STUDI LEGALI 2020 - diritto penale

Il boom dell’online trasforma l’attività del penalista

Con l’emergenza sanitaria cresce l’uso di videocall e attività da remoto per consulenze e contatti con clienti e colleghi

di Valentina Maglione e Bianca Lucia Mazzei

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Con l’emergenza sanitaria cresce l’uso di videocall e attività da remoto per consulenze e contatti con clienti e colleghi


2' di lettura

Dai contatti con i clienti alle consulenze e ai rapporti con i colleghi. Presente già da tempo nell’attività dell’avvocato penalista, la telematica è diventata, in questo periodo di epidemia, lo strumento pressoché esclusivo di relazione. Un uso massiccio che sta trasformando l’attività dell’avvocato penalista. E questo anche a prescindere dalla possibilità di utilizzare videoconferenze e collegamenti da remoto per lo svolgimento di udienze o indagini preliminari, previsto dalla legislazione di emergenza ma investito dalle critiche perché accusato di ridurre le garanzie della difesa e di violare il principio dell’oralità del processo penale.

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«In queste settimane abbiamo scoperto un mondo - dice Maurizio Bellacosa, partner dello studio Severino penalisti associati, specializzato in diritto penale dell’economia, con sedi a Roma (principale) e Milano -. Facevamo raramente ricorso alle videoconferenze perché l’attività del penalista è tradizionalmente basata sul contatto personale. Ma ora stiamo apprezzando i pregi di questo strumento sia nei rapporti con i clienti sia nei contatti con gli altri colleghi».

Fondamentale è però la riservatezza: «È necessario che ci sia una adeguata protezione del sistema informatico - continua Bellacosa - che impedisca ogni ingerenza o intromissione esterna. Il nostro studio, da tempo, si affida a una società specializzata in cybersecurity».

Mette l’accento sulle opportunità che la tecnologia offre e sui rischi che veicola anche Fabrizio Salmi, titolare a Milano dello studio legale Salmi, specializzato in «Penale 4.0», vale a dire nei reati legati allo sviluppo tecnologico, dal cybercrimine ai bitcoin. «La tecnologia ci ha cambiato la vita in poco tempo - osserva - e la pandemia sta accelerando questo processo. Nei prossimi mesi dovremo rivedere le nostre modalità di lavoro e digitalizzare sempre più lo studio. Ma occorre fare attenzione a come lo si fa perché il crimine sfrutta la tecnologia per entrare nelle nostre vite: il largo utilizzo dello smart working di questo periodo sta facendo esplodere le problematiche della sicurezza e dell’accesso ai dati».

Il lavoro che prosegue anche da remoto, con videocall e telefonate, ha molto a che fare «con l’attività di consulenza e con la vigilanza sulla responsabilità delle imprese prevista dal decreto legislativo 231/2001», spiega Guglielmo Giordanengo, titolare dello studio Giordanengo di Torino, che dall’anno scorso ha aperto anche una sede a Roma. «Le riunioni degli organismi di vigilanza di cui faccio parte - prosegue - sono diventate più frequenti: occorre infatti verificare la corretta gestione dell’emergenza da parte delle aziende».

In prospettiva, la telematica cambierà anche la struttura dello studio professionale. Ne è convinto Andrea Castaldo, fondatore dello studio Castaldo Law office di Napoli, specializzato in servizi di assistenza e consulenza legale per le imprese nell'ambito del diritto penale economico e professore di diritto penale presso l’Università di Salerno. «Trenta anni fa l’elemento fondamentale di uno studio era lo spazio: spazio per ricevere i clienti, spazio per i fascicoli, spazio per i libri. Ora abbiamo smaterializzato l’attività. La professione cambia molto». C’è però il nodo tecnologia. «Sono necessarie piattaforme di qualità e non siamo ancora attrezzati. Le reti si sovraccaricano, i collegamenti da remoto saltano. C’è ancora molto da fare. Ma la digitalizzazione degli atti è un passaggio fondamentale e positivo».

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