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Il Belpaese moltiplica le soprintendenze

di Antonello Cherchi


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(Carino Carlo Imagoeconomica / IM)

3' di lettura

Accorpamenti ed espansioni. Si gioca soprattutto tra questi due estremi la proposta di riforma del ministero dei Beni culturali targata Bonisoli. Da una parte c’è l’idea di aumentare sia le soprintendenze di archeologia, belle arti e paesaggio, con possibile creazione delle soprintendenze archeologiche del mare, sia quelle archivistiche e bibliotecarie, che passerebbero da 12 a 15.

Dall’altra, scenderebbero da 17 a non più di 7-8 gli uffici dei segretari regionali, grazie alla creazione dei segretari interregionali, e i poli regionali, che ora sono 17, verrebbero trasformati in 11 reti museali. Previsti, poi, interventi sull’assetto dei musei autonomi, sulle assunzioni di personale tecnico, sulla diffusione dello smart working (l’obiettivo è di coinvolgere il 10% dei dipendenti), sugli appalti, con la creazione di una direzione generale ad hoc. Le linee guida della riforma sono state sottoposte nei giorni scorsi alle organizzazioni sindacali e ora l’ennesima operazione di restyling dei Beni culturali entra nel vivo.

L’ultima riorganizzazione dei Beni culturali risale al precedente ministro, Dario Franceschini, che è intervenuto sull’assetto sia centrale sia periferico del dicastero. A lui si deve, tra l’altro, l’istituzione dei musei autonomi, con la selezione internazionale dei direttori chiamati a guidarli, e la rimodulazione delle soprintendenze. L’attuale ministro, Alberto Bonisoli, ha deciso di rimettere in parte mano a quel disegno con l’obiettivo di calibrare meglio gli interventi che nel frattempo hanno mostrato criticità.

Il cammino della nuova riforma è partito con l’insediamento di una commissione che ha elaborato e sottoposto al ministro un documento con i principali settori di intervento. Analisi poi condivisa con le strutture di vertice dei Beni culturali e con i sindacati. L’obiettivo è di chiudere il cerchio prima dell’estate.

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Tra le ipotesi, quella di un rafforzamento delle soprintendenze di archeologia, belle arti e paesaggio, accorpate in un ufficio unico dalla riforma Franceschini. L’idea è di salvaguardare quell’impostazione - dunque, la soprintendenza resterebbe sul territorio come referente unico per il cittadino in materia di tutela, valorizzazione e concessione - ma potenziandone la rete. Le attuali 32 soprintendenze verrebbero aumentate anche attraverso la creazione delle soprintendenze archeologiche del mare. Questo comporterebbe la necessità di nuove assunzioni di personale amministrativo e informatico e di archeologici, architetti e storici dell’arte.

Un altro reclutamento si renderà necessario per biblioteche e archivi - con l’assunzione di bibliotecari e archivisti - per far fronte al piano di nuova articolazione delle soprintendenze archivistiche e bibliografiche. La proposta è di istituirne altre tre - portando così il numero complessivo da 12 a 15 - in modo da coordinare meglio l’attività dei 93 archivi di Stato sul territorio.

Per quanto riguarda i 32 musei dotati di autonomia scientifica, contabile, finanziaria e organizzativa, si vorrebbe rivederne la governance, eliminando il consiglio di amministrazione, ora formato dal direttore del museo e da quattro componenti nominati dal ministro dei Beni culturali, di cui uno d’intesa con il ministro dell’Istruzione e un altro con quello dell’Economia. Allo stesso tempo verrebbe rafforzato il ruolo del comitato scientifico, formato dal direttore del museo e altri quattro esperti. Inoltre, verrebbero meglio definite le procedure per i prestiti delle opere d’arte, con un maggiore coordinamento tra i direttori dei musei autonomi e i responsabili delle varie direzioni generali del ministero interessate volta per volta. E questo anche per cercare di evitare le ricorrenti polemiche che accompagna lo spostamento di capolavori. L’ultima è di un mese fa circa e aveva al centro della disputa le Sette opere di Misericordia di Caravaggio. Ora sono in ballo le opere di Leonardo.

Previsto, inoltre, un intervento sugli uffici dei segretari generali, che verrebbero in alcuni casi accorpati e ridotti a 11 - ora sono 17 (Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Sicilia gestiscono in proprio, in virtù dell’autonomia, i loro musei e monumenti) -, non si occuperebbero più di tutela ma avrebbero solo compiti amministrativi e organizzativi e risponderebbero non più alla direzione generale del bilancio, ma al segretario generale, il cui ufficio sarà potenziato.

Accorpati anche i 17 poli museali regionali con la creazione di 11 reti museali interregionali.

Infine, per evitare la parcellizzazione dei bandi di gara, sarà creata una direzione generale ad hoc, che si occuperà anche delle gare dei servizi aggiuntivi più importanti e funzionerà da supporto alle stazioni appaltanti periferiche.

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