moda nuziale

Il business delle nozze vola online, l’Italia sposa l’altagamma

di Marta Casadei


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Sarah Jessica Parker nei panni di Carrie Bradshaw nel film

3' di lettura

Viene spesso definito «il giorno più bello» e oggi lo deve essere non solo per gli sposi, ma anche per invitati e invitate che, oltre a presenziare, sono chiamati a postare video e immagini sui social. Facendo crescere l’appeal dell’evento. L’instagrammabilità è una delle caratteristiche dei matrimoni contemporanei che, se da un lato sono sempre meno - nel 2016, ultima rilevazione Istat disponibile, in Italia sono stati 203.258, in calo rispetto ai 245.992 di dieci anni prima -, sono sempre più ad effetto. Con location ricercate, cambi d’abito e molto divertimento.

Acquisti online e sharing
“Colpa” dei Millennials: quelli che si sposano (in Italia pochissimi: sempre secondo l’Istat l’81% degli uomini e il 65% delle donne tra i 25 e i 34 anni sono single) sono spesso abituati a condividere i dettagli della propria vita online e, nel giorno delle nozze, puntano a una condivisione addirittura amplificata. Un esempio su tutti:Chiara Ferragni e Fedez, il cui matrimonio, celebrato a Noto il 1° settembre 2018, ha puntato su un «effetto wow» prolungato, dalla rehearsal dinner (la cosiddetta cena della prova, una consuetudine americana) al luna park dove si sono intrattenuti gli ospiti dopo le nozze.

Il segmento dell’industria della moda che ruota attorno al giorno del fatidico sì (abiti, accessori, calzature) non può che adeguarsi a questi nuovi trend. Il report “Spose Millennials e Generazione Z: il settore della moda nuziale nel 2020”, realizzato su commissione della Valmont Barcelona Bridal Week (Vbbw), una delle manifestazioni più importanti del settore, tenutasi dal 23 al 28 aprile scorso, pone l’accento sugli acquisti online, sulla personalizzazione del prodotto (che, appunto, deve essere unico e riconoscibile), ma anche sulla componente esperienziale del matrimonio che sta assumendo un’importanza sempre maggiore nelle scelte dei futuri sposi (48%), arrivando a un “peso” simile a quella dei prodotti (52%) .

A testimoniare l’importanza sempre crescente degli acquisti online sono i numeri che arrivano dagli Usa, per tradizione un mercato all’avanguardia sul fronte dell’e-commerce: l’ultima edizione del “Wedding Industry Report Usa”, che nel 2018 “fotografa” 2.201.772 matrimoni con un costo medio di 24.723 dollari (che per i Millennials supera i 27mila), evidenzia come 1/6 delle spese siano state effettuate online: su un totale di 54,4 miliardi di dollari spesi per il giorno del sì, gli acquisti online (via computer o smartphone) hanno raggiunto gli 8,2 miliardi di dollari. I vestiti da sposa, un mercato da 2,5 miliardi di dollari, nel 14% dei casi sono stati comprati sul web.

Il mercato mondiale
Gli Stati Uniti non sono solo un importante mercato della moda nuziale, ma sono anche il terzo produttore mondiale, con 2,2 milioni di capi realizzati ogni anno. Davanti agli Usa ci sono solo Vietnam, al secondo posto con 2,5 milioni di capi, e la Cina, primo produttore mondiale con 12,2 milioni di unità, secondo quanto rivelato dal report di Vbbw già citato. In Europa, nel 2018, sono stati prodotti 1,8 milioni di capi: la Spagna assorbe il 49% della produzione europea e nel 2018 ha toccato gli 860 milioni di euro di ricavi, che salgono a 1,3 miliardi di euro se si considerano anche scarpe, borse e accessori.

Il valore della produzione made in Italy - spesso in mostra nelle numerose fiere nazionali, tra cui Sì Sposaitalia, che si tiene a Milano - si aggirerebbe attorno ai 600 milioni di euro. Se questa è solo una stima, di certo c’è il numero delle aziende: secondo una rilevazione della Camera di commercio di Milano, Monza e Lodi su dati di Registro imprese, al 31 dicembre 2017 erano attive a livello nazionale 22.536 aziende operanti nel confezionamento di abbigliamento esterno (legato al matrimonio), in aumento del 2,1% rispetto all’anno precedente. In crescita anche le realtà che vendono abiti da sposa e sposo:  nel 2017 erano 30.564, il 4,3% in più del 2016. A fare la differenza, come accade quando si mette a confronto l’Italia con altri produttori di moda, è la qualità dei prodotti: nel nostro Paese, secondo il report, è più alta. Per questo le imprese made in Italy possono puntare ai mercati dal potenziale elevato che sono affezionati a uno stile occidentale e a un prodotto di altagamma, come i Paesi del Golfo oppure il Brasile.

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