Intervista a Marco Moreschi

«Il Banco Marchigiano punta su territorio e Pmi per crescere»

Direttore generale Banco Marchigiano

di Michele Romano

Interno della filiale green di Civitanova Marche. La Banca ne ha 28 tra Marche e Abruzzo

4' di lettura

Il nome Banco Marchigiano solletica il ricordo di una banca che non c'è più (Banca delle Marche, scomparsa nel 2017. Ndr.) e di un rapporto speciale che i risparmiatori e gli imprenditori hanno sempre cercato. Con 28 filiali presenti in 6 province tra Marche e Abruzzo, 194 dipendenti, 11.500 soci con un patrimonio netto totale di 82,7 milioni, l'istituto di credito presentava a fine settembre impieghi totali per 616 milioni (+6,3% rispetto a fine 2020), una raccolta complessiva pari a 1.218 milioni (+9,2%), spinta da quella gestita (+64 milioni e un incremento del 28,3%), mentre le proiezioni a fine anno confermano il forte impulso alla crescita e una notevole contrazione dei rischi con l'Npl ratio netto all'1,4%. «L’idea progettuale nata 4 anni fa è realtà – è soddisfatto il direttore generale Marco Moreschi -: Banco Marchigiano si sta confermando un importante riferimento regionale per le famiglie e la piccola e media impresa, dopo
un profondo lavoro di derisking
e consolidamento patrimoniale
e un'importante attività di rilancio commerciale che lo rendono oggi un interlocutore snello e credibile».

Cosa ha insegnato l'esperienza di Banca Marche?

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Gli esempi negativi a cui abbiamo assistito negli ultimi anni, purtroppo non solo nelle Marche, devono sensibilizzare la classe dirigente del sistema finanziario a un accresciuto rispetto nei confronti di famiglie e imprese: entriamo nella loro sfera più intima, tra gestione del risparmio e della previdenza unitamente alla pianificazione finanziaria del futuro personale e industriale. Su questi temi non si scherza, occorre competenza e grande senso di responsabilità. E qui torniamo all'imprescindibile tema della credibilità

Un bresciano che da cinque anni vive nelle Marche e guida una banca marchigiana: che idea si è fatto di questa regione?

Sono orgogliosamente marchigiano d'adozione e profondamente innamorato della ricchezza di questi territori declinati giustamente al plurale anche nel nome. Le Marche meritano un salto di qualità, che deve però passare da una migliorata capacità nel fare sistema, nel costruire reti che, pur poggiandosi sulle tante e singole eccellenze imprenditoriali, riescano a farne sintesi migliorando visibilità e percezione verso l'esterno.

Qual è il senso e la forza che dà l'adesione di Banco Marchigiano al Gruppo Bancario Cooperativo?

Ci permette di beneficiare di efficientamenti organizzativi e di solidità strutturale di cui tutte le banche aderenti possono godere pur confermandosi come autonomo interlocutore dei propri territori. Diciamo il giusto compendio tra una dimensione globale che consente adeguati presidi, anche di coerenza normativa, e una territoriale che permette quella necessaria interlocuzione snella di cui i territori hanno bisogno

Più attenzione e sostegno alle piccole e micro imprese rispetto ai grandi gruppi industriali
delle Marche?

Il 96% del tessuto produttivo regionale è rappresentato da piccola e microimpresa: a loro va riservato un approccio che difficilmente può essere iper-standardizzato e che deve basarsi sulla gestione diretta della relazione anche per supportare e indirizzare al meglio le scelte finanziarie degli imprenditori
che non possono contare su strutture interne tipiche della grande azienda.

Banco Marchigiano è in prima linea nel sostenere la blue economy regionale: con quali prospettive?

Crediamo e investiamo sulle potenzialità di questo modello economico-sociale, perfettamente in linea con l'identità di Marche e Abruzzo: supportare logiche di blue economy consente di massimizzare i benefici della piccola dimensione con i vantaggi del networking e della circolarità, favorendo un assetto competitivo maggiormente performante per tutte le realtà coinvolte. Alta gamma, eccellenza, ricerca e sviluppo, digitalizzazione e sostenibilità rappresentano oggi, ed ancora di più in prospettiva, gli aspetti sui quali puntare per un'economia che alla massimizzazione del profitto antepone lo sviluppo complessivo e duraturo
della comunità.

Oltre al sostegno finanziario, lei ha messo in campo un'operazione di sostegno culturale, come aprire il Forum Ambrosetti a 300 imprenditori marchigiani…

Sono profondamente convinto che una banca territoriale debba affiancare all'attività di intermediazione finanziaria quella di relazioni: l'hub marchigiano di Ambrosetti, come altri esempi significativi, ha voluto stimolare lo sviluppo della conoscenza nel senso più ampio del termine. Imprenditori che hanno avuto la possibilità di affacciarsi al mondo attraverso i più grandi temi di attualità e di poterne discutere tra loro migliorando al contempo la relazione interna. Ora a queste iniziative va data continuità.

Come andrà avanti la penetrazione del mercato marchigiano?

La copertura territoriale della regione non è ancora completa e, dopo la necessaria fase di consolidamento conseguente alla forte crescita registrata, saremo impegnati nella definizione di un ulteriore piano espansivo soprattutto guardando alla Vallesina e all'area tra basso Fermano e Roseto degli Abruzzi.

Da pochi mesi avete inglobato la Banca del Gran Sasso d'Italia, con tre filiali nell'Aquilano: qual è il senso di questa operazione e che ruolo avrà l'Abruzzo nei nuovi piani del Banco Marchigiano?

L’incorporazione della piccola realtà abruzzese ottempera da un lato all'esigenza di efficientamento infra-gruppo e dall'altro la messa a disposizione di un territorio ferito ma con grandi potenzialità di una realtà che possa sostenerne lo sviluppo. E poi lo trovo un progetto coerente con le native riflessioni in termine di macro-regione.

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