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Ifis, il settore Npl traina i ricavi: il trimestre chiude in crescita del 74%

L’ad Geertman: i risultati sono molto positivi e confermano la resilienza del modello di business della banca. Accantonate le riserve

di Paolo Paronetto

 Sede Banca Ifis

3' di lettura

Banca Ifis mantiene la rotta nonostante l’incertezza macroeconomica causata dalla guerra in Ucraina. L’istituto conferma infatti gli obiettivi del piano industriale 2022-2024 dopo aver valutato con un’analisi ad hoc l’esposizione diretta e indiretta al conflitto. «I risultati del primo trimestre sono molto positivi sia sul fronte dell’utile sia lato ricavi in tutte le aree e confermano un’altra volta la resilienza del modello di business della banca», spiega l’amministratore delegato Frederik Geertman.

«Grazie a questi risultati e alla solidità patrimoniale – aggiunge - la banca è posizionata bene per affrontare un periodo caratterizzato da minore crescita causati dal contesto geopolitico». Banca Ifis ha chiuso il primo trimestre dell’anno con un utile netto di 35 milioni, in crescita del 74% rispetto all’esercizio precedente, con margine di intermediazione a 163,3 milioni (+18,6%). I ricavi hanno beneficiato in particolare della crescita del settore Npl (+19,7% a 69,8 milioni) e del Commercial & Corporate banking (+13,2% a 73,8 milioni). L’istituto veneziano controllato dalla famiglia Fürstenberg ha poi annunciato che il termine delle moratorie «ha confermato la qualità del portafoglio crediti», dato che «solo il 3% dei crediti che erano in moratoria presenta tre rate in scaduto e, di questi, i due terzi sono garantiti da garanzia statale per l’80 per cento».

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L’impatto della pandemia di Covid-19 sul costo del rischio risulta, quindi, «trascurabile». In ottica prudenziale, viste le nuove turbolenze macro, la banca ha tuttavia deciso di conservare «le rilevanti riserve accantonate per il Covid nel corso dei precedenti esercizi», in modo da garantirsi margine di manovra a fronte dei possibili effetti di guerra e inflazione sulla ripresa economica. Ulteriori garanzie arrivano dalla dotazione patrimoniale, con un coefficiente Cet1 al 15,72%, che «garantisce stabilità alla distribuzione di dividendi». Proprio a fine maggio Banca Ifis ha staccato la cedola sull’esercizio 2021, pari a 0,95 euro per azione, che ha confermato il payout del 50% previsto dal piano.

Tornando alla guerra, Geertman precisa che «Banca Ifis non ha alcuna esposizione materiale diretta verso Russia, Bielorussia e Ucraina». Quanto invece agli effetti del nuovo contesto sui clienti, la società ha «fatto un’indagine quantitativa e granulare per analizzare la loro esposizione, diretta e indiretta, allo scenario macroeconomico». «A seguito di questa analisi – chiarisce l’a.d. - riteniamo che la nostra posizione di rischio sarà generalmente gestibile nell’ambito degli ordinari rapporti commerciali: l’esposizione della banca verso clienti con un elevato impatto diretto è modesta, mentre quei clienti che dichiarano impatti indiretti elevati, e che nei settori maggiormente impattati rappresentano circa il 40% del totale, hanno prevalentemente una buona solidità economica e finanziaria e comportano, quindi, un limitato rischio di credito». Di conseguenza, conclude, «sulla base dei risultati e delle informazioni a oggi disponibili, possiamo confermare gli obiettivi». Il piano industriale Banca Ifis D.o.e.s., acronimo di «digital, open, efficient, sustainable», punta a raggiungere i 164 milioni di utile nel 2024 con un Roe del 9%.

Nel triennio è atteso un risultato netto cumulato di oltre 400 milioni e la distribuzione di dividendi per circa 200 milioni. Il Cet1 è atteso al 15,1% a fine piano e sarà «prudenzialmente superiore al 14%» in tutto il triennio. Già a fine 2021 la patrimonializzazione della banca aveva tratto considerevole beneficio anche dal trasferimento in Svizzera della sede legale dell’azionista di maggioranza La Scogliera, titolare del 50,5% del capitale. Presentando i conti al 30 settembre, infatti, Ifis aveva annunciato che il coefficiente patrimoniale, pari all’11,68% se calcolato per il perimetro di consolidamento della holding, sarebbe balzato al 16,24% considerando solamente la banca.

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