Turismo

Il blocco dei viaggi fuori dall’Europa mette in ginocchio i tour operator

I piccoli chiedono nuovi ristori e l’estensione degli ammortizzatori sociali

di Micaela Cappellini

(Dmitry Pichugin - stock.adobe.com)

2' di lettura

«È da marzo del 2020 che non organizzo un trekking extra-Ue, sono 16 mesi che non lavoro e con la variante Delta in ascesa non vedo prospettive nemmeno da qui a dicembre», racconta Daniele Tonani, titolare della Focus World Services di Milano.

Se il turismo in Italia ha visto la ripartenza, se quello europeo cerca di resistere alle difficoltà e alle disdette, quello a lunga percorrenza, dai paradisi del mare asiatico alle traversate delle foreste africane è completamente in panne.

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«Stiamo morendo», ha letteralmente scritto un gruppo di oltre cento tour operator italiani specializzati in viaggi extra-europei. Chiedono che il governo tenga conto della loro situazione, che per loro non sospenda i ristori e intervenga con una moratoria sulla cassa integrazione e sul blocco dei licenziamenti, altrimenti in autunno saranno costretti a lasciare a piedi molti dei loro lavoratori.

«I viaggiatori che, da soli, stanno andando alle Maldive, in Messico o ai Caraibi lo fanno contravvenendo alle disposizioni ministeriali - scrivono i tour operator - perché la normativa attuale consente solo i viaggi realizzati verso gli Stati parte dell’accordo di Shengen e il Regno Unito, Andorra, il Principato di Monaco, Israele, il Ruanda, la Corea del Sud, il Giappone, Singapore, la Thailandia, il Canada e la Nuova Zelanda». Chi parte per turismo verso mete a lungo raggio, insomma, oggi lo fa senza garanzie: «Stiamo rifiutando pratiche importanti proprio per attenerci alle disposizioni che vengono dal ministero della Salute e dell’Interno, ma adesso siamo arrivati alla fine», spiega Alessandro Simonetti, titolare della World Explorer.

Anche il presidente di Assoviaggi, Gianni Rebecchi, invoca un rapido intervento del ministro Garavaglia: «La confusione informativa di questi ultimi giorni sul Green pass ha scatenato il caos, creando una profonda incertezza ed allarmismo ingiustificato tra i viaggiatori che ha determinato un crollo delle prenotazioni e numerose cancellazioni, affossando ancora una volta il turismo organizzato, che era timidamente ripartito appena a giugno». Agenzie di viaggi e tour operator nel nostro Paese contano oltre 86mila addetti, ma senza un sostegno adeguato questo settore rischia di scomparire.

Al governo Assoviaggi ricorda la necessità di sbloccare il decreto ministeriale relativo al periodo agosto-dicembre 2020, che è stato pubblicato già da due mesi ma per il quale il provvedimento di applicazione non è mai arrivato. Inoltre, chiede l’immediato rifinanziamento dello stesso fondo per tutto il 2021, oltre alla necessaria estensione degli ammortizzatori sociali e alla proroga del credito d’imposta - che ad oggi è previsto fino al 31 luglio - almeno fino ad aprile 2022.

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