Carovita

Cina, inflazione in aumento dell’1,5% a ottobre: +13,5% i prezzi alla produzione

Pesano le materie prime sui costi della produzione in fabbrica, un dato che non rassicura il Sesto Plenum in conclave sul futuro del Paese

di Rita Fatiguso

(BillionPhotos.com - stock.adobe.com)

2' di lettura

Di tutti gli indicatori dell’economia cinese è quello più sensibile sotto il profilo sociale. Mentre è in corso il sesto Plenum del partito che, invece, ha una rilevanza politica altissima dato che prepara la strada al prossimo Congresso, la notizia che l’indice dei prezzi alla produzione anche in ottobre corre, raggiungendo un record del 13,5% su base annua ad ottobre, non fa ben sperare. L’Ufficio nazionale di statistica ha ammesso che si tratta del dato più alto dal 1996 a questa parte. In caduta le prospettive di crescita della Cina che sconta i prezzi delle materie prime.

Un dato prevedibile

Era ampiamente previsto l’aumento dell’inflazione alla fabbrica, e nei fatti si immaginava il superamento del record di settembre del 10,7%, il ritmo più veloce da quando la Cina ha iniziato a fornire questo tipo di dati nell’ottobre 1996. Costi di produzione più elevati sono stati registrati in 36 dei 40 settori industriali - lo stesso range di settembre -, tra cui rientrano l’estrazione di carbone, petrolio e gas e la fusione di metalli ferrosi.
L’indice ufficiale dei responsabili degli acquisti nel settore manifatturiero cinese di ottobre è sceso a 49,2 da 49,6 di settembre, il secondo calo mensile consecutivo, bisogna però notare che i numeri inferiori a 50 indicano una contrazione.

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Il peso dei focolai

Intanto va detto che anche i focolai di Covid-19 spuntati in tutto il Paese, insieme alle restrizioni di viaggio previste dalla politica di tolleranza zero di Pechino, hanno ridotto la domanda interna. Nel frattempo, l’indice dei prezzi al consumo di ottobre è più che raddoppiato all’1,5%, in aumento dallo 0,7%, guidato dall’aumento dei prezzi delle verdure e degli articoli non alimentari, compresi i beni di consumo e il carburante.

Gli economisti avvertono dei rischi derivanti dall’epidemia in corso. Nove province hanno rilevato nuovi casi, portando il numero di pazienti Covid nel Paese a 1.222, una cifra intollerabile per Pechino che ha puntato alla meta dello zero-Covid. La variante Delta ha anche inferto un duro colpo al settore dei servizi.

Crescita in forse

Capital Economics afferma che «sebbene qualsiasi interruzione della mobilità sarà temporanea, i frequenti shock all’attività dei servizi dall’approccio zero Covid della Cina sono un altro motivo per essere cauti sulle prospettive di crescita».

La banca d’affari Nomura prevede che la crescita della Cina nel quarto trimestre scenderà ulteriormente al 3%, dopo essere arrivata al 18,3%, 7,9% e 4,9% nel primo, secondo e terzo trimestre, a causa degli shock della domanda e dell’offerta.

L’idea è che le condizioni economiche possano deteriorarsi ulteriormente poiché la soglia critica sembra ancora lontana dall’essere raggiunta per consentire a Pechino di agire concretamente. Le previsioni di crescita della Cina per il primo trimestre del 2022 scendono al 2,9%, dal 3,4%, e al 3,8% per il secondo trimestre, dal 4,4 per cento.


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