Congressi

Il blocco mette a rischio la continuità degli occupati

Nuovo stop

di Giovanna Mancini

2' di lettura

Atteso come l’anno della ripartenza, il 2022 rischia di essere l’anno della pandemia più critico e difficile per eventi e congressi, un settore che ha un indotto diretto sul Pil di oltre 36 miliardi di euro e occupa 570mila persone. La quarta ondata ha interrotto bruscamente la ripresa delle attività iniziata lo scorso autunno, che aveva permesso di contenere a un -70% il calo di fatturato rispetto al 2019, dopo il -80% segnato nel 2020. «Quest’anno pensavamo di arrivare a un -50%, ma con i rinvii di questi primi mesi dell’anno, che stanno provocando grande incertezza nella programmazione, rischiamo di perdere tra il 60% e il 70%», spiega la presidente di Federcongressi&Eventi, Alessandra Albarelli.

Anche perché, questa volta, non si tratta di chiusure per decreto ma di un blocco di fatto delle attività, e dunque al momento non sono previsti quei ristori che nei due anni precedenti avevano perlomeno consentito alle imprese di arginare le perdite e mantenere la continuità aziendale.

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«La stagione congressuale inizia in genere verso marzo, ma ci sono alcuni eventi anche prima e comunque stiamo già registrando rinvii anche per appuntamenti di marzo, aprile e persino maggio – aggiunge Albarelli –. Le aziende non si fidano: occorre tempo per organizzare e promuovere un evento e in questa situazione di incertezza, molti preferiscono rimandare. In particolare gli eventi internazionali, perché le misure restrittive attuali rendono difficile far arrivare partecipanti dai Paesi extra-europei. Finché non ci sono certezze, nessuno prenota».

Il mercato, dunque, è nuovamente in stallo, sebbene la situazione sia migliore dello scorso anno. «Per fortuna gli eventi per lo più sono solo rimandati e non cancellati, ma la concentrazione nei mesi primaverili-estivi rischia di creare problemi organizzativi non di poco conto, soprattutto nel reperimento del personale», dice ancora la presidente.

Il tema dell’occupazione è infatti una delle priorità per il settore: il paradosso è che in questo momento, in cui c’è poco lavoro e le aziende non fatturano, è comunque necessario mantenere il personale, sia per organizzare i futuri congressi, sia per non perdere professionalità che, sarà altrimenti difficile reperire quando finalmente si potrà ripartire. «Per questo chiediamo al governo la decontribuzione degli oneri sul costo del personale – spiega Albarelli – per poter dare continuità ai contratti».

E poi sarà necessario parlare anche di nuovi ristori: «Anche se formalmente non siamo chiusi, in prospettiva la pandemia avrà un forte impatto negativo sui nostri bilanci anche quest’anno – aggiunge la presidente –. È necessario perciò trovare una combinazione di interventi per sostenere strutturalmente il settore per due-tre anni, fino alla ripresa vera: un mix di ristori, strumenti finanziari, legati a mondo del lavoro, e di sviluppo della domanda».

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