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Il bonus per i business angels decolla: investiti 102 milioni in innovazione

Oltre 102 milioni di euro investiti in start up e Pmi innovative. È questo finora il risultato del bonus fiscale del 50% introdotto con il decreto Rilancio a maggio dello scorso anno per i business angels

di Michela Finizio

Le riforme europee per guidare l’innovazione

2' di lettura

La spinta del bonus fiscale per i business angels, fissato al 50% con il Dl 24/2020 lo scorso maggio, ha portato 1.042 start up e 122 Pmi innovative a beneficiare di oltre 7.500 investimenti agevolati da quando è entrata in vigore la norma. Per un totale di 102,4 milioni di euro di capitali agevolati.

Come funziona il bonus fiscale del 50% per i business angels

C’era tempo fino al 30 aprile scorso per inviare al portale del Mise-Invitalia i dati delle operazioni effettuate finora, incluse tutte quelle realizzate nel 2020: le imprese beneficiarie degli investimenti erano tenute a comunicare gli importi ricevuti da parte delle persone fisiche che intendono accedere alla detrazione fiscale del 50% per non sforare il tetto imposto dal regime «de minimis» a cui questa misura è soggetta (regolamento Ue 1407/2013), che ammonta a 200mila euro nell’arco di tre esercizi finanziari. Da maggio in poi, invece, le imprese beneficiarie devono effettuare la domanda sul portale padigitale.invitalia.it prima dell’investimento.

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Il bilancio della misura nei dati del Mise

Le cifre raccolte dal ministero dello Sviluppo economico raccontano quindi l’impatto della misura introdotta durante la pandemia. A beneficiarne sono state soprattutto microimprese (la quasi totalità) e circa il 40% dei capitali è stato investito in Lombardia.

Il maxi-sconto premia le persone fisiche che investono, direttamente o indirettamente, nel capitale sociale fino a un massimo di 100mila euro per periodo di imposta in caso di start up innovative e non oltre 300mila euro verso Pmi innovative. L’investimento deve essere mantenuto per almeno tre anni, pena la decadenza dal beneficio. E di fianco al bonus del 50% resta in vigore la detrazione fiscale del 30%, alternativa per chi investe in start up oppure cumulabile per chi investe in Pmi innovative (la detrazione scende al 30%
per la quota che eccede al tetto di 300mila euro).

La misura non piace a tutti

Il pacchetto di misure disegnato negli ultimi anni per dirottare i capitali sull’innovazione fa molto discutere. Il decreto Sostegni-bis in arrivo, in base a quanto trapela dalle prime bozze, introdurrà anche la detassazione per i business angels sulle plusvalenze generate dalla cessione di quote di start up e Pmi innovative, sempre purché possedute per almeno tre anni. «Il vincolo dei tre anni - afferma Paolo Anselmo, presidente di Iban - non aiuta: non possiamo dare un periodo di tempo al mercato. Inoltre, questo meccanismo di doppia detrazione influenza l’asset allocation ed è sempre spiacevole, prima di investire, doversi informare se una start up ha o meno capienza, rispetto al regime de minimis»,

Le misure, poi, finora sono state per lo più destinate agli investimenti di persone fisiche. «La struttura del capitale è molto diversa in Italia - afferma Angelo Coletta, presidente di Italia Startup - e la ricchezza privata non ha eguali. Ma auspichiamo che i driver fiscali vengano estesi anche a livello corporate: è utile favorire gli acquisti e le vendite di start up da parte delle nostre medie e grandi imprese, facendo decollare anche investimenti di entità più elevata. Finora invece sono state agevolate le operazioni con importi medio-bassi. Così come potrebbe essere utile prevedere la deducibilità delle perdite per questa tipologia di investimenti».

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