dismissioni istittuzionali

Il Brooklyn Museum vende «Pope» di Bacon per necessità di cassa

L’istituzione non ha specificato come saranno impiegate le risorse generate dalla vendita del dipinto, uno dei sei sopravvissuti della serie Tangeri Paintings. I dati economici del 2017 del museo mostrano un deficit operativo superiore a 10 milioni di dollari

di Maria Adelaide Marchesoni


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«Pope» di Francis Bacon

4' di lettura

Il Brooklyn Museum deve fare cassa e mette in vendita il dipinto «Pope», 1958 di Francis Bacon, una delle sei tele sopravvissute della serie «Tangeri Paintings» realizzate dall'artista irlandese nel corso della sua permanenza in Marocco. L'opera sarà offerta nell'asta serale di Sotheby's Contemporary Art Evening Auction il 14 novembre a New York con una stima compresa tra 6 e 8 milioni di dollari e il ricavato sarà destinato al sostegno della collezione dell’istituzione americana.

Un museo che vende un'opera di così alto profilo dovrebbe far riflettere. Va precisato che negli Usa le policy dei musei autorizzano la vendita delle opere in collezione e, di solito, le risorse che ne derivano sono utilizzate per acquistare un'opera dello stesso artista, ma di maggior valore storico e/o estetico o destinate alla cura della collezione. Negli ultimi due anni, il Baltimore Museum of Art e il San Francisco Museum of Modern Art hanno venduto opere di spicco per raccogliere fondi per diversificare le loro collezioni.
Il Brooklyn Museum, al momento, non ha delineato in modo dettagliato la destinazione del ricavato. In una dichiarazione alla stampa americana ha precisato che: “sebbene l'opera sia eccezionale, l'arte europea del dopoguerra non è al centro della nostra raccolta. Come parte del processo di revisione della collezione in corso, abbiamo scelto di vendere questa particolare opera e di utilizzare i proventi per concentrarci maggiormente sulle priorità della collezione istituzionale”. L'opera era stata acquistata dalla collezionista americana Olga H. Knoepke nel 1967 e donata al Brooklyn Museum nel 1981. Secondo il database online dell'istituzione americana, in collezione vi è un'altra opera di Bacon, una litografia del 1984, «Oedipus and the Sphinx», 1984 donata da The Beatrice and Samuel A. Seaver Foundation , 2004, che si basa sull'omonimo dipinto del 1983, conservato al Museu Coleção Berardo di Lisbona. Di solito i musei per rinnovare le collezioni vendono le opere minori dei grandi artisti, questo caso capovolge la consuetudine e allora la domanda sorge spontanea: si vende l’opera più importante per fare cassa? I conti potrebbero suggerirlo...

I conti del Brooklyn. Il Brooklyn Museum è una società no profit, guidata da un Trustee e diretto dal 2015 da Anne Pasternak. La sede del museo è in un edificio di proprietà della città di New York e T he People of the City of New York è il principale finanziatore del museo attraverso il Department of Cultural Affairs della città, unitamente alle diverse forme di raccolta fondi. La collezione permanente conta più di un milione di oggetti, dai capolavori dell'antico Egitto all'arte contemporanea, rappresentano quasi tutte le culture del mondo. Gli ultimi dati economici e patrimoniali del Brooklyn Museum disponibili sono del 2017, riportati dal data base di Charity Navigator (nel sito del museo non sono presenti i bilanci) la più importante istituzione che valuta le charity americane. La gestione 2017 presenta un deficit operativo superiore a 10 milioni di dollari determinato da oneri e costi operativi per 43,8 milioni di dollari a fronte di profitti operativi per 33 milioni di dollari. A loro volta generati per il 39,3% da contributi governativi e per la parte rimanente dalle risorse proprie. Il fondo di dotazione è di poco superiore ai 100 milioni di dollari.
Non sono indicati i dati aggiornati relativi all'audience che secondo dichiarazioni della direttrice si attesta in 650mila presenze annuali.

Bacon in asta. È la prima volta dal 2008 che uno dei «Tangeri Paintings» viene messo all'asta. Lo scorso maggio, da Sotheby's a New York un altro dei suoi dipinti raffigurante una figura papale, «Study for a Head» (1952), è stato venduto per 50,4 milioni di dollari, superando la stima di 30 milioni di dollari.
Prima dell'asta di Sotheby's in calendario a novembre, solo due dei sei dipinti di Tangeri sopravvissuti sono mai apparsi all'asta. Il più recente - un altro «Pope» - è stato venduto a Sotheby's Paris nel 2008, per 7,3 milioni di dollari (stima 3,2-4,7 milioni di dollari). L'intera serie dei «Tangeri Paintings» è inclusa nell'autorevole catalogo ragionato dell'opera di Francis Bacon, edito da Martin Harrison, pubblicato nel 2016. «Pope» sarà esposto nella galleria di Sotheby's a New York a partire dal 1° novembre.

Il dipinto. Francis Bacon ha realizzato la serie «Tangeri Paintings» durante le visite al suo amante Peter Lacy in Marocco negli anni '50, ma ne ha distrutto la maggior parte dopo la fine della loro relazione. Eseguito in un momento particolarmente turbolento ed emotivo della vita dell'artista, «Pope» offre uno sguardo raro sulla psicologia dell'artista e sulle influenze che si celano dietro le opere da lui create durante la passionale ma volatile storia d'amore. A metà degli anni Cinquanta, Lacy si trasferì a Tangeri, spingendo Bacon a fare frequenti e lunghi viaggi in Marocco. Il dipinto in vendita è uno dei sei sopravvissuti, gli altri cinque Bacon li donò all'amico Nicolas Brusilowski nel 1959, nella speranza di poter riutilizzare le tele. Brusilowski conservò le opere, che in seguito sono entrate in importanti collezioni private in tutto il mondo. La sesta opera risiede al Musées Royaux des Beaux-Arts di Bruxelles. Brusilowski vendette l'attuale dipinto al mercante svizzero Jan Krugier che successivamente fu acquistato dalla collezionista americano Olga H. Knoepke nel 1967 e nel 1981 l'ha donato Brooklyn Museum.

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