CONTRO LO SPOPOLAMENTO DEI BORGHI

Il bacino del turismo di ritorno? Tra 60 e 80 milioni di discendenti italiani

di Andrea Carli


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Un tratto della via Francigena (foto Ansa)

2' di lettura

Il cosiddetto “turismo di ritorno”, ovvero i viaggi verso il nostro Paese di italiani e italo-discendenti residenti all’estero alla scoperta delle proprie origini, interessa un bacino potenziale tra i 60 e gli 80 milioni italo-discendenti e cinque milioni di cittadini ufficialmente residenti all’estero, che intendono ristabilire un contatto con il luogo di provenienza familiare e ritrovare un sentimento di appartenenza con i luoghi di origine. Gli italo-discendenti nel mondo appaiono molto affascinati dalla riscoperta dei piccoli borghi da cui provenivano i loro antenati, e in generale ai luoghi che non rientrano nei circuiti del turismo di massa. È quanto è emerso in occasione di un seminario su questo tema, che si è svolto oggi alla Farnesina.

Per il 2018 turismo in crescita dell’1,8%
In Italia, il settore del turismo rappresenta, dal punto di vista economico, il 13% del Pil, pari a oltre 223,2 miliardi di euro (11,1% nel 2016). Per il 2018 si stima un ulteriore incremento dell’1,8%, che porterà il valore economico del settore a 227,3 miliardi. L’impatto economico del turismo si riflette in maniera rilevante sul mondo del lavoro, con oltre 3,4 milioni di posti direttamente e indirettamente generati nel 2017, pari al 14,7% dell’occupazione totale del Paese (12,7% nel 2016).

Il caso di Capracotta in Molise
Il legame tra chi parte e la sua terra d’origine è forte e può essere d’aiuto contro lo spopolamento di alcune zone del bel Paese meno toccate dal turismo di massa.Un esempio? Capracotta è un comune della provincia di Isernia, in Molise, con solo 700 abitanti, ma nel mondo ci sono oltre 1800 persone che provengono da qui. «In Abruzzo - ha spiegato Giovanni Lolli, vice presidente della Regione e coordinatore per il turismo della Conferenza delle Regioni - si sta portando avanti un progetto in base al quale i comuni possono intervenire con piani di ristrutturazione dei centri storici dei paesi abbandonati, favorendo emigranti-investitori laddove i proprietari delle case non siano interessati». Gli italiani all’estero, ha voluto ricordare Lolli, se sono partiti poveri quasi sempre sono poi diventati abbienti e possono aver voglia di investire nel Paese d’origine. «Non è da sottovalutare poi che così facendo si favorisce un turismo destagionalizzato e più diffuso», ha concluso.

Vignali: italo-discendenti primi consumatori di prodotti locali
Il filone del turismo di ritorno può dunque rappresentare un’ulteriore opportunità per il turismo italiano. «Il turismo delle radici rappresenta una straordinaria opportunità per aprire l’Italia a nuovi flussi di visitatori e per valorizzare luoghi e borghi italiani non ancora coinvolti dal turismo di massa», ha sottolineato il direttore generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie Luigi Maria Vignali. «Connazionali e italo-discendenti - ha aggiunto - sono del resto i primi consumatori dei prodotti locali, realizzati da artigiani e i cui ricavi vengono interamente riassorbiti dallo sviluppo dell’economia locale».

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