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Il bonus 200 euro allargato sblocca le riforme di fisco e concorrenza

L’una tantum da 7 miliardi aggiuntivi non placa però il partito trasversale della spesa. Conte rilancia sul superbonus «per restare al governo»

di Marco Rogari

Dl Aiuti: bonus 200 euro esteso anche ad autonomi e disoccupati

3' di lettura

Arrivate in prossimità di un vicolo cieco, quasi fuori tempo massimo le riforme del fisco e della concorrenza, tappe cruciali nella rotta del Pnrr, sembrano davvero pronte a decollare, rispettivamente, alla Camera e al Senato. La prossima settimana, dopo le prime intese raggiunte tra governo e maggioranza, per entrambe le deleghe si dovrebbe entrare nel vivo delle votazioni, anche se sul tavolo resta più di una questione aperta. E sempre la prossima settimana dovrebbe approdare in Parlamento anche l’ultimo decreto Aiuti, che è ancora nella sala di assemblaggio al ministero dell’Economia dove si sta cercando di chiudere faticosamente il cerchio delle coperture messe a dura prova dall’estensione della platea del bonus da 200 euro anche ai titolari del reddito di cittadinanza, agli “stagionali” e ai collaboratori domestici. Una coincidenza che può essere considerata solo in parte casuale.

Una tantum per 30 milioni di cittadini

La repentina decisione presa il 2 maggio scorso da Mario Draghi di raddoppiare la portata originaria del Dl Aiuti da 7 a 14 miliardi, aprendo la strada all’indennità una tantum per circa 30 milioni di lavoratori e pensionati, non può non avere facilitato la mediazione sulla delega fiscale, che sembrava ormai impantanata nelle sabbie mobili dei continui rinvii per l’approdo in Aula, e anche sulla legge annuale sulla concorrenza. Su questo fronte martedì dovrebbero cominciare le votazioni in commissione Industria a palazzo Madama a meno di nuovi colpi di scesa nel corso della riunione finale di maggioranza in programma domani.

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L’arrivo a luglio nei cedolini del bonus da 200 euro, che nella strategia di palazzo Chigi ha l’obiettivo di mitigare le ricadute su salari e pensioni della corsa dell’inflazione, ha sicuramente placato gli ardori del cosiddetto partito trasversale della spesa. Che attraversa tutta la maggioranza e che, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, ha intensificato il suo pressing malgrado il peggioramento del quadro economico ed internazionale.

I 14 miliardi messi sul piatto dal premier per il decreto Aiuti sembrano aver attenuato la pressione della maggioranza sullo stesso Draghi e sul Mef, ma la partita su un nuovo scostamento di bilancio non sembra del tutto chiusa. Anche se la risalita dello spread a quota 200 rafforza la linea di palazzo Chigi, da sempre freddo ad azionare nuovamente con forza la leva del deficit, a meno che non ci sia un’esplicita intesa in sede Ue.

Voucher e salario minimo le altre “bandierine”

I partiti proveranno a piantare altre “bandierine”. Con la Lega che, ad esempio, già spinge per i voucher in alternativa al reddito di cittadinanza, e il M5s che insiste per nuove risorse alla sanità e, così come il Pd, per aprire un varco al salario minimo. E il risultato di questi tentativi potrebbe condizionare ancora il cammino delle riforme collegate al Pnrr. Sempre i Dem affermano di aver spuntato corsia prioritaria ai redditi bassi nell’intesa sul fisco, che vede la Lega e anche Fi rivendicare come un proprio successo l’accantonamento dell’idea di attribuire agli immobili anche un nuovo valore patrimoniale. Ma in realtà, come anticipato dal Sole 24 Ore, il ripensamento dell’operazione trasparenza sul catasto di palazzo Chigi è più formale che sostanziale. Colpi di coda restano possibili anche sul testo della concorrenza. Che tra mercoledì e giovedì dovrebbe arrivare al voto in Aula al Senato. L’intesa è già stata trovata sulle concessioni idroelettriche e anche su altri articoli chiave, come le concessioni portuali e i sevizi pubblici locali. Tra i nodi da sciogliere c’è ancora quello delle concessioni balneari, ma la soluzione dovrebbe arrivare con una proroga di due anni.

Dl Aiuti partita ancora aperta

A questo punto, al netto della riforma del Csm che dopo il sì della Camera attende l’ok di palazzo Madama, il nuovo banco di prova in Parlamento per il governo sembra destinato ad essere proprio il decreto Aiuti, a dispetto della semi-blindatura che palazzo Chigi cercherà di far scattare. Anche se dopo gli accordi raggiunti nei giorni scorsi su fisco, concorrenza e sullo stesso decreto Aiuti, il leader del Pd, Enrico Letta, e della Lega, Matteo Salvini, e il vicepresidente di Fi, Antonio Tajani, sostengono che una crisi non è certamente alle porte. Anche Giuseppe Conte ripete che il M5S sostiene lealmente l’esecutivo, ma si dice sorpreso per l’impossibilità di vedere Draghi in Parlamento per riferire sulla crisi Ucraina, ribadisce il suo no alla corsa agli armamenti. E, difendo ancora il superbonus dalle critiche del premier, afferma: «Noi non possiamo venir meno ai nostri valori» e «noi saremo a governo solo a queste condizioni».

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