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Il bitcoin entra nel mondo retail, per le banche un’opportunità da sfruttare

Le quotazioni tornano a correre sopra quota 15mila dollari, sull’onda di un interesse reale. Aumentano gli investimenti e i servizi

di Pierangelo Soldavini

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Reuters

Le quotazioni tornano a correre sopra quota 15mila dollari, sull’onda di un interesse reale. Aumentano gli investimenti e i servizi


3' di lettura

Il bitcoin ha guadagnato quasi il 50% solo nell’ultimo mese, salendo con decisione sopra quota 15mila dollari, con una quotazione più che doppia rispetto a inizio anno quando di dollari ne valeva 7mila. Sembra di essere tornati indietro di tre anni, quando la criptovaluta più conosciuta del mondo proprio in autunno accelerò in una corsa senza fine che arrivò fino al picco mai più toccato a ridosso di 20mila dollari.

La differenza è che se allora il bitcoin era una valuta misteriosa, sconosciuta ai più, balzato agli onori della cronaca più per la sua spettacolare performance che per la sua funzione, e spesso fonte anche di vere e proprie frodi, oggi è uno strumento ben più consolidato che sempre più entra nel mondo retail e che si propone come vera e propria asset class.

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Sull’onda di una domanda crescente da parte degli investitori le grandi banche internazionali hanno iniziato a non snobbare più l’ecosistema blockchain: dal 2018 Morgan Stanley offre prodotti di investimento basati su blockchain, l’anno dopo JPMorgan Chase ha introdotto la propria criptovaluta Jpm Coin, ora anche Goldman Sachs si sta muovendo, mentre un centinaio di istituti hanno testato i pagamenti istantanei mediante Ripple e le Banche centrali stanno accelerando sui progetti di criptovalute di Stato.

Cresce l’interesse (in vista dell’uso)

Insomma, attorno alle criptovalute si registra un interesse crescente che è stato in qualche modo consacrato il mese scorso dall’annuncio di PayPal che si prepara a fornire wallet digitali ai propri utenti e ad accettare i pagamenti in bitcoin. È stato proprio l’annuncio del colosso dei pagamenti a dare la stura alle quotazioni anticipando una progressiva crescita della domanda e dell’utilizzo della criptovaluta.

Proprio per questo le banche hanno un’opportunità davanti con un ventaglio di possibili offerte che vanno dai servizi di scambio delle valute a quelli di custodia di asset digitali, dai sistemi di facilitazione degli investimenti alle transazioni “cripto”.

Cresce infatti l’interesse per le monete da parte di clienti retail, di fondi e investitori istituzionali, di fronte a un’innovazione dirompente nel settore finanziario, con nuovi modi di gestire pagamenti, investimenti e risparmi.

Ma la concorrenza con le società tecnologiche è aperta e gli istituti bancari che saranno in grado di trovare il giusto approccio offrendo innovazione negli investimenti e nei servizi di pagamento guideranno il settore nel prossimo futuro. L’analisi è quella di Bcg nel report “How banks can succeed with cryptocurrency”, realizzato in collaborazione con White & Case.

D’altra parte la crescita di interesse nell’ecosistema è evidente nel ritmo degli investimenti di investitori istituzionali, di fondi di private equity e di venture capital: il capitale investito in critpovalute per deal è passato da circa 5 milioni di dollari nel 2015 a quasi 20 milioni nei primi due trimestri 2020. E le previsioni sul totale di capitale investito per quest’anno, circa 4 miliardi di dollari, si avvicinerebbe al recordi di 4,3 miliardi di due anni fa.

Investimento di lungo periodo

L’interesse è anche evidente in una community di investitori retail innovativi come quella di eToro, la piattaforma di trading con oltre 16 milioni di utenti in oltre cento paesi: il 62% dei suoi utenti ha investito in criptovalute, percentuale che sale al 65% per gli italiani. Le criptovalute, uno dei cinque asset a disposizione degli utenti di eToro, rappresentanto a livello globale il 21% del portafoglio medio 2020 (il 19% per gli italiani), con bitcoin che occupa oltre il 4%, anche per gli italiani. Il 12% degli investitori ha scelto l’investimento in cripto come scelta di lungo termine, tenendo la posizione per oltre un anno.

Pur ribadendo che si tratta di un investimento altamente speculativo e volatile, il report Bcg sottolinea come le banche abbiano «le risorse per garantire che le transazioni basate su criptovaluta siano sicure e legali, proteggendo sé stesse e i loro clienti da potenziali rischi: conoscono le modalità di verifica, dispongono di procedure strutturate di compliance, offrono servizi di custodia per monitorare e proteggere le risorse dei loro clienti».

Le opportunità non si fermano al mero trading di criptrovalute, ma si allarga all’intero ecosistema blockchain. Per esempio, con queste tecnologie le banche possono offrire investimenti immobiliari garantendo transazioni più affidabili o creare smart contract innovativi. Ma anche integrando le criptovalute con piattaforme di pagamento consolidate o altre offerte già esistenti per aggiungerle a un portafoglio o utilizzarle in transazioni innovative in arrivo.

Insomma si apre un nuovo mondo di innovazione a disposizione delle banche, che non possono permettersi di rimanere indietro.

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