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Ikea, così la casa del futuro sarà l’hub di tutte le nostre attività

La settima edizione della ricerca del colosso svedese fotografa la nuova centralità delle mura domestiche e il ritrovato interesse per arredare e valorizzare l’abitazione

di Giovanna Mancini

(IMAGOECONOMICA)

2' di lettura

La pandemia riporta la casa all’interno delle mura domestiche. Potrebbe sembrare una tautologia, ma non è così, come spiega la settima edizione dell’Ikea Life at Home Report, un’indagine condotta dal colosso svedese dell’arredamento su un campione di oltre 38mila persone in 37 Paesi.

Negli ultimi anni, infatti, il trend più evidente rilevato dal report era il desideri odelle persone di uscire di casa e trascorrere fuori il maggior tempo possibile. Italiani in testa. Tanto che, nell’edizione dello scorso anno, il 28% dei nostri connazionali aveva affermato di percepire come “casa” ambienti esterni – come l’ufficio o la palestra – più che la propria abitazione.

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Ebbene, spiega Edoardo Posani, di Ikea Italia, il Covid ha rovesciato questo scenario: la casa è diventata un «santuario» per il 78% degli intervistati, percentuale che sale all’83% in Italia. «L’abitazione è l’hub di ogni attività – osserva Posani –: in casa si lavora, si studia, si mangia, si fa attività fisica, si incontrano le pesone, anche se attraverso gli strumenti digitali».

Da qui la prima delle tre nuove macro-tendenze che emergono dal Report: l’abitazione diventa, o deve diventare, «Multiproposito», multifunzionale, in grado di fare spazio e rendere praticabili le nuove necessità di una società che in casa passa molte più ore di prima.

La casa diventa anche «Helthy», spiega ancora Posani: «Deve portare benessere, fisico ma anche mentale, a chi ci vive». E per questo deve essere «smart»: non solo nel senso tecnologico, ovvero una casa dotata di dispositivi hi-tech, ma anche nel senso di un luogo studiato per potersi trasformare all’occorrenza, con soluzioni ingegnose di arredi o accessori che permettano di adattare gli spazi alle necessità in poco tempo e senza fatica.

Infine, la casa è «Local», ovvero permette di vivere anche le relazioni – quelle personali o professionali – all’interno delle quattro mura. «Si è rotto il trend della casa come dormitorio», aggiunge Posani e questo apre prospettive interessanti per tutti coloro che si occupano dlel’abitare, come osserva l’architetto Carlo Ratti: designer e produttori di mobili, architetti e immobiliaristi, che dovranno immaginare nuove soluzioni per il futuro. È infatti probabile che molti trend innescati dalla pandemia rimarranno anche una volta superata la crisi sanitaria.

Inoltre il nuovo modo di vivere la propria abitazione ha avuto (e continuerà ad avere) un effetto anche sui consumi: secondo Ikea Italia, in questi mesi sono aumentate le vendite di mobili anche “importanti”, come divani e cucine, segno che gli italiani hanno deciso di ripensare la propria casa. Dalla ricerca emerge che un terzo dei nostri connazionali ha scelto, dopo il primo lockdown, di ristrutturare casa o addirittura di cambiarla, proprio per cercare un contesto più adatto alle nuove esigenze: più ampio, con maggiore privacy, ma anche - e forse soprattutto - con spazi esterni.

Sì, perché la pandemia ha rimesso la casa al centro, come rifugio in un momento di grande insicurezza, spiega lo psicologo Luca Mazzucchelli, ma al tempo stesso ha risvegliato in noi la voglia di riavvicinarci alla verde e alla natura.


Riproduzione riservata ©

  • Giovanna ManciniRedattore ordinario

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Industria del design e arredo, made in Italy, cronaca di Milano, consumi, industria del commercio, e-commerce

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