VIAGGI D’AFFARI

Il business travel? Ripartirà dall'estate. Il 55% delle aziende europee ha già pianificato le trasferte

Nei viaggi d’affari prevale la prudenza fino alla primavera: solo il 24% delle organizzazioni è intenzionato ad autorizzare le trasferte fra uno e tre mesi

di Gianni Rusconi

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Aeroporto di Bagkok (EPA/DIEGO AZUBEL)

4' di lettura

Difficile dire con precisione quando riprenderanno i meeting e gli eventi aziendali in presenza, così come li abbiamo intesi fino al febbraio scorso. La sensazione è che i primi, anche in futuro, continueranno in buona parte a vivere in modalità virtuale mentre per i secondi tutto dipenderà dall'evoluzione della curva pandemica e dalle conseguenti misure restrittive che prenderanno i singoli Stati. Per gli operatori del travel, questo è certo, l'impatto economico del Covid-19 sui viaggi d'affari è stato (e sarà) enorme e ci sono diversi studi a dimostrarlo.

Nel 2020 i business trip internazionali in picchiata dell'80%

Una recente indagine condotta dalla Global Business Travel Association (GBTA) su oltre 16mila professionisti, per esempio, ha evidenziato il drastico calo delle trasferte avvenuto nel 2020, provando a fare luce sul possibile scenario dei prossimi dodici mesi. Il bilancio dell'anno appena concluso parla chiaramente: il 71% delle aziende su scala mondiale ha cancellato o sospeso tutti o la maggior parte dei business trip all'interno della propria nazione (la percentuale per le imprese europee scende intorno al 60%) e l'80% ha fermato i viaggi di lavoro a livello internazionale. Guardando al 2021, solo il 24% delle organizzazioni è intenzionato a riprendere i viaggi aziendali in ambito domestico fra uno e tre mesi e solo il 6% ha in serbo di farlo oltre i confini nazionali. Per contro c'è una buona notizia, ed è l'emergere di un moderato ottimismo sulla ripresa degli incontri di persona a partire dalla seconda metà del nuovo anno.

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Aziende ancora prudenti

Coerentemente con le impressioni di molti operatori dell'industria turistica, anche i travel manager oggetto di indagine hanno eletto l'arrivo dei vaccini a principale soluzione allo stato di crisi, per quanto la reale disponibilità dell'antidoto non venga considerata come un fatto certo e controllabile. Resta il fatto che tre intervistati su quattro si aspettano la ripresa di riunioni ed eventi in presenza a partire dal secondo/terzo trimestre e poco meno del 90% del campione si dice disposto a partecipare fisicamente a meeting (anche con partecipanti al di fuori della propria azienda) dall'inizio dell'estate in avanti. Tre rispondenti su cinque (il 59% per la precisione) sono convinti che la somministrazione del vaccino sia un fattore “significativo” nella decisione della loro azienda di riprendere i viaggi d'affari mentre uno su quattro (il 23%) lo ritiene un fattore “moderatamente” condizionante. Più di uno su dieci (il 14%) è invece pessimista e si dice dubbioso circa l'impatto positivo del vaccino sulla ripresa del business travel. Il pallino, come si evince dallo studio della GBTA, è sostanzialmente in mano alle aziende, che si dimostrano abbastanza prudenti: una su cinque autorizzerà infatti il proprio personale a viaggiare per lavoro solo quando sia l'addetto incaricato che una parte significativa della popolazione saranno stati vaccinati mentre una su dieci farà scattare il semaforo verde solo dopo l'avvenuta vaccinazione del dipendente.

I piani per il 2021: l'Europa supera gli Usa

In una situazione sostanzialmente di attesa, c'è comunque chi si è portato avanti nel pianificare le trasferte per presenziare a riunioni ed eventi nel 2021. Due professionisti su cinque (il 39%) confermano in proposito come la loro azienda si sia già mossa in questa direzione mentre la metà delle imprese è al momento ferma e una su dieci (11%) non è ancora certa dei propri piani di viaggio. Sorprende, per certi versi, come in Europa la percentuale di società che ha già definito un planning di trasferte aziendali arrivi al 55% mentre in Nord America la percentuale si fermi al 36%. Anche nel più ottimistico degli scenari, è comunque certo che nel 2021 la spesa per i viaggi d'affari sarà inferiore a quella registrata nel 2019, sebbene siano dati in forte ripresa i budget per i meeting della forza vendita e per i viaggi utili a visitare i clienti già in portafoglio e quelli potenziali.

I viaggi (premio) aziendali una possibilità in più per la ripartenza

Il 2021 non sarà molto diverso dal 2020, con la prevalenza di un turismo “leisure” molto domestico per lo meno fino alla fine del terzo trimestre, in attesa degli effetti che i vaccini avranno sulle prenotazioni dei viaggi internazionali, e una ripresa per il settore MICE (Meetings, Incentives, Conventions e Events) e del business travel che avrà invece un orizzonte più distante, anche se con effetti a medio termine forse più importanti rispetto ai viaggi di piacere. La percezione di Diego Furlani, Coo & Co-Founder di Salabam, scale up che offre soluzioni di viaggio per le aziende (sottoforma di cofanetti regalo, promozioni e concorsi, piani di incentivo e programmi welfare) riflette sostanzialmente le proiezioni dell'indagine GBTA e lascia ancora diversi margini di incertezza sull'effettiva ripartenza. “Dopo un anno in cui a soffrire di più sono stati gli operatori specializzati sulle destinazioni a medio/lungo raggio e tutto il mondo dei viaggi di lavoro e legato agli eventi – spiega al Sole24ore.com - le prenotazioni dovrebbero riprendere con un discreto ritmo a partire da metà/fine marzo, con vista sulla Pasqua e i ponti di primavera”. La sensazione, comune a molti esperti, è che nei prossimi dodici mesi si viaggerà ancora in modo limitato e soprattutto a corto raggio, anche in relazione alla difficoltà di organizzare trasferte “last minute” verso mete lontane. La prossima estate del travel, come osserva Furlani, rischia insomma di essere ancora molto italiana o al massimo mediterranea. Anche per chi viaggia per lavoro.

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