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«Il 2022 premia Bulgari per dieci anni di progetti in Italia e nel mondo»

Il ceo Jean-Christophe Babin, ripercorre i risultati nella gioielleria e orologeria, tra rispetto della lunga tradizione della maison, nata a Roma nel 1884, e strategie di lungo periodo

di Giulia Crivelli

4' di lettura

Era il febbraio 2013 quando Jean-Christophe Babin prendeva le redini di Bulgari, dopo aver guidato con successo Tag Heuer e prendendo il posto di Michael Burke, chiamato ai vertici di Louis Vuitton, dopo aver rilanciato Fendi. In comune le diverse maison del gruppo Lvmh hanno il culto per l'artigianalità, ma anche la capacità di legare decenni di tradizione alla visione del futuro. Poco importa, in fondo, che si tratti di gioielli e orologi (e accessori) per Bulgari o di abbigliamento e pelletteria, come per Vuitton e Fendi. Il fil rouge tra le “avventure manageriali” di Babin (nella foto qui sotto), in particolare, è la volontà di concentrarsi su passato, presente e futuro senza soluzione di continuità, guardando ai dati di fatturato e redditività (Lvmh è il più grande gruppo del lusso al mondo, quotato a Parigi), ma anche facendo costanti investimenti in creatività, capacità manifatturiera, comunicazione e, last but absolutely not least, in sostenibilità sociale e progetti di mecenatismo culturale.

Difficile riassumere un anno come il 2022, viste le tante iniziative di Bulgari nel mondo. Possiamo comunque provarci?

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È stato un anno eccezionale, in cui abbiamo raccolto i frutti del lavoro fatto negli ultimi dieci anni, che è poi la continuazione della lunga e ricca storia di Bulgari (tutto nacque nel 1884 da una boutique-laboratorio a Roma, ndr). Abbiamo sicuramente beneficiato anche della maggiore propensione a spendere in beni di alta gamma, e non solo, come effetto “secondario” del periodo legato alla pandemia, che ha limitato la vita delle persone, annullato per molti mesi occasioni sociali e culturali e possibilità di viaggiare. Credo di poter dire però che più di tutto ha contato il mix di creatività e innovazione, nei gioielli e negli orologi, oltre che nell’ospitalità, con gli hotel e resort Bulgari. Le persone hanno ripreso a spendere, è vero, contando anche sui risparmi forzati del periodo del Covid. Ma direi che è cambiato il modo di spendere: si cerca il valore intrinseco, si guarda alla storia di ciò che si acquista e alla sua possibilità di durare nel tempo, fuori da trend e mode e persino oltre i bisogni del momento.

In gennaio a Ginevra ci sarà la prossima edizione della Lvmh watch week, alla quale Bulgari partecipa. Che anno è stato per la parte orologi?

L’aggettivo più giusto, anche per rendere omaggio al lavoro di tutte le persone che hanno lavorato al design e alla manifattura degli orologi, è straordinario. Bulgari nasce come maison di gioielli, ma ha sempre avuto una grande attenzione per gli orologi, dapprima solo da donna. Da alcuni anni abbiamo arricchito l’offerta da donna, anche perché il pubblico femminile si è avvicinato agli orologi meccanici, non solo a quelli gioiello, che per la nostra maison restano comunque centrali: alla Lvmh watch week del gennaio 2022 tra i protagonisti ci sono stati proprio gli orologi femminili della collezione Serpenti misteriosi.

E per le collezioni maschili, visto l’immutato interesse di collezionisti e appassionati di alta orologeria, meccanica in particolare?

Siamo davvero orgogliosi del lavoro fatto sulle collezioni maschili: il modello Octo, che è diventato una vera e propria famiglia di orologi, ha vinto innumerevoli premi ed è per me una sintesi ottimale della visione estetica di Bulgari con la maestria svizzera nell’alta orologeria. In marzo a Roma abbiamo festeggiato il decennale dal lancio del primo Octo, con tre nuovi modelli Finissimo e pochi giorni dopo, a Ginevra, abbiamo presentato altri tre modelli Finissimo Complicati. E potrei proseguire con le collaborazioni svelate nella tarda primavera in collaborazione con Ducati e l’Amerigo Vespucci. Prometto tante altre sorprese per il 2023, da donna e da uomo.

Tornando ai gioielli, c’è lo sviluppo della sede di Valenza. Tutto secondo programmi?

Il 15 novembre è stata posata la prima pietra dell’ampliamento di una fabbrica che era già una manifattura-modello nel 2017, quando fu inaugurata, e che lo sarà sempre di più. Contiamo di completare i lavori nel 2028 e la manifattura di gioielli Bulgari di Valenza sarà la più grande manifattura non solo in Europa, come è stata finora, ma nel mondo. Non è un primato che inseguiamo per il gusto di farlo, è piuttosto un progetto che avrà importanti ricadute sul territorio, perché assumeremo almeno 700 persone. Ancora più importante è il fatto che stimoleremo la formazione nel settore dell’oreficeria e gioielleria, collaborando con le scuole locali e ampliando l’Academy interna. La domanda di gioielli Bulgari è cresciuta nel 2022 e continuerà a farlo nel 2023 ed è chiaro che vogliamo fare tutto il possibile per soddisfarla. Ma è altrettanto importante, per Bulgari e per l’intero gruppo Lvmh, valorizzare ogni tipo di artgianalità. Molti giovani e le loro famiglie devono avere la possibilità di capire le opportunità di lavoro che l’alta gamma offre, in Italia e nel mondo (nelle foto in alto, le fasi di creazioni e produzione della collana Tribute to Paris, della collezione di alta gioielleria Bulgari Eden, che ha richiesto 2mila ore di lavorazione artigianale).

Come si coniuga l’artigianalità con la tecnologia?

Lo sviluppo frenetico di internet e di ogni strumento tecnologico non si può ignorare, sia perché il web continuerà a rivoluzionare le vite di tutti, sia per gli straordinari mezzi di comunicazione che offre e per l’opportunità di arricchire ogni evento e mostra con contenuti diversi e sempre più coinvolgenti per chi già conosce Bulgari o vuole avvicinarsi al nostro mondo.

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