oggi l’insediamento all’eliseo del neopresidente

Il benvenuto di Merkel a Macron. Weidmann: una chance di nuovo aiuto all’eurozona

di Angela Manganaro

3' di lettura

Sarà più Macron a cambiare Merkel o Merkel a cambiare Macron? La domanda ha senso se si supera la tradizionale definizione di asse franco-tedesco. E si supera se il primo incontro fra i due leader europei - lunedì 15 maggio il neopresidente vola a Berlino dalla cancelliera - sarà l’inizio di un confronto su come cambiare l’Unione europea. A parole i due sono già amici, Merkel dice oggi che farà di tutto per aiutare la Francia del presidente che si insedia domani e disegnare un percorso europeo assieme a Parigi. Da Bari il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, dice qualcosa di ancor più concreto: l’elezione di Macron è una chance per un ulteriore sostegno economico nell’eurozona.

Da politico di ultima generazione il presidente di 39 anni non può né sembra dimenticare che più di mezza Francia non l’ha votato, più di un terzo gli è apertamente ostile e molto del suo successo dipenderà dalla sua capacità di cambiare l’Europa minata ma non piegata da Brexit, partiti eurofobi, elettori anti-globalizzazione. Macron aspetta giugno per capire quale margine di manovra avrà dopo le legislative dell’11 e del 18. Merkel aspetta le politiche di settembre, fino ad allora non sarà libera anche se volesse intraprendere un cammino diverso da quello finora tracciato dal suo lungo governo.

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Lui ha certo più fretta di lei: pochi giorni fa il suo staff ha già fatto sapere che Macron chiederà a Merkel di rafforzare velocemente le misure europee anti-dumping e irrigidire il controllo degli investimenti stranieri nei settori strategici. Non sarà solo un modo per «sottolineare l’importanza del legame con la Germania e rilanciare il progetto europeo», come un più ortodosso portavoce ha spiegato ieri a Reuters. Nel frattempo Macron ha lanciato anche lo splendido slogan «Buy European» negli appalti pubblici. Con tutte le differenze del caso - il modello è il Buy American Act - e rischiando accuse di blasfemia, ricorda un po’ il «Buy american, Hire american» del discorso di insediamento di Donald Trump. Sarà per questo o per una sincera difesa della globalizzazione che Bruxelles gli ha già pavlovianamente risposto no.

L’insediamento di  Macron all’Eliseo

L’insediamento di Macron all’Eliseo

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Come sarà invece il rapporto con Frau Merkel? Sylvie Goulard, europarlamentare e consigliera di Macron per gli affari comunitari, nonché possibile ministro del prossimo governo francese, dice che al contrario dei suoi predecessori, Macron non vuole fare prove di forza con la Germania ma gioco di squadra.

Merkel sembra preparsi a questo abbraccio, e giovedì ha indicato la strada al giovane presidente: la riforma economica che la Germania ha completato più di dieci anni fa può essere il modello per Macron, ha detto la cancelliera. E ha ricordato che la Germania ha superato la Francia dopo la riforma del mercato del lavoro del suo predecessore, il socialdemocratico Gerhard Schroeder, nel 2003. Merkel quindi fornisce l’assist: la riforma del lavoro è la prima e principale sfida di Macron che da ministro dell’Economia aveva già proposto una contestata legge e ha già detto che riformerà il Code de Travail a colpi di ordinanze (cosa che potrà fare quanto più avrà un governo allineato, ma per questo dovrà aspettare le legislative di giugno).

Intanto Merkel da Dusseldorf lo incoraggia: fino al 2003, ha detto in pubblico, «Germania e Francia avevano le stesse performance economiche, e i tedeschi non sono in un nessun senso migliori dei francesi, questo vuol dire che anche la Francia può raggiungere i nostri livelli».

Merkel promette anche di parlare con lui su come rafforzare l’area euro e di fare riforme che abbiano un immediato impatto nel mercato del lavoro. Tutto indica affinità e l’inizio di un proficuo sodalizio che il ministro delle finanze Wolfgang Schäuble sembra non ostacolare, anche se in campagna elettorale aveva detto di avere più affinità ideologiche col conservatore Fillon. Erano gli stessi giorni in cui, forse sotto la pressione elettorale, Macron aveva detto in un’intervista con due giornali, uno francese e uno tedesco, che il surplus commerciale della Germania «danneggiava l’economia dell’eurozona ma anche la stessa Germania e c’era bisogno di ribilanciamento». Concetti non troppo diversi da quelli espressi dalla Casa Bianca di Trump a inizio anno.

Dopo il caloroso benvenuto a Berlino, e una probabile sintonia su terrorismo, difesa e immigrazione, torna così la domanda iniziale: Macron cambierà un po’ Merkel - giornalistico sinonimo di Germania - o Merkel normalizzerà Macron?

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