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Idoneità statica, a Milano proroga di un anno

di Saverio Fossati


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2' di lettura

L’incubo del certificato d’idoneità statica si allontana di un anno, giusto per dare il tempo a proprietari e condòmini di organizzarsi per un adempimento che si presenta sempre più complicato. Il termine del 24 novembre 2019, entro il quale avrebbero dovuto dotarsi del documento tutti gli edifici con più di 50 anni di età, slitterà al 24 novembre 2020. All’origine della proroga le richieste di Assoedilizia, che da subito ha argomentato con precisione i problemi giuridici e pratici dell’adempimento, e le osservazioni dello scorso luglio dell’Ordine degli ingegneri al Piano generale del territorio (in realtà si tratta di un altro argomento ma la spinta andava nella stessa direzione).

L’adempimento era stato deciso dal Comune di Milano con una determinazione dirigenziale del novembre 2016 di modifica al regolamento comunale: tutti gli edifici ultimati da più di 50 anni non in possesso di certificato di collaudo dovranno essere sottoposti a verifica e rilascio del certificato entro il 2019 (il termine ora slittato). La stessa cosa dovranno fare, entro il 2024, i fabbricati collaudati da più di 50 anni (o che avranno raggiunto i 50 anni entro tale scadenza). In concreto, secondo le stime di Assoedilizia, si dovrebbe intervenire su circa 30mila edifici (circa il 60% del totale). All’obbligo, comunque, Palazzo Marino non vuole rinunciare, anche dopo il crollo del soffitto di un cinema cittadino.

La proroga verrà decisa dal Consiglio comunale entro il 15 ottobre in sede di discussione del regolamento edilizio. Alla delibera, assicurano in Comune, seguirà una determina con la proroga «che però riguarderà solo questa prima scadenza del 24 novembre - spiega Giovanni Oggioni, direttore dello Sportello unico edilizia -. Gli altri termini restano, anche se naturalmente, nel formare il nuovo regolamento edilizio che tenga conto del “Regolamento tipo” recepito dalla Regione Lombardia, il Consiglio apporterà le necessarie modifiche prima delle altre scadenze».

La parte che crea più problemi è quella che prevede, nel caso del mancato rilascio della certificazione, che venga meno l’agibilità dell’edificio o delle parti di questo non certificate. «Un regolamento, però, non basta e occorre una norma primaria. Inoltre la Regione Lombardia - sottolinea il presidente di Assoedilizia, Achille Colombo Clerici - ha recepito il contenuto del regolamento-tipo della Stato-Regioni che non prevede la certificazione». Ma, appunto, questo aspetto, dovrà essere affrontato dal Consiglio comunale che adatterà nei prossimi mesi l’attuale Regolamento edilizio a al Regolamento-tipo.

Un altro aspetto che forse verrà modificato è quello che prevede, in caso di compravendita dell’immobile, che i notai debbano allegare le certificazioni all’atto di vendita. Ma da molte parti sono stati avanzati dubbi sul fatto che un municipio possa dettare obblighi ai notai. In ogni caso, dal notariato milanese è venuto un prudente ”no comment” sugli orientamenti che debbano assumere i professionisti.

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