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Il 13 ottobre prima riunione delle Camere: ecco il timing di Parlamento e governo

Il timing per la formazione del nuovo Governo dopo le Politiche è variabile. L’unica data certa, al momento, è quella del 13 ottobre, quando si dovranno riunire, per la prima volta, le Camere

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3' di lettura

E ora, dopo il verdetto elettorale, che cosa accadrà? Quali sono i tempi per la formazione del nuovo governo, che sostituirà quello Draghi in carica per il disbrigo degli affari correnti? E quelli per la costituzione del nuovo Parlamento? I due dossier sono intrecciati.

Il 13 ottobre si riunirà per la prima volta il nuovo parlamento

Il timing per la formazione del nuovo Governo dopo il voto del 25 settembre è essenzialmente variabile. L’unica data certa, al momento, è quella del 13 ottobre, quando si dovranno riunire, per la prima volta, le Camere. L’articolo 61 della Costituzione prevede, infatti, che i due rami del Parlamento vengano convocati «non oltre il ventesimo giorno» dal voto. Ma tutto il resto può variare, a seconda del tempo che ci metteranno le varie forze politiche a trovare un’intesa.

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L’obiettivo è quello di fare presto

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fatto capire che, visto il momento delicato, con l’Italia pressata da emergenze internazionali e dalla crisi energetica, intende procedere in tempi stretti.

Tempi per formare un nuovo esecutivo, i precedenti

E anche se il tempo medio per la formazione di un Governo, secondo alcuni osservatori istituzionali, è stato di circa 30/35 giorni non sono mancati esempi di periodi molto più lunghi. Nella scorsa legislatura, ad esempio, a fronte di elezioni tenute il 4 marzo 2018, il governo giallo-verde, il Conte 1, si insediò solo l’1 giugno. Viceversa nel 2001, quando il 13 maggio si affermò in modo chiaro un centrodestra unito, già l’11 giugno, quindi dopo meno di un mese, il governo Berlusconi giurava al Quirinale. La speranza, insomma, è che alla luce del risultato inequivocabile delle urne i partiti di centrodestra avviino subito le trattative per far nascere il nuovo Esecutivo, senza dare spazio ad alchimie e accordi, più o meno “trasversali”, come avvenne nel 2018 tra Lega e M5S.

L'elezione dei presidenti di Camera e Senato

Il 13 ottobre, in ogni caso, sarà una data spartiacque perché i senatori e i deputati eletti, dopo aver dato vita ai gruppi parlamentari, dovranno scegliere come primo atto i presidenti di Camera e Senato: un voto che di fatto è già espressione di una maggioranza e prelude a un accordo di massima sul Governo.

Le consultazioni del presidente della Repubblica

Una volta eletti i vertici del Parlamento, prenderanno il via le consultazioni del Capo dello Stato che chiamerà al Quirinale i capigruppo, i leader delle coalizioni, gli ex presidenti delle Camere e i presidenti emeriti della Repubblica per capire gli orientamenti prima di affidare l’incarico a formare il nuovo esecutivo.

Incarico “pieno” o con riserva

Qualora l’incarico sia pieno, come nel 2001, il prescelto si presenterà dopo pochi giorni con una lista di ministri. Se sarà “con riserva”, invece, come avvenne con Carlo Cottarelli nel 2018, il presidente incaricato svolgerà, a sua volta, delle consultazioni che lo porteranno a sciogliere la riserva e a presentare la lista dei ministri al Colle o a rinunciare.

L’ipotesi di un incarico esplorativo

Nel caso (al momento ipotesi improbabile) in cui dalle consultazioni non emergesse un quadro chiaro, il capo dello Stato potrebbe affidare un “incarico esplorativo” a una personalità terza per vedere se esistono i margini per dare vita a una nuova maggioranza. Un precedente, in questo senso, si ebbe sempre nel 2018 quando Mattarella affidò questo tipo di incarico, prima alla Presidente del Senato, Elisabetta Casellati, e poi a quello della Camera, Roberto Fico.

La lista dei ministri concordata con il Capo dello Stato

Una volta che l’incaricato avrà accertato la convergenza di una parte dei partiti sul suo nome e sul suo programma, potrà passare a concordare la lista dei ministri con il Colle. Un passaggio, questo, politicamente assai delicato: il capo dello Stato infatti potrebbe anche opporsi alla nomina di un ministro: avvenne nel 1994 con Oscar Luigi Scalfaro che disse no a Cesare Previti alla Giustizia, o nel 2014 quando Giorgio Napolitano non volle Nicola Gratteri, proposto da Matteo Renzi, a via Arenula. Ma anche Mattarella si oppose nel 2018 all’indicazione di Lega e M5S per Paolo Savona all’Economia.

A seguire, il Governo potrà giurare al Quirinale, ritenersi formalmente insediato. Poi, però, entro 10 giorni, dovrà chiedere e ottenere la fiducia dai due rami del Parlamento. Solo dopo la fiducia l’Esecutivo sarà nel pieno dei propri poteri

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