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Il 2023 secondo Equita: ancora delisting ma anche grandi deal

La visibilità sull’anno appena iniziato è ridotta ma ci sono alcuni trend che terranno banco: se le Ipo saranno ferme ancora per un po’, le uscite dai mercati azionari potranno continuare

di Monica D'Ascenzo

(wladimir1804 - stock.adobe.com)

5' di lettura

«Il 2023 è un anno di difficile lettura e per una serie di motivi sarà un anno di transizione per accedere a una nuova fase». Le incertezze macroeconomiche e politiche offuscano la visibilità su quello che sarà l’anno appena iniziato, secondo Carlo Andrea Volpe, co-head investment banking di Equita, che sottolinea comunque come alcuni trend siano già riconoscibili: «Lo scorso anno abbiamo assistito a molti delisting: la maggior parte portati avanti dagli imprenditori, ma abbiamo visto anche buy out importanti. È un trend che vedremo molto attivo fino a quando il mercato evidenzierà una più stabile correlazione tra la valorizzazione e l’andamento dei fondamentali. A tale riguardo, se le operazioni di delisting stanno gradualmente riducendo la dimensione ed in fondo anche la rilevanza del mercato azionario, portano con loro in realtà anche un segnale positivo in termini di percezione sui fondamentali», sottolinea Volpe, che aggiunge: «Il caso di Tod’s è un caso scuola: l’imprenditore crede nella società ed è disposto a investire. Però non tutti gli investitori, azionisti della società, hanno deciso di aderire all’offerta, perché diversi hanno preferito non uscire in perdita e attendere. È una situazione che si potrebbe riproporre anche in future altre operazioni di questo tipo quest’anno».

Delisting & Ipo

A tenere banco, negli ultimi mesi è stata l’operazione Atlantia in Italia: «Operazione di grande rilevanza in temini dimensionali eppure fino a qualche giorno prima della fine dell’Opa il prezzo di mercato era sotto quello dell’offerta. L’assenza di intervento sul differenziale di prezzo, tipico in tutte le operazioni di mercato dove gli hedge fund fanno il loro lavoro, è l’evidenza di un’avversione al rischio che ci auguriamo possa nei prossimi mesi ridursi» osserva Volpe, secondo il quale : «Nel 2022 abbiamo vissuto una prima parte dell'anno molto forte e una seconda metà dell'anno di rallentamento per la difficoltà di prezzare l'investimento, per il costo del funding e per le incertezze del mercato. Ora vediamo fermento e la possibilità di attività di operazioni di sistema e grandi gruppi. Tante cose dovranno succedere, anche in Italia, in settori come telecomunicazioni e energia. Nonostante l’atteggiamento wait and see ci sono tante partite importanti che dovranno muoversi e gli attori del mercato saranno investitori industriali italiani ed esteri, grandi fondi chiusi e soggetti istituzionali collegati all'interesse nazionale».

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Fermo, almeno per ora, il segmento delle quotazioni in Borsa, se non per i deal di dimensioni minori, come è stato nel 2022. «Oggi il mercato delle Ipo è ancora fermo ma molte società si stanno muovendo con l'idea di considerare la quotazione nella seconda parte dell'anno. Quando il mercato si riaprirà ci saranno opportunità per molti imprenditori, viste anche le semplificazioni in atto per accedere ai mercati dei capitali» osserva Volpe.

Banche & Fintech

Il comparto finanziario riserva ancora diverse occasioni di M&A, che possono coinvolgere anche player del fintech come nel caso dell’interesse di Unicredit per Credimi di questi giorni. «Il mondo delle banche, che ci ha visti po' protagonisti nelle ultime operazioni di M&A, avrebbe dovuto vivere una nuova spinta al consolidamento molto forte, ma ora siamo in una fase di studio. Su Mps, ad esempio, ci sono tante triangolazioni» sottolinea Volpe.

Industrial & consumer

Non solo grandi deal o operazioni di interesse nazionale all’orizzonte. Ci saranno settori che più di altri potranno essere oggetto di operazioni straordinarie. «Poi ci sono le realtà del mid market, che stanno danno evidenza di un certo fermento in termini di operazioni straordinarie anche in questo contesto. Assisteremo al consolidamento di settori e all'accorciamento delle catene di valore anche grazie al supporto inoltre i fondi di private equity continuano ad essere molto attivi e rappresentano circa un terzo dell'attività in Italia. Vediamo segnali molto forti collegati ai settori come l'industrial e consumer» sottolinea Volpe .

La logica sarà quella di tornare a rifocalizzazione sui core business. «Il comparto industrial sta subendo più di altri l’impatto di due macro trend: il rallentamento atteso dei consumi e l’incremento dei costi dell’energia. Pertanto, il mondo industrial potrebbe più di altri essere interessato da operazioni straordinarie» spiega Simone Riviera, deputy head of investment banking di Equita, che prosegue: «La strategia che guiderà un po’ le dinamiche M&A sarà la focalizzazione sul core business, volta a massimizzare le sinergie di scala, in controtendenza rispetto a quanto è avvenuto in passato, quando c’erano operazioni per linee esterne che hanno portato alla creazione di conglomerati. Questa strategia si tradurrà in gruppi e conglomerati che dismetteranno attività o controllate non strettamente collegate al loro core business a favore di operatori industriali che operano in quello stesso settore».

Non solo. «Sul fronte delle fusioni, per lo stesso motivo i player che operano nello stesso settore potrebbero cercare di allearsi. In Italia, dove l'assetto azionario delle società è legato agli imprenditori, i merger sono più difficili per la necessità di conciliare le esigenze di governance. In questi casi la partecipazione di un fondo di private equity potrà facilitare le soluzioni. Per i private equity continuiamo a vedere una liquidità importante; nonostante il rallentamento degli investimenti, tale liquidità dovrà essere impiegata» sottolinea Riviera, che conclude: «I segmenti che più potranno risentire di queste dinamiche sono automotive, impiantistica e macchinari e costruzioni, perché più legati rispetto ad altri al ciclo economico e ai rialzi dei costi dell'energia».

Un altro fattore che potrebbe attirare attenzione e investimenti è il Pnrr: «Dobbiamo ancora tutti capire come il Pnrr si scaricherà a terra. Sarà un booster per la crescita potenziale. È un segnale forte di supporto finanziario e potrà attirare investimenti anche esteri. Oggi il livello di attenzione sulle storie italiane è molto aumentato e si vede anche nei road show internazionali».

Lo stato di salute delle aziende italiane

«Dalla seconda metà dell'anno assistiamo ad un rallentamento nell'attività di M&A in Italia, che ragionevolmente si protrarrà anche nella prima parte del 2023, a causa in primis della maggiore onerosità del funding. A ciò si aggiunge l'incertezza sui fondamentali delle società e quindi sugli effettivi multipli impliciti nei corrispettivi delle acquisizioni» spiega Riviera.

Ma se sul futuro la visibilità è ridotta, i fondamentali espressi dalle società italiane nell’ultima parte dello scorso anno non sembrano preoccupare, almeno per ora, gli esperti di Equita. «Per quel che riguarda i turnaround, la nostra lettura dei risultati di bilancio recenti delle quotate è una lettura tutto sommato positiva. In diversi casi siamo stati sorpresi dai risultati degli ultimi trimestri, che sono stati al di sopra delle aspettative, perché si stimava che le dinamiche macroeconomiche avessero un impatto negativo maggiore. Al momento, ad esempio, non si è ancora riscontrato un impatto significativamente negativo sui consumi. Non ci sono, quindi, segnali di una fase di ristrutturazione finanziaria per le aziende nel breve, ma se le condizioni attuali dovessero protrarsi le aziende potrebbero andare in sofferenza», chiosa Riviera.


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