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Il barometro della giustizia segna tempesta

Le cerimonie di inaugurazione dell'anno giudiziario rappresentano la cartina di tornasole dei rapporti tra i vari protagonisti del dibattito pubblico

di Giovanni Negri

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(Ansa)

Le cerimonie di inaugurazione dell'anno giudiziario rappresentano la cartina di tornasole dei rapporti tra i vari protagonisti del dibattito pubblico


2' di lettura

Quando alla fine non si riesce più neppure ad ascoltarsi. Le cerimonie di inaugurazione dell'anno giudiziario, dai vari distretti di Corte d'appello, rappresentano, da sempre, la cartina di tornasole dei rapporti tra i vari protagonisti del dibattito pubblico sulle politiche della giustizia, magistrati, avvocati, partiti. E da quanto registrato oggi il barometro vira ampiamente sulla tempesta. Dove se i temi di divisione sono in generale la riforma del processo penale e in particolare la riscrittura della prescrizione, in vigore peraltro da un mese, a rappresentarli plasticamente è stato quanto avvenuto a Milano.

Piercamillo Davigo
Davanti al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede alla presidente della Corte costituzionale, è andata infatti in scena la protesta dei penalisti contro Piercamillo Davigo, storico pm milanese e oggi consigliere Csm, colpevole di sostenere la corresponsabilità degli avvocati nell'allungamento dei tempi dei processi. Quando Davigo ha iniziato a parlare gli avvocati sono usciti esibendo gli articoli della Costituzione su diritto alla difesa e giusto processo. E, più tardi, quando ha preso la parola il rappresentante della Camera penale meneghina, Davigo non c'era più.

Il ministro Bonafede
Una difficoltà anche solo a confrontarsi che non fa bene. Che investe le istituzioni, con un Bonafede chiamato per esempio a smentire di essere un “manettaro”, che radicalizza la differenze ed evita la ricerca dei punti condivisi che pure ci sarebbero e ci sono, a volere entrare un po' più nel merito di temi e problemi. Tanto per ricordane qualcuno, il potenziamento delle risorse (umane e materiali), anche per evitare quelle asimmetrie da sede a sede ancora poche ore fa stigmatizzata dalla presidente della Corte d'appello di Milano, Marina Tavassi, oppure sul piano della procedura, il potenziamento dei riti alternativi, per ridare fiato a un modello accusatorio mai davvero decollato.

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