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Identità digitale e dialogo tra sistemi: le due sfide tech dei notai europei

Il Consiglio dei Notariati Ue ha concluso un hackathon per studiare lo sviluppo di progetti su interoperabilità tra soluzioni nazionali e identificazione elettronica dei professionisti. Temi in linea con le proposte della Commissione

di Dario Aquaro

Allo studio un sistema di identificazione digitale dei notai

2' di lettura

Identificazione elettronica dei notai e dei loro clienti. Verifica delle firme digitali notarili. Aggregazione delle statistiche. Verifica delle procure. Interconnessione dei registri. Sono alcuni dei temi su cui si concentra da tempo l’attività del Cnue, il Consiglio dei Notariati dell’Unione europea, alla ricerca di soluzioni It condivise tra i vari Stati e in linea con le proposte della Commissione Ue. La settimana scorsa (21 e 22 novembre) si è tenuto a Roma un hackathon organizzato dal Cnue e da Notartel, la società informatica del Notariato. Un evento a squadre miste, composte da esperti It e notai di diversa nazionalità, per studiare lo sviluppo di progetti a medio termine lungo due direttrici: l’identificazione elettronica dei notai, tramite tecnologie avanzate come il riconoscimento biometrico; l’interoperabilità tra soluzioni notarili esistenti, creando ad esempio applicazioni per facilitare la cooperazione in campi specifici.

Si tratta di temi che intersecano le novità in vista a livello comunitario. Da un lato la proposta della Commissione circa lo sviluppo dell’identità digitale certificata (regolamento eIDAS), che muove verso il concetto di un wallet transnazionale in cui integrare vari attributi personali: credenziali, certificazioni, documenti, pass, conti bancari, eccetera (si veda Il Sole 24 Ore del 7 novembre 2022). Dall’altro lato, la proposta dell’esecutivo Ue sulla digitalizzazione della cooperazione giudiziaria transfrontaliera (e-Codex), con l’obbligo di comunicazioni telematiche tra tribunali, autorità e organismi Gai (Giustizia e affari interni) dell’Unione: un’architettura che chiama in causa anche i notai e che significa, appunto, interoperabilità dei sistemi.

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I risultati e le prospettive

Durante l’hackathon romano sono stati delineati progetti che ad esempio – sul fronte dell’identità digitale – «puntano ad aggiornare in tempo reale l’annuario dei singoli notai, che sono oltre 40mila, distribuiti in 22 Paesi dell’Unione», osserva Giampaolo Marcoz, presidente del Cnue. O progetti che – sul versante dell’interoperabilità dei sistemi – mirano a creare un ambiente comune per redigere atti transfrontalieri. «Se ad esempio un francese compra casa a Roma – spiega ancora Marcoz – non c’è una piattaforma comune su cui i notai italiano e francese possano compilare insieme un atto con validità sia in Italia che in Francia, e che abbia anche tutte le clausole che servono al cittadino francese per ragioni fiscali o altro».

Il dettaglio delle proposte emerse sarà presentato a Bruxelles il 9 dicembre, all’Assemblea generale del Consiglio dei Notariati Ue, quando saranno esposti i risultati dell’anno di presidenza italiana e anche il piano di sviluppo di medio termine a livello tecnologico. «In quell’occasione chiederò un mandato per organizzare nel 2023 una task force, spero a guida italiana, affinché i progetti tracciati nell’hackathon possano avere presto applicazione concreta», annuncia il notaio Marcoz.

Il ruolo del Cnue, del resto, è anche quello di offrire soluzioni operative. Nel frattempo si lavora in prospettiva per realizzare una piattaforma logica europea, che consenta di far dialogare gli applicativi sviluppati dai singoli Notariati, coordinare i servizi di interesse comune e agevolare la collaborazione con istituzioni e cittadini.

In realtà una mini-piattaforma del Cnue per lo scambio di informazioni c’è già, spinta proprio dall’Italia. È quella utilizzata anche per facilitare il viaggio dei minori che lasciano l’Ucraina: permette ai genitori ucraini di trasferire l’affidamento dei bambini, dando la delega (certificata) della paternità a qualcuno in Europa.

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