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Il Baglioni cede il 75% alla messicana Palace Resorts

Il gruppo italiano mantiene il management del brand e delle nuove strutture europee. Quello centro-americano ha un fatturato da 800 milioni con 5mila camere di proprietà e più di 2500 in costruzione

di Sara Magro

3' di lettura

Baglioni Hotels & Resorts, collezione famigliare italiana di cinque stelle, annuncia la partnership finanziaria strategica con Palace Resorts, gruppo messicano da 800 milioni di fatturato con 5mila camere di proprietà più 2500 in costruzione in Centro America. L’accordo, siglato lo scorso 10 novembre, prevede che Palace Resorts diventi azionista di maggioranza con il 75% del gruppo italiano.

L’operazione

«Si tratta di un’operazione che porta reciproci vantaggi – afferma Guido Polito, che resta ceo del gruppo Baglioni –. Da un lato, possiamo rafforzare la nostra presenza sul mercato americano, che rappresenta il 70% della clientela di Palace Resorts, migliorare l’efficienza sfruttando i sistemi IT interni, diminuire i costi operativi ed espandere il brand. D’altra parte, il gruppo messicano ha trovato in noi il partner ideale per espandere il portfolio in Europa e Medio Oriente, acquisendo un brand forte e ben posizionato, ma anche una gestione competente e solida». Con un sondaggio tra i suoi clienti, Palace resorts, proprietaria anche degli immobili, ha infatti scoperto che le destinazioni più desiderate sono Italia e Maldive, entrambe nel portfolio di Baglioni. La partnership introduce inoltre nell’hotellerie italiana il modello del vacation club, una formula tramite cui si vendono membership che danno diritto a specifici privilegi.

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Nel caso di Palace Resorts, le quote annuali vanno dai 10 ai 350mila dollari, con uno sconto minimo del 20% nei resort del gruppo per 50 settimane in 25 anni. Grazie a questo modello, il gruppo messicano ha già acquisito 75 mila soci, ovvero 75 mila clienti fidelizzati. Il calcolo è presto fatto: considerato che il soggiorno medio di ogni membro è di 10 giorni all’anno, la società si garantisce la vendita di 750 mila notti annue.

«Il mercato americano è il primo per noi, con il 35% – dice Polito –. Ci basterebbe convertire il 5% dei membri del club, per aumentare di 17 milioni di euro il nostro fatturato. Altro aspetto interessante di Palace Resorts, sono i 1200 matrimoni all’anno, un settore che ha un enorme potenziale di crescita in Italia, sempre in cima alle classifiche delle mete honeymoon.
«Anche in questo caso, il vantaggio è reciproco – afferma Guido Polito –. Palace aumenta l’offerta di destinazioni nelle mete preferite dai membri del vacation club, noi acquisiamo clienti. Senza dimenticare che, dato il volume del business, Palace Resorts ha già al suo interno un team professionale di fotografi, truccatori, parrucchieri».

I piani di sviluppo

Il gruppo Palace Resorts, che comprende anche i lussuosi Le Blanc, ha strutture a Cancun, Los Cabos, in Giamaica, in apertura a Punta Cana e due in costruzione a Turks & Caicos, di cui una sarà Baglioni. In generale sono resort di grandi dimensioni, con servizi di alto livello e format innovativi come il ristorante per bambini dove hamburger e patatine sono fatti con la stampante 3D. Un approccio molto diverso da Baglioni, con poche camere e servizi su misura. Davanti al timore di snaturare l’autenticità dell’ospitalità italiana, Polito risponde sicuro che Baglioni manterrà le caratteristiche che lo hanno sempre contraddistinto in tutte le strutture – piccole dimensioni, cura dei dettagli, servizio personalizzato – da quelle storiche alle prossime aperture. Anche per quanto riguarda le destinazioni, si seguirà la linea già scelta: Oltre alle mete classiche, come Venezia, Roma, Firenze, per i nuovi resort hanno puntato su luoghi meno scontati e dal grande potenziale. Per esempio scegliendo Puntaldìa invece della Costa Smeralda in Sardegna, e Otranto invece della Valle d’Itria dove sono già le masserie più famose. C’è un ultimo aspetto che sta a cuore a Polito: la gestione famigliare di entrambi i gruppi. I Chapur, a capo di Palace Resorts, erano clienti affezionati degli alberghi Baglioni.

«Si sono appassionati del nostro modo di fare ospitalità, sperimentandola in prima persona – racconta il ceo –. E quando hanno deciso di espandersi in Europa è stato naturale partire da noi. La seconda generazione è giovane (il più vecchio ha 35 anni), dinamica e autonoma nel prendere decisioni: abbiamo concluso l’operazione in meno di tre. Ovviamente – concluide – è un passaggio non banale anche dal punto di vista emotivo», Ma l’operazione garantisce una forza finanziaria per lo sviluppo del brand Baglioni. La prossima apertura, il 16 gennaio, è Casa Baglioni, un albergo di 30 camere in stile anni Settanta nel cuore di Milano, a due passi dal Quadrilatero della Moda. L’atmosfera è quella di una residenza elegante, con la cucina dello chef stellato Claudio Sadler, che firma la ristorazione del gruppo. Prossimamente si aggiungono sei appartamenti, sempre in zona o non troppo lontano, per offrire un’ospitalità più autonoma, sempre con i servizi di un cinque stelle di lusso.

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