IL PRECEDENTE

Il 28 aprile 2013 finiva lo stallo, partiva il governo di Enrico Letta

di Riccardo Ferrazza


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(Dadi Carofei / AGF)

2' di lettura

Esattamente cinque anni fa, era il 28 aprile 2013, si concluse una delle crisi più complicate in cui le istituzioni repubblicane fossero mai riuscite a infilarsi fino ad allora. Quel giorno al Quirinale Enrico Letta portò a giurare nella mani del capo dello Stato i ministri del suo governo. Fu l’epilogo di uno stallo durato 62 giorni (quasi un primato contando i giorni dalle elezioni) e risolto con un carta di cui oggi l’inquilino del Quirinale, alle prese con una situazione apparentemente simile, non sembra poter disporre: un esecutivo di larghe intese. Allora una somma di “non vittorie” - centrosinistra primo alla Camera, M5S primo partito e Senato senza una maggioranza -; oggi un tripolarismo amplificato da una legge elettorale priva di un premio di maggioranza.

La cronaca dei giorni del 2013 riporta alla memoria una trama complessa. Perché, trascorse 48 ore dal voto del 24 marzo, Pierluigi Bersani aprì a Beppe Grillo per un governo di scopo ricevendo subito un no; perché Giorgio Napolitano affidò al segretario del Pd un preincarico salvo doverlo congelare visti i risultati inconcludenti ricorrendo alla nomina di due commissioni di saggi; perché, soprattutto, si aprì una crisi nella crisi quando si trattò di scegliere il nuovo capo dello Stato: l’intesa Pd-Pdl franò in Parlamento alla prima votazione (Franco Marini non raggiunse il quorum) e nella quarta votazione i 101 franchi tiratori affondarono Romano Prodi, provocando le dimissioni di Bersani. Eppure si trovò una via d’uscita: dopo il sì del presidente della Repubblica a un secondo mandato, Napolitano venne rieletto (738 voti) e potè incaricare Letta di formare il nuovo Governo delle larghe intese che giurò il 28 aprile.

A cinque anni di distanza e tre governi dopo (l’ultimo ancora in carica con la prospettiva di rimanerci a lungo), uno stallo che sembrava frutto di circostanze temporanee si è ripresentato. E in forma più acuta. Due giri di consultazioni e altrettanti mandati esplorativi non hanno ancora prodotto un risultato. Ora la nuova scadenza da attendere è quella del 3 maggio, quando la direzione del Pd si riunirà per decidere la linea da tenere di fronte alla proposta di un accordo con gli ex arci-nemici del Movimento 5 Stelle. A quel punto saranno passati 60 giorni dalle elezioni ed è facile prevedere che il primato del governo Letta sarà battuto. Dietro l’angolo, però, il rischio di un altro record ben più negativo per questa legislatura numero 18: la prima incapace di produrre un governo costringendo il Capo dello Stato a richiamare gli elettori alle urne.

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