LA TENUTA DI FERRUCCIO FERRAGAMO

Il Borro lancia un’etichetta prodotta da una vigna “curata” solo con il cavallo da tiro

Per il nuovo vino biodinamico, un Cabernet Sauvignon in purezza, non verrà utilizzato il trattore per evitare la compressione del terreno

di Silvia Pieraccini


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2' di lettura

«Finalmente», dice Salvatore Ferragamo, figlio di Ferruccio e nipote del fondatore della maison fiorentina della moda di cui lui, però, non si occupa. Salvatore segue «Il Borro», la grande e prestigiosa tenuta agricola del padre (1.100 ettari) nel Valdarno aretino, che abbraccia un borgo medievale, vigne (85 ettari), olivi, seminativi, orto, allevamenti e ospitalità a cinque stelle.

I premi
«Finalmente i vini del Borro cominciano ad avere i riconoscimenti che meritano», aggiunge Salvatore che nelle guide vinicole italiane 2020 ha visto premiati «Il Borro Igt Toscana rosso 2016», vino-bandiera dell'azienda (con i “tre bicchieri” del Gambero Rosso; i quattro tralci della guida Vitae del’associazione italiana sommelier; il voto di 96/100 nella Guida Essenziale ai vini d'Italia; le tre stelle oro nella guida «I vini di Veronelli») e il «Petruna Igt Toscana Sangiovese in anfora 2017» (cinque grappoli della guida Bibenda; golden star e corona del pubblico nella guida Vini buoni d'Italia).

La novità: il Cabernet Sauvignon biodinamico che rispetta la terra
«È un grande riconoscimento al lavoro che da anni svolgiamo sia sui vigneti che in cantina», dice Salvatore, amministratore delegato del Borro. Un lavoro che, dopo la recente acquisizione della confinante tenuta Vitereta ora inglobata (con immobili e vini) dentro il Borro, sta per arricchirsi di una nuova etichetta biodinamica dall'origine unica: un Cabernet Sauvignon in purezza (il nome è ancora da decidere) prodotto da una vigna di due ettari lavorata col (solo) supporto del cavallo da tiro, senza utilizzo del trattore e dunque con meno compressione del terreno e maggior rispetto del suolo. Il risultato della prima vendemmia 2018 (il vino uscirà nel 2020 o nel 2021) sarà un cru prodotto in 3000 bottiglie, in formati (anche) speciali, che vuol essere un vino da collezione ma anche un segnale della direzione in cui va il Borro, azienda biologica dal 2015 che ha fatto del rispetto dell'ambiente e dell'ecosistema il suo faro.

Prima Doc biologica
La produzione vinicola attuale si aggira sulle 180mila bottiglie, cui si aggiungono quelle dell’ex-Vitereta (che porta in dote 42 ettari), per un totale di 350mila bottiglie e un fatturato vicino a 4 milioni di euro.
«Siamo orgogliosi di condividere i premi ai nostri vini con il territorio cui apparteniamo, il Valdarno – conclude Salvatore Ferragamo - che proprio poche settimane fa ha ricevuto il via libera dalla Regione Toscana per diventare la prima Doc d’Italia tutta biologica. Un percorso in cui crediamo fortemente e che ci vede molto impegnati».

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