ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa prova degli occhiali di Facebook

Il «bip» antico dei telefonini coreani e l’inquietudine degli occhiali connessi

Nel corso della prova degli occhiali di Facebook e Luxottica è stato inquietante riprendere famigliari, negozianti o semplici passanti

di Luca Tremolada

2' di lettura

Il pretesto furono alcune foto rubate nei bagni pubblici. Da allora il Governo impose di inserire un bip sui telefonini per segnalare lo scatto di una foto. Siamo nel 2003 in Corea del Sud. Il Garante della privacy del governo di Seul dopo alcuni fatti di cronaca incresciosi ordinò ai produttori di installare sui telefonini un dispositivo sonoro per avvertire le persone che stavano per essere fotografate. Allora non c'erano i social che ci sono adesso e non c'era traccia di Google Glass e Ray-Ban Stories o telecamerine GoPro, cioè dispositivi che possono ritrarci senza che ce ne accorgiamo. Nel corso della prova degli occhiali di Facebook e Luxottica è stato inquietante riprendere famigliari, negozianti o semplici passanti. Il gesto è lo stesso che compiamo quando estraiamo un telefonino e lo puntiamo su una persona ma in qualche modo quello schermo ci protegge da quella che è una invasione della privacy.

Nel caso dei Ray-Ban di Zuckerberg l'attenzione alla gestione dei contenuti è fuori discussione. È l’utente a decidere se “pubblicare” video e foto sui server di Facebook che dichiara di non usare queste informazioni per servizi di pubblicità personalizzata. Gli unici dati a cui ha accesso sono quelli legati al funzionamento dell’app e informazioni addizionali come il numero di foto, la durata media dei video e il tempo d’uso ma solo previa autorizzazione. Fino a prova contraria Zuckerberg non userà le vostre foto e i vostri video per fornire servizi pubblicitari profilati. Ma più che per chi sta dietro agli occhiali, la privacy potrebbe diventare un problema per chi sta davanti. Quando l’utente registra dei video o scatta una foto, i Ray-Ban Stories accendono un piccolo Led bianco che si trova nella parte destra, vicino alla lente. il Led è molto piccolo e le possibilità che qualcuno stia riprendendo senza che gli altri lo sappiano è alta. Nelle istruzioni Facebook avverte di tenere gli occhiali “spenti” dal dottore, nei bagni pubblici o nelle stanze chiuse ma è una richiesta. Che non risolve una parte delle perplessità che nel 2013 hanno accompagnato (e affossato) il debutto dei Google Glass negli Stati Uniti. Difficile immaginare che un “bip” possa cambiare le cose.

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  • Luca TremoladaGiornalista

    Luogo: Milano via Monte Rosa 91

    Lingue parlate: Inglese, Francese

    Argomenti: Tecnologia, scienza, finanza, startup, dati

    Premi: Premio Gabriele Lanfredini sull’informazione; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"; DStars 2019, categoria journalism

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