore perdita di tempo intra-ospedaliera e, infine, dalla mancanza di reti ospedaliere appropriatamente organizzate, le cosiddette “Stroke Unit”.

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