Fisco e contabilita

Il 5 per mille e il tesoro delle firme senza opzione: perché agli enti conviene il gioco di squadra

di Valentina Melis

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3' di lettura

Il cinque per mille dell’Irpef ha portato in dote finora 5,6 miliardi agli enti di volontariato, ricerca, sport dilettantistico, cultura, ai Comuni e ai gestori delle aree protette. Le campagne per raccogliere le opzioni con la dichiarazione dei redditi, in corso anche quest’anno benché con tempi più dilatati (per presentare il 730 c’è tempo fino al 30 settembre) puntano generalmente a far “premiare” una organizzazione specifica, indicando il suo codice fiscale. Ci sono aree, però, come la cultura e la gestione delle aree protette, nelle quali il valore delle scelte generiche, cioè la firma messa dal contribuente sul riquadro del settore senza indicare nessuna organizzazione, è più rilevante che in altre.

La maggior parte di coloro che scelgono di destinare il cinque per mille alla cultura e alla gestione delle aree protette, e quasi un quarto di coloro che scelgono la ricerca sanitaria, firma semplicemente nel riquadro corrispondente, destinando il suo cinque per mille a un fondo (il cosiddetto “inoptato”) che viene poi redistribuito tra tutti gli iscritti in misura proporzionale alle scelte dirette ricevute dalle organizzazioni.

L’incidenza di queste scelte generiche sugli importi assegnati nel 2018 (ultimo dato disponibile) è del 4,6% per gli enti del volontariato (oltre 48mila organizzazioni iscritte a contendersi il contributo, che operano in più settori e quindi puntano a farsi riconoscere singolarmente), passa al 25% per i 480 enti della ricerca scientifica e al 36,6% per i 106 enti della ricerca sanitaria.

L’incidenza del cosiddetto “inoptato” balza al 69,2% sulle somme attribuite ai 94 enti della cultura e al 97,7% per i 24 candidati fra gli enti di gestione delle aree protette.

Nella cultura, ad esempio, le scelte “dirette” a un singolo ente nel 2018 sono state 11.463, e quelle generiche 34.755. Per le aree protette (il settore inserito più di recente, nel 2017, che ha partecipato alla prima ripartizione per il 2018), le opzioni dirette sono state appena 148, contro 8.440 scelte generiche.

Per ogni scelta diretta ottenuta da un’organizzazione del volontariato, che vale in media 31 euro (il valore dipende dall’Irpef del contribuente), la stessa organizzazione porta a casa 1,47 euro derivante dalle scelte generiche. Una organizzazione della cultura per ogni scelta espressa (che vale in media 43 euro) porta a casa altri 101,45 euro per le scelte generiche. E un ente di gestione delle aree protette, per ogni scelta espressa a suo favore, ottiene ben 1.606 euro dalle scelte generiche (in quest’ultimo comparto, il contributo 2018 è stato di 243.343 euro in totale, ripartito tra appena 24 beneficiari).

Sono indicazioni utili per la campagna fiscale in corso, soprattutto per le organizzazioni meno conosciute. «Per gli enti della cultura e ancora di più per quelli di gestione delle aree protette, accomunati dall’unicità delle tematiche rappresentate - spiega Nicola Bedogni, presidente dell’Assif, associazione italiana Fundraiser - potrebbe essere utile fare massa critica e promuovere insieme campagne a favore dell’intero comparto, facendo crescere le scelte generiche, con un beneficio economico che poi si spalmerà su tutti gli enti iscritti».

Ci sono ancora margini di miglioramento nella raccolta fondi dal cinque per mille, se si considera che oltre 11 milioni di contribuenti non esprimono alcuna scelta (su 41 milioni di contribuenti, 16,6 milioni esprimono già una scelta, altri 13 milioni hanno Irpef a zero - per detrazioni e no tax area - dunque non incidono nella ripartizione del contributo).

Resta il tetto di 500 milioni all’anno imposto alla ripartizione del cinque per mille: se il limite fosse rimosso, dal bacino del cinque per mille dell’Irpef (che vale circa 800 milioni nel 2018) gli enti potrebbero potenzialmente aspirare ad altri 300 milioni.

Inoltre, «se si guarda a come avviene la scelta - continua dall’Assif Nicola Bedogni - Doxa insegna che il 43% dei contribuenti mantiene invariata l’opzione dell’anno prima, il 19% si basa sui suggerimenti di amici o parenti e solo l’1% è influenzato dalla pubblicità». È evidente che campagne più mirate potrebbero fruttare un migliore posizionamento alle organizzazioni nella classifica del cinque per mille.

Peraltro, il 92% delle organizzazioni iscritte negli elenchi dei potenziali beneficiari riceve meno di 500 scelte dirette.

Un aiuto per le campagne di promozione degli enti - mai messo in campo per le criticità legate alla privacy - sarebbe la possibilità per le organizzazioni di conoscere i nomi di chi destina loro il cinque per mille, perché consentirebbe di fidelizzare i contribuenti.

Per venire incontro alle esigenze di conoscenza degli enti non profit sul cinque per mille, Assif ha preparato un report con i dati di ogni settore, dal 2006 al 2018 (ultimo anno disponibile), accessibile ai soci dall’area riservata del sito www.Assif.it.

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