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Il bilancio di Quota 100: arrivate metà delle domande previste ma il conto finale sarà di 23 miliardi

Al 31 dicembre 2021 risultano accolte poco meno di 380mila domande, circa il 45% in meno rispetto a quanto ipotizzato nel 2019, per un costo di meno di 12 miliardi. Nel periodo compreso tra gennaio e maggio sono state presentate all’Inps circa 3.860 domande Quota 102

di Marco Rogari

Oltre quota 100: come cambierà il sistema pensionistico italiano

4' di lettura

Poco meno di 380mila domande accolte al 31 dicembre dello scorso anno, ma destinate a lievitare anche oltre le 450mila a fine 2025. Con conseguente crescita della spesa che fin qui segna 11,8 miliardi, con un andamento più contenuto di 6,7 miliardi di quello ipotizzato all’inizio del 2019, ma che, dopo i definanziamenti decisi in corsa dal governo su costi effettivi, risulta “a consuntivo” ulteriormente in discesa fino a 2,2 miliardi. Anche se il conto non è ancora quello finale, perché nella proiezione per il prossimo triennio è già previsto che le uscite arrivino a circa 23 miliardi: 10 in meno nel confronto con i 33,5 miliardi originariamente stanziati, che, in realtà, si riducono a 5,8 miliardi dopo le revisioni al budget apportate dall'esecutivo.

Il «bilancio di Quota 100 a tre anni dal suo avvio», che vede il ricorso a questa misura fortemente voluta dal governo Conte 1 quasi dimezzato rispetto ai primi annunci, arriva da una dettagliata analisi congiunta di Inps e Ufficio parlamentare di Bilancio (Upb).

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Nel dossier, tra l’altro, si ricorda come questo strumento pensionistico, già andato ufficialmente “in pensione”, sia di fatto ancora accessibile a chi prima della fine del 2021 ha maturato i requisiti richiesti (62 anni d’età e almeno 38 anni di contribuzione). Nei primi tre mesi di quest’anno sono già pervenute all’Istituto guidato da Pasquale Tridico 12.100 nuove domande di Quota 100 e ne sono state accolte 4.700. Contemporaneamente si sono materializzate anche le prime richieste di Quota 102, la possibilità di uscita con almeno 64 anni e 38 di versamenti prevista dal 1° gennaio dall’ultima legge di bilancio (targata Draghi): in questo caso le domande inoltrate all'Inps fino al 31 maggio sono state non più di 3.860: il 58% dal comparto pubblico e la restante fetta da quello privato.

Una cornice utile per una nuova mini-riforma delle pensioni

L’analisi di Inps e Upb, è stata curata da Marco Corsaletti, Maria Rosaria Marino, Valentina Ricci, Nicola Carmine Salerno, Gianfranco Santoro, Federica Sciarretta e Lorenzo Toffoli e punta a verificare quali categorie di lavoratori abbiano fatto maggiore ricorso a Quota 100, quale sia stato l’effettivo tasso di adesione rispetto alle platee potenziali, di quanto il pensionamento sia stato anticipato rispetto ai requisiti della legge “Fornero” e quali siano stati i costi di questo canale aggiuntivo rispetto alle attese. Informazioni che, si legge nello studio, «possono rappresentare evidenze utili alla definizione di eventuali future proposte di modifica delle regole di pensionamento in chiave di flessibilità e alla loro valutazione finanziaria». Si tratta dei famosi ritocchi rendere più flessibile in uscita la legge Fornero su cui era stato attivato un tavolo tra governo e sindacati che però da metà febbraio si è bloccato.

In tre anni accolte 379.860 domande di Quota 100 su 481.444 presentate

Nei tre anni di sperimentazione, dal 2019 alla fine del 2021, l’Inps ha accolto 379.860 domande di pensionamento anticipato con Quota 100 sulle 481.444 arrivate. Nei primi tre mesi del 2022 all’Istituto sono pervenute altre 12.100 richieste: poco meno di 6.200 nel mese di gennaio, circa 3.700 circa a febbraio e 2.200 a marzo. L’85% di queste domande arriva dal settore privato (7.600 lavoratori dipendenti e 2.700 lavoratori autonomi) e il restante 15% (circa 1.800 domande) da quello pubblico. Le richieste accolte nel primo trimestre di quest’anno sono circa 4.700, pari al 39% del totale delle “pervenute” e all’87% di quelle fin qui lavorate. La quasi totalità (99%) ha decorrenza nel 2022.

Nei primi 5 mesi del 2022 solo 3.860 richieste per Quota 102

Dall’inizio di quest’anno è anche scattata la Quota 102, che è stata introdotta dall’ultima manovra. Nel periodo compreso tra gennaio e maggio sono state presentate all’Inps circa 3.860 domande, il 58% proveniente da dipendenti pubblici e la restante fetta da lavoratori privati. Alla data in cui è stata completato il dossier Inps-Upb, risultavano “lavorate” soltanto 772 richieste (il 20% del totale), la metà delle quali è stata accolta.

Quota 100 concentrata soprattutto al Nord

Dall’analisi Inps-Upb emerge che il 69% delle richieste di Quota 100 è arrivato da uomini. Nel dossier si sottolinea che quasi l’81% dei pensionati è transitato direttamente dal lavoro, poco meno del 9% ha optato per l’uscita anticipata da “silente”(soggetti che pur avendo versato in passato contributi non lavoravano né percepivano altri trattamenti), oltre l’8% arrivava da una condizione di percettore di prestazioni di sostegno al reddito e circa il 2% era riconducibile ai prosecutori volontari di contribuzione. La pensione è stata liquidata in quasi la metà dei casi a lavoratori dipendenti del settore privato, per una fetta pari al 30% a dipendenti pubblici per il restante 20% a lavoratori autonomi. Sempre nell’analisi Inps-Upb si afferma che se le pensioni con Quota 10 in valore assoluto risultano più concentrate al Nord, meno al Mezzogiorno e ancora meno al Centro, quando vengono espresse in percentuale della base occupazionale o del flusso medio delle uscite per pensione anticipata mostrano le incidenze maggiori al Sud e minori nelle regioni settentrionali, con il Centro in posizione intermedia.

Quota 100 dimezzata

Sempre nel dossier si fa notare che, sulla base del monitoraggio di riferimento, sono usciti con Quota 100 150.222 soggetti nel 2019, 115.189 nel 2020 e 109.021 nel 2021, per un totale di 374.432 nuovi pensionati, mentre nella relazione tecnica del decreto legge (n.4/2019), che ha “istituito” questo strumento, erano indicati 317.000 soggetti nel 2019, 177.000 nel 2020 e 184.000 nel 2021, per un totale di 678.000 pensionati: circa il 45% in più di quelli effettivi.


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