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Il 2022 anno record per gli M&A in Italia

Per McKinsey nel primo semestre il valore è stato di circa 70 miliardi. Al netto dei mega deal, sono numerose le operazioni da 100-150 milioni. Nel resto del mondo il picco è stato raggiunto nel 2021. Nel nostro Paese sei operazioni su dieci hanno coinvolto soggetti stranieri

di Marta Casadei

M&A in video game: Who’s next

3' di lettura

Nei primi sei mesi del 2022 in Italia si è registrata un’accelerazione di fusioni e acquisizioni, con valori record in termini di volumi, pari a circa 70 miliardi di euro, e un numero di operazioni che ha toccato quota 90. Si tratta del semestre più dinamico sul fronte M&A negli ultimi cinque anni. Sul fenomeno hanno inciso alcuni jumbo deal come quello di Atlantia-Blackstone-Edizione, ma anche operazioni più piccole che raccontano una progressiva aggregazione di industrie per tutelare la filiera made in Italy.

L’analisi arriva da McKinsey & Company e fotografa un andamento in controtendenza rispetto a quanto accaduto nel mondo, dove nel primo semestre 2022 si sono concentrate operazioni M&A per poco meno di 2mila miliardi di euro, contro gli oltre 2.400 miliardi del primo semestre 2022 ( e i quasi 2.500 miliardi del secondo): « A livello globale tali operazioni hanno subito un rallentamento dopo aver raggiunto il picco di volumi nel 2021», spiega Pasquale Gissi, senior partner McKinsey & Company.

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La fotografia

Dopo il rimbalzo registrato nel 2021 – anche per ragioni tecniche: la pandemia ha bloccato alcune operazioni che sono state concluse l’anno dopo – nel primo semestre 2022 in Italia si sono registrati accordi dal valore quasi doppio rispetto a quello del primo semestre 2017 e del primo semestre 2021. Se la taglia media delle operazioni è stata di 772 milioni, «circa il 90% delle operazioni rappresenta singoli deal inferiori a un miliardo, per un totale di circa 10 miliardi di valore (pari a circa il 14% del totale), quindi è molto presente la dimensione media di circa 100-150 milioni per operazione, a conferma dell’ipotesi di potenziali continue aggregazioni».

L’ANDAMENTO NEGLI ULTIMI CINQUE ANNI
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I settori più esposti

In Italia il volume delle fusioni e acquisizioni è guidato dal settore viaggi, trasporti e logistica, con il 64% del valore totale (rispetto al 33% del 2021), seguito dal settore industriale e delle telecomunicazioni con 9% e 8% rispettivamente. «Il primato del settore trasporti-logistica-viaggi nella prima metà del 2022 è legato principalmente al single mega deal di Atlantia, che pesa più del 90% del valore totale del settore. Il numero di operazioni del settore nel periodo è infatti simile a quello degli ultimi anni e, se escludiamo Atlantia, il peso sul valore totale si attesterebbe a circa l’8%, in linea con gli altri settori», commenta Gissi.

Il settore manifatturiero è proprio uno di quelli in cui queste aggregazioni stanno prendendo forma, con lo sviluppo di poli produttivi (come quello del tessile-moda) italiani ma anche con l’incremento della presenza di grandi gruppi esteri in Italia. Un fenomeno che trascende i settori di attività: nel complesso il 60% delle 90 operazioni con target società italiane annunciate nella prima metà del 2022, ha coinvolto operatori stranieri.

Le previsioni

Le peculiarità del contesto economico e politico – che per esempio sta mettendo a dura prova le piccole aziende nel rapporto costi-liquidità disponibile – incidono sull’appetibilità delle imprese italiane. E sul numero dei deal. «Guardando avanti, in un contesto caratterizzato da elevata incertezza sotto diversi aspetti, le attività di M&A potrebbero ragionevolmente rallentare anche nel nostro Paese, ma allo stesso tempo rappresentare un’ulteriore opportunità per diversi operatori. L’Italia resta attrattiva e caratterizzata da numerose eccellenze in diversi settori, con nicchie ad altissimo potenziale, su cui si potrebbero registrare ulteriori operazioni di consolidamento attraverso M&A o partnership, per rafforzare la competitività a livello internazionale», chiosa Gissi.

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