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Il biologico conquista spazi e giovani imprese

Le storie

di Barbara Ganz e Valeria Zanetti

3' di lettura

Il biologico cresce in Veneto, nonostante i cambiamenti portati negli ultimi due anni dagli effetti della pandemia e - più di recente - i risvolti della guerra in Ucraina, che hanno rimesso al centro del dibattito la capacità di adattamento dell’intero sistema agricolo e alimentare.

I numeri dicono che, in 7 anni (2013 – 2020) sono qualche migliaio gli operatori che in Veneto hanno scelto di convertire al bio la propria attività agricola, dal vitivinicolo all’ortofrutta, dalle grandi colture fino agli allevamenti: si è passati da 1.804 a 3.808. Nello stesso periodo gli ettari di superficie agricola destinati al bio sono triplicati, aumentando da 15.202 a 45.999 e si prevede un ulteriore incremento dell’estensione grazie alle nuove risorse europee stanziate dal Programma di Sviluppo Rurale gestito dalla Regione del Veneto.

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Attraverso i fondi europei, nazionali e regionali, il Psr Veneto 2014 – 2020 ha finora sostenuto complessivamente 2.696 operatori biologici, pari all’11% di tutti i beneficiari del programma.Nel quadro generale il biologico rimane nel medio-lungo periodo una priorità per le politiche europee, nazionali e regionali, anche in vista del raggiungimento del target del 25% di superficie agricola a coltivazioni biologiche indicato nella strategia Farm to Fork, uno dei pilastri del New Green Deal, il piano decennale (al 2030) studiato per trasformare il sistema agro-alimentare di tutti i Paesi membri, rendendolo più equo, sano e rispettoso dell’ambiente.

Guardando agli incentivi, in 5 anni le risorse stanziate dalla Regione Veneto per la specifica misura per l’agricoltura biologica (Misura 11) sono passate dai 21,8 milioni di euro del 2015 ai 58,8 del 2021. Grazie a questo incremento è stato possibile attivare un nuovo bando Psr da 15 milioni di euro, attualmente aperto e che scadrà il 16 maggio.

Dal punto di vista dell’impatto, attraverso i bandi della Misura 11 attivati dal 2015 in poi, il Psr Veneto ha permesso la conversione al biologico di 296 imprese: un sostegno significativo, tenuto conto che i produttori bio rappresentano il 4,5% di tutte le imprese agricole venete. Il Psr ha inoltre sostenuto pratiche biologiche su 11.256 ettari, pari al 24,5% della SAU biologica veneta, e ha sostenuto il 30% degli attuali produttori biologici regionali (elaborazione su dati Sinab 2020).

Oltre i numeri, il settore biologico del Veneto si dimostra un tassello sempre più importante dell’agroalimentare italiano di qualità anche attraverso le storie di chi lavora e la presenza di molte aziende leader della trasformazione e distribuzione, ma anche nella tipologia di produzioni ad alto valore aggiunto interessate dalle pratiche biologiche, dalla viticoltura alle altre coltivazioni permanenti.

E molti sono i giovani, che si sono raccontati all’evento Veneto Biologico ospitato al museo M9 di Mestre, con il direttore PQAI (ministero Politiche Agricole Alimentari e Forestali) Pietro Gasparri in videocollegamento, Giorgio Trentin della direzione Agroalimentare Regione del Veneto e il direttore dell’Autorità di Gestione del PSR 2014-2020 per il Veneto Franco Contarin.

Fra i protagonisti il giovane Elia Antoniazzi che gestisce con la sua famiglia l’Azienda agricola biologica “La Rindola” nell'Alta Valle del Chiampo (Altissimo – Vicenza) in una scelta maturata durante gli studi universitari in Scienze Forestali, e Sara Menin che lavora ormai da 20 anni nel mondo ortofrutticolo occupandosi marketing e comunicazione all’interno dell’azienda “L’Insalata dell’Orto” di Mira – VE, che da oltre 15 anni produce insalate biologiche destinate al mercato italiano ed estero. Ancora, Giacomo Antonini, dopo 15 anni a Milano nel commercio dei eccellenze alimentari di piccoli produttori italiani, si è trasferito in Veneto e, dopo un lungo percorso, ora firma il primo uovo biologico prodotto ai piedi delle Dolomiti Bellunesi a Limana (BL), nella sua azienda “Luovo dalle Dolomiti”, mentre Ivo Nardi, nato e residente a Farra di Soligo, dal 1985 è amministratore e presidente della cantina biologica Perlage srl, società Benefit, una realtà fortemente orientata alla ricerca e all’innovazione finalizzate all'applicazione di tecniche vitivinicole a basso impatto ambientale e rispettose per la comunità residente, un tema che sempre più spesso tocca da vicino l’eccellenza enologica del Veneto.

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