l’analisi nomisma

Il 46% degli italiani vuole il packaging green, ma il mercato è in ritardo

Solo il 4% dei consumatori pensa che lo sforzo green della Gdo sia appropriato, la quota scende al 3% per l’industria. Lo dice una ricerca di Nomisma

di Natascia Ronchetti


Il packaging alla sfida della sostenibilità

2' di lettura

La produzione ecosostenibile in Italia vale già 6,5 miliardi di euro, prendendo in considerazione tutti i prodotti con una certificazione ambientale o che riportano nei claim almeno una voce riferita alla sostenibilità.

Eppure gli italiani ritengono che ci sia ancora molta strada da fare. Per esempio che l’impegno delle aziende per ridurre l’impatto ambientale del packaging sia non adeguato o solo sufficiente.

Aziende e impatto ambientale: si può fare di più
Per quanto riguarda la Gdo solo il 4% dei consumatori pensa che lo sforzo sia appropriato, percentuale che scende al 3% per l’industria, a fronte di una tendenza sempre più forte a indirizzare le scelte d’acquisto verso prodotti con un pack green. Lo dimostra una ricerca di Nomisma realizzata in vista del forum internazionale “Packaging speaks green”, promosso il 20 e il 21 febbraio a Bologna (Auditorium di Fico Eataly World) da Ucima e Fondazione Fico.

Il packaging con un basso impatto ambientale guida il 46% degli italiani nella scelta dei prodotti per la persona e per la casa, il 43% nell’acquisto dei prodotti alimentari. Buone intenzioni che però si scontrano con un mercato che su questo fronte appare ancora un po’ in ritardo: solo il 16,4% delle aziende italiane, dice Nomisma, propongono prodotti ecosostenibili. Anche per questo occorrono incentivi.

«All’Italia – osserva Enrico Aureli, presidente di Ucima -, serve un piano per l’industria green sulla falsariga di quanto realizzato per l’industria 4.0. E la filiera del packaging ha tutte le caratteristiche per essere il motore e la guida di una trasformazione verde di materiali e tecnologie per il confezionamento».

Cresce la sensibilità verde dei cittadini
L’impegno dei cittadini sembra esserci già. Per esempio: l’83% dichiara di praticare la raccolta differenziata; il 78% mette in pratica le azioni per diminuire i consumi energetici, il 77% per ridurre gli sprechi idrici.

Ancora: quasi la metà degli italiani dice di aver smesso di acquistare prodotti che presentano un eccesso di imballaggi, il 22% dice di aver sensibilmente ridotto l’acquisto di quelli con packaging in plastica, il 23% si indirizza sempre di più verso i prodotti sfusi.

Aumentano, poi, quelli che quando fanno un acquisto controllano il tipo di materiale e le caratteristiche ecologiche del pack, preferendo quelli biodegradabili, riciclabili o tali da poter essere facilmente riutilizzati. Una sfida. Perché «la sostenibilità – dice l’agroeconomista Andrea Segrè, presidente di Fondazione Fico -, è un obiettivo che viaggia su una filiera lunga. Per la realizzazione di una economia circolare reale ogni passaggio va coerentemente monitorato».

Per approfondire:
Latini (Coop): «La prossima sfida per la sostenibilità è il packaging»
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