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Il bond Italia in dollari fa il pieno: 7 miliardi. E non è autolesionismo

Da quando il Tesoro ha cambiato le regole sui derivati e ha creato una garanzia in cash bilaterale, come tanti altri Paesi, questi strumenti sono diventati più economici. Questo ha fatto tornare conveniente emettere un bond in dollari e trasformarlo in euro

di Morya Longo


Puntare su bond senza rating e convertibili

3' di lettura

Con l'effetto ottico dovuto ai differenti livelli di tassi in Europa e Usa, quando il ministero dell'Economia ha lanciato i primi bond in dollari dopo 9 anni qualcuno avrà pensato che si trattasse di un'operazione autolesionista per l'Italia. Una sorta di harakiri finanziario. Ma così non è, al di là del successo dell’emissione: le richieste arrivate da oltre 250 operatori internazionali hanno superato la soglia dei 18 miliardi di euro. E il Tesoro ha collocato titoli per 7 miliardi complessivi: 2,5 miliardi sono andati al titolo a 5 anni, 2 miliardi sono stati assorbiti dal decennale e gli altri 2,5 sono finiti alla scadenza a 30 anni. Già si guarda a un bis nei prossimi mesi, come indicato da Via XX Settembre nelle comunicazioni degli ultimi giorni.

Nominalmente l'Italia ha offerto in dollari tassi d'interesse molto maggiori rispetto a quelli che paga sui BTp in euro: sulla scadenza decennale oltre due punti percentuali in più. Ma non si tratta di masochismo. Tutt'altro: si tratta solo di un effetto ottico. Nella realtà il Tesoro ha subito trasformato in euro il bond emesso in dollari attraverso un contratto derivato, e - dopo quell'operazione - il costo per le casse pubbliche italiane si è sostanzialmente allineato a quello di un normale BTp in euro.

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La differenza tra i tassi in dollari e in euro è spesso motivo di equivoci e fraintendimenti. Il mercato in dollari ha tassi più elevati rispetto a quello in euro, perché negli Stati Uniti - dopo anni di crescita economica - la Federal Reserve ha portato il costo del denaro a livelli ben maggiori rispetto allo zero a cui la Bce fissa i suoi tassi. Questo ha di conseguenza creato una divergenza tra i due mercati. Se oggi un titolo di Stato Usa decennale (in dollari ovviamente) offre un rendimento dell'1,54% mentre un BTp decennale (in euro) paga lo 0,97%, non significa che il mercato percepisce più rischiosi gli Stati Uniti dell'Italia.

La divergenza tra i due rendimenti è infatti dovuta al fatto che si tratta di titoli denominati in valute diverse: titoli emessi su mercati diversi, dove due diverse banche centrali hanno tassi ufficiali diversi. Ecco perché il bond in dollari che la Repubblica italiana ha emesso ha un rendimento ben più elevato rispetto ai BTp: sulla scadenza decennale bond in dollari offre un rendimento del 3,05%, contro lo 0,97% dell'analogo BTp decennale in euro.

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Ma ripetiamo: è solo un effetto ottico. Come quegli specchi dei Luna Park che deformano. Nella realtà, il Tesoro dopo aver emesso il titolo fa subito una copertura per il rischio cambio. Di fatto stipula un derivato (un cross currency swap) che per il Tesoro trasforma il debito dal dollaro all'euro (lasciandolo però in dollari per gli investitori). Da quando Via XX Settembre ha cambiato le regole sui derivati e ha creato una garanzia in cash bilaterale, come tanti altri Paesi, questi strumenti sono diventati più economici. Questo ha fatto tornare conveniente emettere un bond in dollari e trasformarlo in euro. Così, p er soddisfare una domanda statunitense senza aggravi per le casse pubbliche, l'Italia torna sul mercato Usa. Dopo 9 anni.

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    Morya LongoVicecaposervizio

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Finanza, mercati azionari e obbligazionari

    Premi: Vincitore del premio State Street 2018 – Giornalista dell’anno, autore del miglior scoop

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