ITS e imprese

Idea Its per gli specialisti di cybersecurity

di Claudio Tucci

2' di lettura

Gli specialisti in cybersecurity e gestione dei dati? D’ora in avanti, li potrebbero formare gli Its in alleanza con la Pa. È questa la proposta, portata avanti dal deputato Dem, Serse Soverini, allo studio dell’esecutivo, dopo l’attacco hacker alle banche dati sanitarie della regione Lazio.

Il percorso è già nel Dna degli Its: «Si tratta di moduli formativi di 2mila ore - ha spiegato Soverini-. Di queste, 1.200 ore potrebbero svolgersi in aule e laboratori innovativi. Le restanti 800 ore nelle amministrazioni pubbliche, dagli enti locali ai ministeri. Sono percorsi di alta qualità se penso all’accordo in corso tra alcuni Its e Leonardo per il trasferimento da parte della Spa di alte competenze tecniche in cyber security e digitalizzazione. Inoltre in questo modo spingiamo gli Its anche al Sud dove si fa più fatica a trovare aziende per gli stage. In sintesi, si fa un concorso, con le nuove regole Brunetta, una graduatoria e si avviano i vincitori all’Its. Una volta acquisito il titolo, cioè promossi, le risorse formate entrano nella Pa. In questo modo, in due anni gli Its possono offrire alla Pa una classe di tecnici specializzati in cyber e gestione dei dati» (di cui c’è bisogno visto l’allarme del ministro Vittorio Colao sul 95% delle infrastrutture dati delle Pa “a rischio”). Del resto, gli Its che si occupano di Ict sono una decina in Italia; e il 20% degli 1,5 miliardi in arrivo dall’Ue dovrà essere usato per lo sviluppo del digitale.

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«Le imprese hanno forte domanda di competenze informatiche che è in costante crescita e che riguarda tutti i settori delll’industria, anche quelli non legati all’Ict - ha chiosato Gianni Brugnoli, vice presidente di Confindustria per il Capitale umano -. Ad esempio esperti di ciber-sicurezza, solution designer, sviluppatori 3D e robotic e cloud specialist. Queste figure, giovani ma anche adulti magari da reskillare, possono essere formate negli Its: un sistema che offre una formazione sul campo, laboratoriale e multidisciplinare. Bene dunque che istituzioni e imprese lavorino in questa direzione, a patto però che aumenti il numero di corsi e non di Fondazioni Its, visto che già in molte Regioni si rischia una pericolosa proliferazione».

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