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Il boss Messina Denaro chiamato «San Matteo» nei messaggi audio di Nicosia

Negli atti giudiziari la ricostruzione dei rapporti di Antonino Nicosia con ambienti mafiosi. L’odio verso Giovanni Falcone e i timori per l’ex procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. I messaggi audio al boss latitante Messina Denaro per farsi finanziare un progetto. Carta intestata della Camera dei deputati al detenuto

di Ivan Cimmarusti


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Antonino Nicosia

3' di lettura

La strage di Capaci – con la morte del simbolo della lotta alla mafia Giovanni Falconi – era stata liquidata come un «incidente sul lavoro» subìto da chi «non dovrebbe commemorarsi» perché «non era manco magistrato quando è stato ammazzato Falcone. Aveva già un incarico politico». Ne è convinto Antonino Nicosia, componente del Comitato nazionale dei Radicali italiani, fermato dalla Dda di Palermo con l’accusa di essere organico a Cosa nostra.

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«Uomo d’onore»
I legami, in particolare, sono con il boss Matteo Messina Denaro, soprannominato «San Matteo». Secondo gli investigatori Nicosia è penetrato nella Camera dei deputati, grazie a una collaborazione con l’ignara onorevole Giuseppina Occhinero, del partito Liberi e Uguali ma poi entra in Italia Viva.

La mafia schermata dall’antimafia
Nicosia è l’esempio plastico del potere criminale di Cosa nostra, in grado di entrare in connessione con i più alti vertici della politica grazie a personaggi che riescono a «schermare» la mafia con l’antimafia. Con una passata condanna per traffico di droga assieme ad altri soggetti finiti nello stesso procedimento, Nicosia ha assunto una posizione intellettualmente dominante nel panorama italiano, tanto da essere tenuto in considerazione ai più alti livelli della politica italiana e di alcuni parlamentari.

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I messaggi dal carcere
Secondo le indagini del Gico della Guardia di finanze e dei carabinieri del Ros, la «poliedrica veste di pedagogista, professore universitario, attivista politico, collaboratore di un parlamentare, non solo gli ha garantito di poter schermare efficacemente la propria partecipazione a Cosa nostra ma, anzi, gli ha consentito di sfruttare tali relazioni addirittura direttamente a vantaggio dell'associazione». Gli inquirenti hanno scoperto che «si è adoperato al fine di favorire, con diverse modalità, più associati mafiosi, condannati in via definitiva, reclusi in diversi istituti penitenziari nonché al fine di veicolare messaggi fra loro e l’esterno».

Carta intestata della Camera
Per favorire la fuoriuscita di messaggi dal carcere, Nicosia avrebbe fornito a Santo Sacco (Pdl, ex consigliere provinciale ed ex consigliere comunale di Castelvetrano in carcere per presunti legami mafiosi) carta intestata della Camera dei deputati.

Abolire il 41 bis
Si legge negli atti: «Il Nicosia, inoltre, sfruttando il baluardo della militanza politica, ha portato avanti l’ambizioso progetto di alleggerire il regime detentivo speciale di cui all’art. 41 bis o.p., da sempre tema oggetto di accesi dibattiti sia all’interno dell’associazione mafiosa che nell’agenda politica nazionale».

Nicosia sfruttando il baluardo della militanza politica, ha portato avanti l’ambizioso progetto di alleggerire il regime detentivo del 41 bis, da sempre tema di accesi dibattiti sia all’interno dell’associazione mafiosa che nell’agenda politica nazionale

Soldi da Matteo Messina Denaro
I suoi rapporti con la mafia sarebbero tali da poter richiedere dei finanziamenti direttamente al boss Matteo Messina Denaro. Si legge negli atti: Nicosia «aveva inoltrato un messaggio vocale a un ignoto destinatario, in cui auspicava il finanziamento di un “progetto” per un milione di euro da parte di “Matteo”, da identificarsi (anche per le conversazioni registrate subito dopo, come si vedrà) certamente nel latitante Messina Denaro». Dice nell’audio: «Giratevela a Matteo così mi finanzia il progetto, manda un milione di euro. Ringrazia… minchia ringrazia, così… ci vuole il contributo, il contributo dalla famiglia… per quello che faccio…».

San Matteo
In un altro audio invocava l’intervento di San Matteo «noi preghiamo San Matteo...tutti i Matteo...tutti...tutti tutti...tutti...quelli buoni quelli cattivi...tutti i Matteo...San Matteo proteggici...proteggici San Matteo...mai contro a San Matteo...mai contro a San Matteo...Onorevole Occhionero...mai mai si deve dire che siamo stati contro San Matteo, non si può sapere mai...mai contro a San Matteo, per ora c’è San Matteo che comanda e noi siamo, preghiamo San Matteo...grazie San Matteo per quello che ci dai tutti i giorni...grazie...grazie...grazie».

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La paura di Grasso (ex procuratore nazionale antimafia)
Da altre conversazioni, invece, emerge il timore che aveva di Piero Grasso, senatore di LeU, ma con un importante trascorso nella magistratura (ex capo della procura di Palermo e della Direzione nazionale antimafia). «Quello rompe i coglioni», dice ad Accursio Dimino, anche lui fermato. In particolare, Nicosia teme che Grasso scopra i suoi legami con la mafia: «intanto per ora non mi ha bruciato… se s’informano bene e s’informano… mi brucia, certo che mi brucia».

Passare a Forza Italia
Per questo decide di cambiare sponsor politico. «Di ciò – riassumono gli investigatori - si aveva contezza innanzitutto da una conversazione fra lui e il sodale mafioso Accursio Dimino registrata il 28 febbraio 2019; il dialogo era immediatamente successivo a un incontro fra i due e l’agrigentina Vanessa Sgarito, candidata alle elezioni politiche del 2018 nelle liste di “Forza Italia” per i collegi di Agrigento e Caserta e poi non eletta». Dice Nicosia: «Questa è amica di Berlusconi, va a mangiare con Berlusconi… si, tutti i sabati, è amica della fidanzata di Berlusconi, molto amica Io glielo posso chiedere se eventualmente il gruppo parlamentare ti vuole… voglio fare cambio io, voglio cambiare deputata».

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