L’arrivo del professionismo

Il big dei procuratori Raiola fiuta il business del calcio femminile

Un’intesa con Barbara Bonansea potrebbe spingere la giocatrice della Juventus a decidere di fare un’esperienza all’estero, dove le atlete del calcio sono già professioniste

di Gaia Brunelli

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3' di lettura

I piccoli passi servono per arrivare lontano. Barbara Bonansea ne ha fatti tanti insieme a tutto il movimento del calcio femminile in Italia. BB11 è diventata una stella dopo il Mondiale francese che l'ha consacrata come una delle migliori giocatrici azzurre, tanto da ricevere offerte interessanti da top club come il Lione, capace di vincere per 5 anni consecutivi la Women's Champions League (l’edizione 2021 è stata vinta dal Barcellona, ndr). Parliamo dell'estate del 2019 quando, però, Barbara Bonansea scelse di restare alla Juventus anche perché aveva un contratto di altri due anni e, di comune accordo con la società, scelse di onorarlo. Quel contratto scadrà proprio questa estate, a giugno, e finora non è ancora arrivato il rinnovo.

Intanto alle porte c'è il cambiamento epocale previsto per la stagione 2022/23 quando tutte le squadre di Serie A femminile saranno considerate professioniste ed è qui che entra in scena uno dei più importanti procuratori del calcio maschile, Mino Raiola. Attualmente il tema regolamentare dice che finché le giocatrici sono dilettanti è assolutamente vietato che abbiano un agente. Quindi nessun procuratore che oggi potrebbe definirsi solamente consulente, amico o avvocato, può agire a pieno titolo. La questione, però, cambierà appunto nel 2022, quando entrerà in scena il professionismo e la sensazione è che i grandi agenti stiano iniziando a posizionarsi in un mercato in continua evoluzione per farsi trovare poi in condizioni di vantaggio sugli altri.

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È sempre una questione di potere. E Raiola sa scegliere bene. Così nasce l'intesa con Barbara Bonansea, una delle migliori giocatrici italiane.Un'intesa che potrebbe portare Bonansea a decidere di fare un'esperienza all'estero, dove le atlete del calcio sono già professioniste. Il Lione o il Bordeaux in Francia possono essere una buona opportunità, così come il Manchester United in Inghilterra anche per gli ottimi rapporti che Raiola ha con la società che si coccola il suo talento Pogba. E a questo proposito la domanda sorge spontanea: aldilà dell'esperienza calcistica, come cambierebbero gli introiti della giocatrice?

In Italia gli stipendi annuali si aggirano intorno ai 40 mila euro, pochi arrivano a 60 mila euro, nessuno li supera. Numeri che di base sono i medesimi anche in Spagna, Francia, Germania e Inghilterra, fatta eccezione per alcuni club e determinate calciatrici. Ada Hegerberg, attaccante del Lione, percepisce 400 mila euro l'anno. Leggermente meno Amandine Henry e Wendie Renard sempre del Lione. Il Chelsea è sicuramente il club che più ha investito nel femminile con gli acquisti di Pernille Harder, prelevata dal Wolfsburg per la cifra record di 350mila euro, e Sam Kerr. Entrambe guadagnano 600 mila dollari a stagione.

Difficile che Barbara Bonansea possa arrivare a queste cifre, di sicuro non nell'immediato. Ma è evidente che l'auspicio sia quello che l'attaccante bianconera possa trovare spazio e rendersi protagonista anche all'estero, perché poi nell'estate del 2022 ci saranno gli Europei e, come si sa, è bene giocare con continuità per farsi trovare pronte. Non è detto, quindi, che alla fine Bonansea non possa trovare un accordo con la Juventus anche per la prossima stagione per attendere di fare il salto definitivo dopo l'impegno con la sua Nazionale e dopo il definitivo approdo del professionismo in Italia.

Quello che sembra certo, comunque, è che appare ancora prematuro pensare che i procuratori del calcio maschile possano buttarsi a capofitto nel femminile. Certo, è un mondo in espansione, ma con un sistema ancora a basso profitto perché possa essere garantito un guadagno. Oltretutto l'avvento del professionismo drenerà i capitali a disposizione con i costi che tenderanno ad aumentare sempre più, aspetto che non consentirà ai club italiani di fare nell'immediato investimenti pesanti. L'occasione, invece, potrebbe essere quella di puntare sui diritti di immagine delle giocatrici che piano piano, a piccoli passi, stanno entrando di prepotenza nel mondo dei social.

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