oltre il flop

Il BTp Italia? Ecco perché è diventato rischioso per i risparmiatori italiani

di Marco lo Conte


BTp Italia, partenza fredda: ecco che cosa frena gli investitori

4' di lettura

F.P. è il classico piccolo risparmiatore: tiene il suo denaro sul conto corrente ma in passato aveva sottoscritto un paio di volte il BTp Italia, titolo di stato quadriennale indicizzato all’inflazione italiana Foi. E quando ha scoperto che il Tesoro voleva emettere una 14esima emissione ha deciso di rifarsi avanti. Anche perché i rendimenti del suo conto corrente sono nulli e quelli del conto di deposito sono bassissimi. E quindi si è recato presso l’agenzia, non prima di aver discusso (animatamente) a lungo con il cognato molto scettico sull’affidabilità in calo del nostro paese e contrario a sottoscrivere in questa fase titoli di Stato italiani.

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Una volta davanti al gestore della banca, F.P si è sentito dire che per il suo profilo questa emissione del BTp Italia presenta un livello di rischio eccessivo. Lui che si sentiva un BoT people, alla richiesta di sottoscrivere il nuovo titolo si è sentito dire: attenzione, rischieresti troppo. Al warning ha fatto seguito la proposta, da parte del bancario, di sottoscrivere una manleva con cui dichiara di scaricare dalla banca la responsabilità del rischio connesso all’investimento.

Rischi in movimento
Non è certo il solo il risparmiatore del caso in questione. Una fetta rilevante di coloro i quali avevano sottoscritto le precedenti emissioni hanno ragionato come il cognato e hanno detto: non mi fido. Altri hanno mantenuto inalterato il proprio profilo di rischio: ma è variato quello del prodotto finanziario in questione, ossia il titolo di Stato italiano. Rendendolo troppo rischioso per chi cerca un’alterativa prudente al tasso offerto dai conti di deposito.

L’anno nero dei BTp
Ma cosa è accaduto negli ultimi mesi? I titoli di Stato italiani sono diventati merce sempre meno pregiata, con i prezzi in deciso calo e il rendimento in forte rialzo, parallelamente alla redazione del contratto di governo e ora alla bocciatura della manovra da parte dell’Ue, della maggioranza giallo-verde. Risultato: il rendimento del BTp decennale collocato a febbraio alla cedola del 2% è schizzato fino al 3,5%, il che significa un crollo del prezzo vicino al 12%. Ovviamente ha pesato anche il downgrading della Repubblica italiana da pare di Moody’s, sino ai limiti delle obbligazioni spazzatura, e l’abbassamento dell’outlook da parte di Standard and Poor’s, lo scorso ottobre. Parallelamente gli investitori istituzionali - fondi pensione, assicurazioni, gestori di fondi comuni - hanno iniziato a stare alla finestra: alcuni vendono BTp, altri non muovono il portafoglio, nessuno se la sente di aumentare le proprie posizioni.

La corretta proposta
Ma cosa si intende per profilo di rischio e come si determina l’incontro tra quello del risparmiatore/investitore e quello degli strumenti a disposizione? La Mifid II è la direttiva europea che tra le altre cose impone agli intermediari finanziari a verificare in modo molto attento la coerenza tra la tolleranza al rischio dei sottoscrittori di titoli e il rischio connesso di questi ultimi. Per farlo, ogni sportellista bancario o consulente finanziario deve sottoporre il cliente a una intervista studiata per identificarne il profilo di rischio (una ventina di domande). D’altro canto, i predetti intermediari devono valutare la rischiosità degli strumenti finanziari, utilizzando parametri il più possibile oggettivi. Tra questi la sua volatilità o il value at risk, ossia la perdita potenziale, all’interno di un intervallo di confidenza del 95 o del 99%, in un intervallo temporale. Alcune reti di consulenza suddividono la clientela in base alla tollerabilità del var: prudente fino al 2%, moderato fino al 5%, equilibrato fino al 9%, dinamico fino al 15% di var, mentre il profilo più aggressivo indica una tollerabilità fino al 27%.

Inevitabile che i titoli di Stato italiani, compreso il BTp indicizzato all’inflazione, sia uscito dai radar dei prodotti più prudenti: nelle sale operative degli intermediari finanziari il BTp Italia riporta un value at risk pari al 6,26%. Chi vuole sottoscrivere la 14esima emissione di BTp deve cioé essere in grado di gestire una volatilità delle azioni dedicando loro una quota pari al 25/30% circa del proprio portafoglio: non certo il profilo di un BoT people che si è sempre tenuto lontano dai rischi.

Dal warning alla manleva
Ovviamente, come accennato, la Mifid II impone agli intermediari un’estrema cautela nelle proposte finanziarie, ma non ne impedisce sempre la sottoscrizione: un primo step è rappresentato dal warning, come nel caso di F.P., ossia niente di più di un allarme di rischiosità. Un secondo impone all’aspirante sottoscrittore di sottoscrivere una dichiarazione in cui si assume la responsabilità della sottoscrizione, alleggerendone l’intermediario. Pratica che rende complessa l’operatività delle piattaforme online.

Attenzione: i titoli di Stato italiani non sono diventati una bomba ad orologeria. L’analisi del rischio appena tratteggiata considera l’acquisto di questo singolo titolo, senza considerare la complessità della strategia di portafoglio del risparmiatore/investitore. Perchè il tema non è il singolo titolo ma l’orizzonte che ci si dà e la diversificazione di portafoglio.

Il parere dei consulenti
«Io dico sempre ai miei clienti: guardate quanto siete esposti al rischio Italia - fa sapere Fulvio Marchese, consulente finanziario -. Il nostro paese pesa sui listini azionari internazionali per il 2%: se avete il 4% del vostro portafogli in titoli italiani, allora state sovrappesando l’Italia per effetto dell'home bias. Attenzione. Anche perché i Cds stanno prezzando Italexit con percentuali non trascurabili».

I risparmiatori italiani, quindi, sono troppo prudenti per il BTp? «Al momento pesa una questione umorale - dice Corrado Latini, “Wealth Manager” in Azimut -: la contesa tra Roma e Bruxelles sta provocando un effetto mediatico molto importante che influenza le valutazioni. Nella percezione psicologica del cliente il “rischio Italia” infatti è oggi valutato più importante delle opportunità offerte dall'attuale livello dei tassi di interesse ed in certi casi questo atteggiamento può anche far perdere delle opportunità.

In tale contesto per i risparmiatori il tema Mifid II e la ricerca di correlazione tra rischio e rendimento passa in secondo piano. Il punto è che - in ottica di volatilità e tempi di investimento richiesti - tale strumento non è certo più da cassettista o da BoT people. Tuttavia, in termini di asset allocation sottoscrivere questi titoli può aver senso se correttamente presentati al risparmiatore coerentemente con il suo profilo di rischio e, soprattutto, all'interno di un’ampia diversificazione di titoli tipicamente creata da opportuni strumenti di risparmio gestito».

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