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Il bitcoin pronto all’«halving»: saranno dimezzati i compensi per i miners

Succede ogni quattro anni: in passato l’evento aveva avviato una fase di forte rialzo delle quotazioni

di Pierangelo Soldavini

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AFP

Succede ogni quattro anni: in passato l’evento aveva avviato una fase di forte rialzo delle quotazioni


3' di lettura

Per bitcoin è imminente un evento storico che avviene ogni quattro anni e che potrebbe determinare le prossime evoluzioni. Martedì mattina sarà realizzato il terzo halving della storia della criptovaluta più famosa, sarà cioè dimezzata la ricompensa che viene garantita ai miners per ogni singolo blocco agganciato alla blockchain di bitcoin.

Da martedì il “reward” per il complesso lavoro computazionale necessario per agganciare il blocco alla “catena dei blocchi” sarà ridotto da 12,5 a 6,25 bitcoin, il che ai valori attuali significa una ricompensa dimezzata da poco meno 110mila dollari a 55mila, un valore in palio ogni dieci minuti circa.

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L’effetto di questo terzo halving, oltre a quello concreto del taglio del compenso per i miners, è un rallentamento nella velocità di creazione della massa monetaria di bitcoin che di fatto dimezza. L'automatismo ideato dal fantomatico Satoshi Nakamoto nel 2008 prevedeva già dall'inizio che i bitcoin emessi in totale non avrebbero superato i 21 milioni (in realtà sarà qualche unità in meno). Oggi siamo arrivati a poco meno di 18,4 milioni di bitcoin sul mercato.

Cos'è l'halving

La creazione di bitcoin - quello che noi siamo abituati a chiamare emissione della moneta - avviene attraverso la gara che ogni dieci minuti xdecreta chi risolve il complesso problema che permette di agganciare alla blockchain un nuovo blocco di norma del massimo di 1 Mb, in cui sono condensati in media i dati di circa 2mila transazioni: la gara si conclude con un solo vincitore che si garantisce il premio in nuovi bitcoin emessi.

Alla sua nascita, a inizio 2009, erano garantiti 50 bitcoin per ogni blocco e i due halving che si sono succeduti finora nei dodici anni di storia della criptovaluta hanno ridotto il compenso ai 12,5 attuali, il che vuol dire che la velocità di creazione monetaria si è ridotta a un quarto. E adesso si dimezzerà nuovamente.

Con la progressiva riduzione automatica dell'emissione - una ogni quattro anni circa, in realtà ogni 210mila blocchi “minati” - l'ultimo bitcoin dovrebbe essere emesso attorno al 2140.

Gli effetti sul mercato

Per chi detiene bitcoin non cambia sostanzialmente nulla: a essere dimezzata è infatti la ricompensa dei miners, non certo il valore dei bitcoin. Il quale proseguirà sostanzialmente sulla base di logiche di mercato.

Storicamente i due halving precedenti sono stati preceduti da un forte recupero delle quotazioni e anche in quest'ultimo periodo il bitcoin ha registrato una performance che da inizio anno è stata migliore anche dell'oro, sia pur con una volatilità decisamente superiore, come nelle tradizioni del comparto. Dopo un inizio d'anno che l'ha portato sopra 10mila dollari, con un balzo di circa il 50% in neanche un mese, è precipitato a un minimo attorno a 4.500 sull'onda della crisi del coronavirus per poi recuperare fino attorno agli 8.600 dollari attuali.

La probabile conseguenza del dimezzamento è che i miners, con un compenso ridotto, cercheranno di monetizzare in misura minore i guadagni per cercare di sostenere i prezzi a riguadagnare in termini di plusvalenza quello che hanno perduto come compenso. In ogni caso la progressiva riduzione dell'offerta di moneta porterà a una contrazione dell'offerta anche sul mercato, favorendo una ripresa dei prezzi.

Ovviamente si tratta di ragionamenti dal punto di visto puramente teorico.

I precedenti

Così è stato in passato. I due halving precedenti sono stati infatti seguiti da un periodo di stagnazione seguito da un forte rimbalzo delle quotazioni. Nel 2012 i prezzi erano attorno a 12 dollari per balzare nell'arco di un anno a toccare per la prima volta la soglia dei mille dollari.

Quattro anni più tardi le quotazioni sono balzate in dodici mesi da 650 a 2.600 dollari per poi arrivare alla bolla che ha portato al picco di quasi 20mila dollari a fine 2017.

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