Nord America

Il blocco dei camionisti no-vax fa chiudere le fabbriche canadesi di Ford, Toyota e GM. Stato di emergenza in Ontario

Difficoltà negli approvvigionamenti dei componenti anche per Stellantis, che ha rallentato la produzione in una fabbrica in Ontario. Se il blocco si estende, a rischio Superbowl e discorso dell’Unione di Biden. Minacce di blocchi anche in Francia e Belgio

Aggiornato l’11 febbraio

Usa: camionisti in coda per ore per entrare in Canada ed evitare il blocco dei no green pass

3' di lettura

Non si fermano le proteste dei camionisti no vax canadesi, che dopo l’Ambassador Bridge, il più importante valico di frontiera tra Usa e Canada, ora hanno anche bloccato diversi altri valichi di frontiera con gli Stati Uniti. A causa dei blocchi, tre delle più grandi case automobilistiche del mondo, Ford, Toyota e General Motors, hanno annunciato la chiusura temporanea delle loro fabbriche nel Paese nordamericano perché manca il sufficiente approvvigionamento di componenti. Anche il gruppo Stellantis, che controlla Fiat Chrysler, ha annunciato ritardi nella produzione nella sua fabbrica in Ontario per la mancanza di pezzi.

I camionisti stanno bloccando da giorni l’Ambassador Bridge, il più importante valico di frontiera tra Usa e Canada, dove passa circa un quarto del commercio tra i due Paesi. Si stima che la paralisi del commercio costerà 300 milioni di dollari al giorno. Nella giornata di giovedì la protesta si è estesa anche a Emerson, nella provincia canadese del Manitoba, dove veicoli ed attrezzature agricole hanno bloccato la dogana di ingresso dagli Stati Uniti.

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Allarme per Superbowl e discorso dell’Unione di Biden

Il ”Freedom Convoy”, come si autodefinisce il blocco di centinaia di camion che da quasi due settimane paralizza Ottawa, potrebbe inoltre estendersi anche alla California, mettendo a rischio lo svolgimento del Superbowl questo fine settimana e addirittura il discorso sullo stato dell’Unione che Joe Biden pronuncerà tra qualche settimana al Congresso.

In un allarme diramato ai dipartimenti di polizia, il dipartimento della Sicurezza Interna infatti rende noto di «aver ricevuto rapporti riguardo a camionisti che stanno pensando di bloccare le strade nelle maggiori città americane per protestare contro l’obbligo vaccinale». «Il convoglio potrebbe partire dalla California a metà febbraio - continua l’informativa - e potrebbe avere conseguenze sul Super Bowl, fissato il 13 febbraio, e lo stato dell’Unione, previsto per il primo marzo».

Su Facebook è attivo un gruppo che parla di una “Freedom Convoy a Washington” per marzo, con la partenza fissata a Coachella Valley, in California, per il 4 marzo con l’obiettivo di «sconfiggere l’obbligo incostituzionale». Poi vengono date indicazioni per altri rally fuori dalla California.

Stato di emergenza in Ontario

Ventiquattro ore dopo la provincia canadese dell’Ontario, la più popolata del paese, dichiara lo stato di emergenza in seguito alle proteste dei camionisti che vanno avanti da giorni contro le limitazioni da Covid. Nel dichiarare lo stato di emergenza il premier dell’Ontario, Doug Ford spiega che i blocchi delle principali arterie sono “illegali e punibili”. Ford quindi non esclude la possibilità di arresti per sbloccare le strade. “Gli occhi del mondo sono puntati su di noi”, dice Ford. Le proteste stanno bloccano i punti critici al confine fra Canada e Stati Uniti e, nel caso dell’Ontario, il passaggio fra Windsor e Detroit, la capitale dell’auto americana. Il blocco sta avendo ripercussioni pesanti per diverse case automobilistiche, costrette a tagliare la produzione.

Legami con l’estrema destra Usa

Sin dalla sua nascita a gennaio in Canada, il movimento ha avuto dei forti legami con i gruppi no vax e di estrema destra americani, raccogliendo oltre 8 milioni di dollari su GoFundMe prima che la pagina fosse rimossa. Anche una precedente pagina per una mobilitazione a Washington era stata rimossa da Facebook, dopo aver raggiunto oltre 100mila membri, per violazioni delle regole della piattaforma.

Minacce di blocchi anche in Francia e Belgio

Intanto, la protesta minaccia di estendersi anche in Francia: diversi camionisti hanno annunciato che da venerdì 11 tenteranno di bloccare le strade dirette verso Parigi.
La polizia della capitale francese ha emesso un’ordinanza che vieta la manifestazione da venerdì al lunedì successivo, adducendo il rischio di «disturbare l’ordine pubblico». La polizia attuerà misure per proteggere la viabilità e fermare chi non rispetterà il divieto, ha aggiunto. Bloccare il traffico può comportare due anni di carcere, multe fino a 4.500 euro, sospensione della patente di guida.

I manifestanti hanno però già detto che hanno in programma lunedì di estendere la protesta anche a Bruxelles. Il governo belga, a sua volta, ha vietato i blocchi stradali.

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