il gruppo: troppe incertezze

Ikea dice addio a Verona: stop al progetto da 1.000 posti


Il robot che costruisce la sedia Ikea in quasi 9 minuti

2' di lettura

Ikea dice addio a Verona. La comunicazione all’amministrazione sarebbe arrivata lunedì 8 aprile da uno dei responsabili Sviluppo di Ikea Italia, Paolo Del Mastro Calvetti. La prima ipotesi, condivisa con la precedente amministrazione comunale guidata dal sindaco Flavio Tosi, prevedeva un grande punto vendita e un centro commerciale.

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Successivamente, con l’amministrazione del sindaco Federico Sboarina al posto del centro commerciale si ipotizzava la costruzione di un grande palasport, a carico di Ikea. La rinuncia del colosso svedese del mobile low cost sarebbe motivata dai ripetuti ritardi e rinvii nella definizione dell’area dove realizzare il “quartiere Ikea” e dei relativi adempimenti burocratici a amministrativi.

Viene così messa la parola fine su un piano che avrebbe creato mille posti di lavoro, oltre a generare un indotto stimato in 250 milioni di euro, nell’area della “Marangona” a sud-est del capoluogo, di proprietà del Consorzio Zai-Quadrante
Europa.

La firma all’accordo con Ikea venne apposta per la prima volta nel 2015 dall’allora sindaco Flavio Tosi, con la previsione di un grande punto vendita e un centro commerciale, sul modello del “Tiare” realizzato a Villesse (Gorizia). L’accordo definitivo fu sottoscritto nel giugno 2016: su 280mila metri quadri complessivi, una superficie commerciale di 120mila, metà dei quali riservati alla vendita, e come opera compensativa 4,5 chilometri di variante alla Statale 12, per un valore di circa 14 milioni di euro.
Il nuovo sindaco Federico Sboarina aveva però imposto un primo stop, sostenendo la non realizzabilità del progetto in quell’area e ipotizzando invece la costruzione di un palasport, sempre a carico di Ikea. A giugno scorso la stessa Ikea aveva già espresso «stupore e disappunto», tra l’altro per aver appreso del cambio di rotta attraverso la stampa. Ora la decisione di ritirarsi è diventata definitiva, presa «anche in ragione delle più generali valutazioni strategiche che Ikea sta svolgendo a livello internazionale».

Che tra Verona e Ikea non scorra buon sangue lo si è percepito recentemente anche in occasione del recente Congresso mondiale delle famiglie, ospitato in riva all’Adige, contro cui la multinazionale ha postato un tweet ironico e uno spot televisivo con lo slogan “Naturale no?”.

Ikea si conferma la regina delle vendite di mobili in Italia con 1,8 miliardi di ricavi nel 2017 (+1,3% sul 2016), seguita da Edil Tre Costruzioni (Mondo Convenienza) con 1,1 miliardi (+5,8%). A completare il podio, c’è il gruppo Saviola a 600 milioni di euro (+10,4%), operativo nella lavorazione del legno, tallonato dalla Inca Properties (Friul Intagli), che fattura mezzo miliardo di euro (+8,1%), e
dalla Natuzzi (400 milioni, -1,9%) del comparto poltrone e divani. A stilare la classifica dei top player del mercato italiano del legno e dell'arredo è il Focus “Aziende Legno-Arredo”, realizzato dall’Ufficio studi di Mediobanca, alla vigilia della Milano Design Week, su 330 imprese (52 commerciali e 278 produttive) con un fatturato di almeno 16 milioni di euro.

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