SOCIAL NETWORK SOTTO ACCUSA

Il Belgio contro Facebook: traccia gli utenti anche sugli altri siti. Multa milionaria in arrivo

di Biagio Simonetta

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(EPA)


2' di lettura

La stagione dei dati, quella che porterà al prossimo 25 maggio 2018 (data dell'entrata in vigore del nuovo regolamento europeo sui dati personali, GDPR), è iniziata nel peggiore dei modi per Facebook. Il social network di Mark Zuckerberg negli ultimi mesi è finito nel mirino del garante più volte, e in alcuni casi anche per colpa di WhatsApp, altra costola prestigiosa di Facebook Inc. L'ultima minaccia pesante arriva dal Belgio, dove la sentenza di un tribunale vuole che il social network cessi immediatamente la raccolta dei dati degli utenti attualmente in essere. E cancelli quelli raccolti finora. Pena una multa da 250mila euro al giorno fino ad un massimo di cento milioni.

Questa storia belga nasce dall'esposto a firma del Comitato per la Privacy di Bruxelles, secondo il quale Facebook non avrebbe mai informato in modo chiaro gli utenti circa il metodo di raccolta dati utilizzato. Il vero nodo non è legato tanto alla navigazione su Facebook, quando a quella su siti esterni. Grazie ai famosi pulsanti “mi piace” e “condividi” del social network di Zuckerberg, infatti, Facebook è in grado di raccogliere i dati di navigazione anche quando un utente visita un altro sito, a patto che sia comunque loggato sul social. Una pratica, questa, che secondo l'accusa consentirebbe a Facebook di ottenere una profilazione dell'individuo molto dettagliata e molto golosa gli inserzionisti pubblicitari.

La difesa di Facebook
Anche stavolta da Menlo Park le accuse sono state rispedite al mittente, con tanto di ricorso verso la decisione del tribunale. Facebook sostiene che il tracciamento degli utenti sia conforme alle regole vigenti e che gli strumenti utilizzati sono quelli standard. La società di Zuckerberg ha fatto presente, inoltre, che l'utente è sempre informato della raccolta dati e che sono previsti strumenti, per chi lo decide, in grado di bloccare il tracciamento stesso.

Una storia che si ripete
La sentenza è di fatto una nuova tegola per Facebook, ma non è la prima volta che la società di Zuckerberg viene tirata in ballo per pratiche scorrette di raccolta dati. Proprio in Belgio, già nel 2015 erano emersi problemi simili, mentre qualche mese fa la Commissione UE ha multato l'azienda californiana (sanzione da 110 milioni di euro) per la storia dell'intreccio di dati fra Facebook e WhatsApp. E che per Facebook, in Europa, tiri brutta aria lo si è intuito anche da una recente storia che ci porta in Germania, dove una sentenza del tribunale di Berlino ha di fatto stabilito che sarà possibile iscriversi al social network anche senza alcun obbligo di fornire i propri dati personali autentici. Dunque: chi vorrà iscriversi con un nickname fasullo potrà farlo. E inoltre, non sarà più considerata valida la clausola, contenuta nelle condizioni generali del social network, secondo cui l'azienda con sede a Menlo Park può cedere ad aziende terze i dati personali e l'immagine del profilo.

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