L’elenco italiano del ranking internazionale

Il 29 aprile è il D-Day dei Leader della sostenibilità 2021

La nuova iniziativa firmata dal Sole 24 Ore e dalla società di analisi Statista

di Laura La Posta

4' di lettura

«Per molto tempo è parso che agire come “buona” azienda fosse quasi un lusso, un privilegio o un bell’accessorio all’unica cosa davvero importante per un imprenditore classico: la profittabilità. Oggi, invece, guardare all’ambiente e alle questioni sociali accanto agli obiettivi finanziari è diventata una necessità». È perentorio Thomas Clark, senior partner di Statista, la società di ricerca internazionale che ha elaborato per Il Sole24Ore la lista dei 150 Leader italiani della sostenibilità, cui è dedicato un Rapporto in edicola, allegato al quotidiano, e online il 29 aprile (con classifica navigabile a cura di Lab24).

Ma come si è giunti a questa svolta? «Il messaggio della generazione dei Millennial e ancora di più dei Gen Z (la generazione zeta, cioè i nati dal 1997 fino al 2010) è chiaro: se non sei un buon “vicino di casa” e non lavori in modo sostenibile su tutti i livelli, allora non avrai le carte in regola necessarie per prosperare in futuro», spiega Clark.

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Fino alle estreme conseguenze, per alcuni consumatori, anzi consum-attori (protagonisti dei loro consumi): il boicottaggio delle marche reputate insostenibili, nemiche dell’ambiente o della diversity o dei diritti civili.

Aziende e settori

Non sorprende quindi che la nuova lista dei Leader della sostenibilità sia popolata, oltre che da banche e assicurazioni, da imprese della moda e della cosmesi e da produttori di beni di largo consumo, tradizionalmente più in ascolto dei loro consumatori. Banche e aziende della componentistica, impiantistica, produzione industriale e delle costruzioni sono comunque le società maggiormente rappresentate nella lista.

«Per le banche, è abbastanza comprensibile la loro presenza massiccia nella lista - spiega Marco Paciocco, senior analyst di Statista e responsabile di questo progetto di ricerca -. Sono un settore poco impattante a livello ambientale e fortemente sottoposto a compliance regolamentare e a rendicontazione obbligatoria. Invece è forse una sorpresa trovare tante aziende del manifatturiero e del metalmeccanico. Politiche atte a ridurre il numero di infortuni dei dipendenti, le emissioni di gas serra e i consumi in generale sono alcuni dei fattori che hanno premiato queste aziende».

E aggiunge: «Credo sia promettente vedere come questi settori di per sé maggiormente impattanti stiano lavorando e impegnandosi per essere davvero sostenibili. Alcune sono uscite da crisi aziendali proprio grazie ad una visione sostenibile del business, puntando su tecnologie green e nuovi prodotti attenti al pianeta».

La sostenibilità ambientale

In ambito ambientale, spicca l'impegno forte dei Leader. «I numeri nei report di sostenibilità parlano chiaro, per la salvaguardia dell’ambiente - racconta Paciocco -. Per ridurre l’impiego di prodotti tossici e dannosi molti hanno adottato soluzioni sostenibili, riducendo l'intensità delle emissioni di gas serra e in generale dimostrano un approccio consapevole e un impegno a 360°».

Statista ha analizzato la sostenibilità ambientale, sociale ed economica delle imprese del campione. Quest’ultima, solitamente trascurata dai media, riveste invece un’importanza fondamentale. «Questa dimensione della sostenibilità dimostra che, anche alla luce dei risultati in termini di riduzione delle emissioni, diversità e sicurezza sul lavoro, non solo le aziende in crescita sono sostenibili ma le aziende sostenibili sono quelle finanziariamente stabili e in crescita».

I criteri di Statista

Ma chi sono le 150 aziende-guida del viaggio verso viaggio e come nasce questa lista dei Leader della sostenibilità, che non ha pretese di esaustività, ma costituisce base di partenza per avviare una riflessione? I ricercatori di Statista, in Germania, hanno analizzato i rapporti di sostenibilità, le Dichiarazioni non finanziarie e i bilanci integrati, riferiti al 2019 (e, in assenza, al 2018), di 450 imprese, tratte da un database iniziale di 1.200 aziende con sede principale in Italia.

Sono state accettate anche autocandidature, a seguito di un bando pubblicato online su Il Sole 24 Ore, ed escluse le filiali italiane di multinazionali estere, le imprese prive di reportistica rilevante di sostenibilità, i gruppi internazionali senza rendicontazione italiana e le società della Difesa e del gaming.

La lista dei 150 è la punta dell’iceberg dell’elenco, che annovera altre 200 imprese, anche di grandi dimensioni, ma che non sono in vetta perché non hanno comunicato online o su base volontaria alcuni dati chiave (ad esempio, alcune pubblicano il bilancio di sostenibilità ma non quello civilistico, altre sono B Corp sottoposte a audit e certificazione ma che non rendicontano in base agli standard Gri).

I ricercatori si sono basati sulla reportistica aziendale 2019. Questo perché nell’anno clou del Covid-19 le imprese hanno ritardato il rilascio dei bilanci di sostenibilità 2020. «Ma dai nostri riscontri è emerso che è proseguito il percorso virtuoso delle aziende del campione – conclude Paciocco - . A dimostrazione di ciò depone anche la forte partecipazione delle aziende alla fase di candidatura lanciata insieme al Sole 24 Ore, proprio la pandemia da Covid-19, in cui si pensava che politiche di questo tipo passassero in secondo piano. Le aziende però sembrano sapere bene che la sostenibilità è un lungo viaggio e che non possono permettersi di abbandonarlo a metà. Neanche per una grave pandemia e un prolungato lockdown».

Statista

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